Paola, Fabio e Peppe: a Roma per Marta e Giovanni

Scritto da , 24 Luglio 2013
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Megafono, la maglietta con il volto sorridente di Marta. Come una leonessa che tenta in tutti i modi di proteggere il suo cucciolo, ieri, Paola Sivoccia, insieme a suo marito Fabio Cupo, e a Giuseppe Procentese, era di nuovo a Roma. Era nella capitale per ribadire a gran voce che sua figlia, e tanti altri bambini e adulti, hanno il diritto di accedere alla cure con il metodo Stamina. «Non voglio più – spiega Paola – che ci siano nomi di morti all’interno delle liste d’attesa per l’accesso alle cure con Stamina. Per questo, tra i quattro punti per cui siamo nuovamente andati a Roma per manifestare, c’è anche la richiesta dell’estensione delle cure anche ad altri ospedali oltre ai Civili di Brescia, dove le liste d’attesa sono al collasso. Chiediamo, quindi, che per snellire questi elenchi sia consentito anche ad altri ospedali di usare Stamina per curare i nostri cari. Protesto non solo per mia figlia, ma per tutti quelli che hanno bisogno di questo metodo». Purtroppo, così come accaduto lo scorso 10 luglio, da Montecitorio è giunto solo un assordante silenzio. Nessuno è sceso dalle governanti stanze per parlare con i manifestanti, con coloro che chiedono solo che venga messo in pratica un diritto costituzionale. «Nessuno – continua Paola Sivoccia – nonostante le 10 ore trascorse sotto un sole cocente, si è degnato di venire a darci qualche risposta. Ma noi non molliamo». Eppure sono semplici le cose che i genitori di Marta, quelli di Giovanni, e tantissime altre persone, disabili e non chiedono. Oltre al coinvolgimento di altri ospedali, anche una organizzazione di ricerca a contratto a carattere internazionale che segua superpartes le fasi della sperimentazione; l’inserimento in commissione di un membro indicato da Stamina e, infine, l’istituzione di un osservatorio delle famiglie formato dalle associazioni, a garanzia della regolarità della sperimentazione.

Marta Naddei

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