Peppe Natella e il gioco del satiro

Scritto da , 20 marzo 2018

Ieri mattina è stata scoperta la targa in memoria del catalizzatore degli eventi culturali del centro storico di Salerno, scomparso due anni or sono

Di Olga Chieffi

“Con amor visionario ed arte popolare fece scoccare la scintilla del Teatro Sotto le Stelle contribuendo alla rinascita del Centro Storico”. E’ questa la targa scoperta ieri mattina in Largo dei Barbuti, in ricordo di Peppe Natella, nel giorno del suo onomastico, una investitura quale papa e papà della rinascita culturale e fisica del centro storico, conquistata in ben trent’anni di teatro dei Barbuti, una rassegna dove sono passati tanti bei nomi del teatro nazionale, quanto giovani che si avvicinavano a quest’arte e che poi hanno messo le ali. Ma Peppe non è stato solo teatro, ma, ceramica, scenografia, poesia, musica. Il suo nome è legato a filo doppio con il Presepe Dipinto di Mario Carotenuto, un presepe che accompagna la città da oltre 25 anni, nato da quella mancanza di gioia che fu il terraemotus dell’80, in cui ha racchiuso tutta la storia, il sentire di una Salerno continuamente rinnovatesi. Conservatore e divulgatore delle nostre tradizioni, che sono la nostra memoria e la nostra storia, ed ecco che Peppe Natella inventa il Crocifisso Ritrovato, attraverso cui il centro storico di Salerno ritorna indietro nei secoli per animare la brillante primavera del nostro Sud, immergendola in un’atmosfera di antiche locande e botteghe artigiane, tra mangiafuoco, trampolieri e decine di artisti di strada che sfilano in costume tra via Masuccio Salernitano, largo San Petrillo, piazza Abate Conforti, largo Cassavecchia, piazza Tempio di Pomona, piazza Alfano I, largo Barbuti e largo Campo, con cortei storici che attraversano le vie del centro guidati dai trombonieri, manifestazioni in costumi medioevali, rievocazioni storiche, botteghe artigianali e performance di artisti di strada, affidati a gruppi provenienti da tutta Italia, degustazioni di prodotti tipici dell’enogastronomia del territorio, reinterpretati secondo le ricette dell’epoca di Manfredi, che nel 1259 istituzionalizzò la Fiera salernitana, spettacoli teatrali e musicali, relativi allei personaggi e alle leggende di quel tempo. Il cuore di Peppe era stato rapito anche da un altro luogo affascinante, la Chiesa di Santa Apollonia, che la curia gli aveva affidato per animarla. Nasce così un laboratorio aperto, un luogo di incontro e di confronto, uno spazio dove il tempo interiore si fa presente di azioni e di riflessioni. L’antica chiesa si ripropone come fucina di idee, esperienze ed iniziative, cenacolo multiculturale e multidisciplinare in una società confusa nel labirinto di incertezze e crisi, per un rinnovato ruolo della cultura che riconosca nella bellezza il valore primario da cui ripartire. Così ieri, il satiro effigiato in ceramica da Nello Ferrigno ha preso il suo posto a Largo Barbuti, simbolo della potenza creatrice del dissonante, della mescolanza, con la sua volontà affermativa che rende visibile e trasfigura l’assurdo e il non conoscibile dell’esistenza e del mondo, un gioco della visione, nel suo caleidoscopico rispecchiare il vero che è l’incantesimo e il presupposto di ogni arte. Alla presenza del vicesindaco di Salerno Eva Avossa e dell’assessore al Commercio Dario Loffredo, raggiunti anche dal neo-deputato Piero De Luca, nonché dell’intera famiglia Natella, il parroco del Duomo Don Michele Pecoraro, artista anch’egli, ha benedetto la stele schizzando un breve ritratto di Peppe, uomo dalla immensa bontà pari alla sua vulcanica ecletticità. Tanta gente d’arte e di teatro, di spettacolo dagli amici di sempre, Gaetano Stella, Claudio Tortora, Pina Testa ai dirigenti dell’Archivio Storico del Comune nino D’Angelo, Lucia Napoli, agli amici ceramisti, artisti e tanti a formare quel “coro” che diviene la condizione di possibilità del teatro stesso, purchè sia consapevole e accetti di stare al gioco dell’ironico satiro.

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