Per l’omicidio di Ciro D’Onofrio Inflitti 30 anni a Eugenio Siniscalichi

Scritto da , 24 Maggio 2020
image_pdfimage_print

di Pina Ferro

Era la sera del 30 luglio 2017 quando il 36enne salernitano Ciro D’Onofrio fu trucidato a Pastena con tre colpi di pistola. Per quell’omicidio, ieri, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Salerno, Alfonso Scermino, ha inflitto la pena di 30 anni al 28enne di San Mango Piemonte, Eugenio Siniscalchi. Il pubblico ministero Katia Cardillo, al termine della requisitoria, a carica dell’imputato aveva chiesto la condanna all’ergastolo. Eugenio Siniscalchi, difeso dagli avvocati Silverio Sica e Rosario Fiore, ha scelto di essere processato con il rito dell’abbreviato che gli ha consentito di beneficiare dello sconto di pena di un terzo. In aula erano presenti, in rappresentanza delle parti civili gli avvocati Anna Sassano, Stefania Villani e Domenico Fatano. Siniscalchi si è sempre dichiarato non colpevole. Anche ieri avrebbe ammesso di essere sul luogo dell’omicidio ma di non essere lui l’autore dell’omicidio. L’avvocato Silverio Sica dopo la lettura del verdetto ha dichiarato che proporrà in tempi brevi appello “per vedere ristabilita la verità del caso”. Era il 30 luglio del 2019, circa 2 anni dopo l’omicidio, quando ad Eugenio Siniscalchi fu notificata l’ordinanza di custodia cautelare in quanto ritenuto l’autore del delitto avvenuto a Pastena. L’ordinanza gli fu notificata in carcere dove era recluso per altri fatti. A suo carico vi era l’accusa di omicidio volontario aggravato da premeditazione in concorso (anche il fratello minore di Siniscalchi sarebbe coinvolto nel fatto di sangue e per il quale procede il tribunale per i minori), detenzione e porto illegale di una pistola calibro 9. Ad uccidere Ciro D’Onofrio fu il proiettile che si conficcò tra polmoni e cuore determinando delle lesioni molto gravi, un secondo proiettile attraversò la scapola e il terzo la coscia Eugenio Siniscalchi e il fratello minore, sottolinearono gli investigatori all’epoca dell’arresto di Siniscalchi, giunsero sulla scena del crimine a bordo di un ciclomotore di grosse dimensioni e armati di pistola. Dopo aver sparato contro D’Onofrio esplosero i colpi di arma da fuoco e poi si diedero alla fuga. L’omicidio, secondo la Procura , viene commesso in quel luogo, perchè è un posto estremamente familiare a Siniscalchi e nel quale avrebbe goduto e potuto giovarsi di una serie di “tutele”, di garanzie, dell’omertà delle persone che lo frequentavano, qualora fosse stato individuato. Le indagini, sull’esecuzione di Ciro D’Onofrio, furono affidate alla Squadra mobile di Salerno. Grazie ad intercettazione acquisite da altre inchieste dei carabinieri, è stato possibile accertare accertare come il 28enne, all’ora del delitto, si trovasse proprio in via John Fitzgerald Kennedy, zona Est di Salerno. Attraverso un’accurata analisi della scena del crimine, rilievi tecnici, sequestri dei mezzi e comparazione di reperti, acquisizione di immagini delle telecamere di videosorveglianza, analisi dei tabulati telefonici e intercettazioni e dalle dichiarazioni di persone informate dei fatti, fu possibile per gli inquirenti ricostruire quanto avvenuto quella sera. La vittima fu “convocata” sul luogo del delitto, tre minuti prima dell’esecuzione dello stesso. L’ultimo contatto telefonico che D’Onofrio ha prima di essere ucciso è con una utenza che risulta nella disponibilità di Eugenio Siniscalchi: era il telefono che utilizzava per lo spaccio di stupefacenti. Quel telefono, poi, verrà buttato. Furono le indagini sull’omicidio D’Onofrio, a portare alla luce la fiorente attività di spaccio ed i metodi intimidatori posti in atto dalla famiglia Siniscalchi. A seguito della morte di D’Onofrio furono poste in essere una serie di attività nei confronti di alcuni soggetti sospettati di essere i killer di Pastena. Si trattava di soggetti collegati a D’Onofrio che era sia assuntore che spacciatore di droga. E, proprio per tale motivo le indagini si sono mosse nell’ambito della contrapposizione violenta tra soggetti coinvolti nell’attività di spaccio al fine di conquistare la gestione delle varie piazze di spaccio presenti a Salerno. Tra le persone maggiormente sospettate del delitto vi è stato, fin da subito, Eugenio Siniscalchi. Per tale motivo le investigazioni sono state concentrate su di lui e su una serie di soggetti a lui collegati. Le indagini, hanno portato alla luce il traffico di droga posto in essere e le attività di illecita detenzione e porto di armi da parte di G.S. all’epoca dei fatti minore.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->