Pierre-Laurent Boucharlat tra Francia e Russia

Scritto da , 17 Maggio 2019
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Secondo appuntamento per  la XII edizione del Festival Piano Solo, oggi, alle ore 19, a Palazzo di Città che ospiterà Pierre-Laurent Boucharlat

Di OLGA CHIEFFI

Dopo il concerto inaugurale nel segno della letteratura musicale spagnola offerto da Rafael Salinas, secondo appuntamento questa sera, ore 19, nel Salone dei Marmi di Palazzo di Città per la XII edizione del Festival Internazionale Piano Solo, firmato da Paolo Francese e Sara Cianciullo, sostenuto dall’amministrazione comunale, nella persona di Ermanno Guerra. A salire in cattedra in rappresentanza del magistero francese, sarà il pianista Pierre-Laurent Boucharlat. Saint-Saens, Faurè e Debussy nella prima parte della serata, un saggio degli umori dell’ambiente musicale francese in cui Claude Debussy operò. Ascolteremo la “Danse macabre” di Camille Saint-Saëns col suo scenario sarcastico, danzante, effervescente, pieno di cromatismi e pizzicati che sembrano una danza di scheletri fu ispirato dal poema eponimo di Jean Lahor, pseudonimo di Henri Cazalis, che portò il compositore su una scena di sabba notturno. Liszt, probabilmente affascinato da quel pezzo che si apre con i dodici rintocchi della mezzanotte (12 re), mentre la morte appare e chiama gli scheletri a danzare, ne realizzò la trascrizione pianistica poco dopo. Una colonna sonora perfetta per un Dracula con Béla Lugosi, o un libro di Neil Gaiman che si intitoli Il figlio del cimitero, o un cartone animato di Walt Disney dedicato a Hänsel e Gretel, cosa che di fatto si è realizzata, portando la fama di questo suggestivo pezzo attraverso il tempo. Di Gabrielle Fauré, il pianista eseguirà la Barcarolle n°4 op.44, in cui si opta per una sorta di ritorno al Classicismo, che purtuttavia gli permette una rilettura personale di forme, appunto classiche, per quindi omaggiare Claude Debussy con il Docteur Gradus ad Parnassum, che apre i Children’s Corner, uno studio monotematico e tripartito. L’intenzione satirica, evidente nel titolo, è nella musica molto tenue e non tocca mai il limite della caricatura. Nessun riferimento diretto al Gradus ad Parnassum di Muzio Clementi, ma, semmai, al primo Studio dell’op. 45 di Heller, molto conosciuto all’inizio del secolo. Quindi si passerà a Ballade slave una pagina romantica e trasognata. La prima parte della serata sarà chiusa da una Toccata di Pierre Sancan, che ha cercato di conciliare le tecniche performative contemporanee con il linguaggio armonico di Debussy, un compositore di cui Sancan era un esperto interprete. La seconda parte del programma, verrà interamente dedicata all’esecuzione dei Quadri di una esposizione di Modest Musorgsky, pagina pianistica che possiede in nuce una grande quantità di colori, ispiranti una notevole varietà di timbri, atti a far lievitare forme orchestrali, realizzate, poi, da Ravel. Il compositore russo scrisse il suo capolavoro nel 1874, ispirandosi ai quadri ed acquerelli del pittore ed architetto Victor Alexandrovich Hartmann, cui era legato da profonda amicizia. L’opera è composta da sedici brani, dieci ispirati ai quadri e cinque Promenades, La prima Promenade ci porta davanti al ritratto inquietante e demoniaco dello Gnomus (in origine uno schiaccianoci), un piccolo gnomo deforme immaginato in una danza grottesca tra urla e balzi tra le ombre. La seconda Promenade, dai toni più dolci rispetto alla prima ci guida fino alle porte de Il vecchio castello; un’immagine che descrive una torre medievale, probabilmente dipinta da Hartmann durante un viaggio in Italia, ai cui piedi un menestrello canta una serenata. Il primo tema è un cantabile nostalgico, il secondo è elegiaco, mentre il terzo, dal ritmo lentissimo, a poco a poco, svanisce. La terza Promenade è eclatante e ci introduce alle Tuileries. Questo movimento dal tono giocoso e spiritoso descrive dei bambini che giocano nei Giardini delle Tuileries di Parigi. Si passa, senza “passeggiata”, a Bydlo. Una musica grave e ritmata descrive con un crescendo iniziale, un lento degradare ed un pianissimo finale, l’incedere pesante di un carro trainato da buoi (bydlo in polacco) lungo il suo inesorabile cammino. Una quarta Promenade, leggera, quasi in punta di piedi, ci porta al Balletto dei pulcini nei loro gusci. Un brano pieno di humor dove lo scorrere delle note richiama i pigolii ed il tipico zampettare dei pulcini. Di nuovo senza “passeggiata”, il brano Samuel Goldenberg & Schmuyle. Musorgskij unisce due quadri con un unico brano che descrive la conversazione tra i due personaggi ebrei polacchi. La quinta Promenade, praticamente identica alla prima, arriva Al mercato di Limoges, grande scena di animazione popolare, festosa di colori per la quale Musorgskij immagina i dialoghi buffi tra i popolani. Ad un tratto la musica piomba bruscamente negli abissi delle Catacombae con un brano lentissimo dai forti contrasti dinamici quasi a voler simulare il suono di un organo. Cum mortuis in lingua mortua rappresenta la “passeggiata” del compositore tra le Catacombe. E’ una variazione sul tema della Promenade. L’ispirazione, in questo caso, non viene da un quadro, ma è un momento dedicato al ricordo ed ai pensieri di Musorgskij sulla morte dell’amico Hartmann. Da una antica fiaba russa irrompe La capanna sulle zampe di gallina, la casa della strega Baba Yaga. La musica incalzante, cupa e minacciosa raffigura la strega che volteggia in aria con la sua scopa per riapparire e lasciare il passo al brano finale, La grande porta di Kiev, ispirato ad un progetto dello stesso Hartmann che non vide mai la luce. E’ costituito dallo tema delle Promenade, in forma epica e grandiosa a descrive la magnificenza dell’edificio, alternato ad un corale di tipo religioso, fino alla spettacolare conclusione.

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