Palla a Gustavo e… ci abbracciamo

Scritto da , 4 marzo 2014
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di Marco De Martino

SALERNO. Nella National Basketball Association, abbreviando semplicemente Nba, il “sesto uomo” è colui che, entrando dalla panchina, decide il match. Se fosse stato un cestista Gustavo Vagenin sarebbe stato candidato al premio come miglior sesto uomo, visto l’impatto che il sudamericano ha sulle partite quando viene mandato in campo. Solo con il Barletta ha segnato giocato da titolare. Poi sempre da subentrato. Con il Gubbio entra al 75’ e segna cinque minuti dopo. Con l’Ascoli entra al 62’ e segna al 79’. Con il Viareggio entra al 61’ e segna al 70’. E, dulcis in fundo, con il Benevento entra al 64’ e segna al 94’. Giocasse nella Roma, i tifosi canterebbero “Palla a Gustavo e ci abbracciamo”. Gol pesantissimi, quasi tutti decisivi (solo con Barletta e Viareggio non lo sono stati) che hanno portato in dote alla Salernitana nove punti. Una carriera tutta in crescendo per Gustavo, che è partito dalla serie D col Salerno Calcio da riserva fissa (16 presenze e 4 gol per lui), ha proseguito in C2 con la Salernitana (28 presenze e 6 gol), e si sta consacrando quest’anno in Prima Divisione in cui con Sanderra e Gregucci ha sempre giocato. Il rapporto con Perrone invece è sempre stato conflittuale. Celebre la frase del tecnico romano “Gustavo è simpatico a tutti, con quella faccettina un po’ così…”. Il brasiliano sta dimostrando sul campo che oltre alla “faccettina” possiede doti da campione.

La storia. Dopo una vita passata a giocare in spiaggia a San Paolo, durante un torneo giovanile under 19 disputato con la sua squadra, il Pao de Acucar nel 2009 a lui si era interessato il Psv Eindhoven, una delle società più blasonate d’Olanda che lanciò nel calcio che conta alcuni suoi connazionali illustri, come Romario e Ronaldo. Il club di proprietà della Philips decise di lasciare Gustavo nel proprio Paese, continuando a monitorarlo da lontano. A portarlo alla corte di Perrone, nell’estate del 2011, è stato colui che segnalò a Nicola Salerno due elementi del calibro di Jefferson e Fabinho. Gaetano Montalbano, giovane agente Fifa, salernitano doc, la prima volta che visionò Gustavo ne rimase strabiliato: «Mi fu segnalato dalla nostra rete di osservatori –afferma il procuratore- andai a vederlo giocare durante il Paulistao che stava disputando con la sua squadra, il Pao de Acucar. Subito m’impressionò la sua velocità ma soprattutto la sua semplicità nel compiere le giocate anche in condizioni difficili». Sulle tracce di Gustavo si erano messe formazioni della massima serie rumena ed ungherese, tanto che Montalbano stava per chiudere l’ingaggio con una di esse. Poi a Salerno il fallimento della Salernitana e la nascita del Salerno Calcio consentirono al procuratore di proporlo a Lotito e Mezzaroma i quali, fortunatamente, non si fecero scappare l’affare. Mentre cominciava a studiare la lingua, si mise alla ricerca delle sue radici italiane, che tra l’altro gli hanno consentito di avere la doppia cittadinanza. Attraverso il popolare social network Facebook, Gustavo è riuscito a rintracciare i propri cugini, i Di Mauro, che vivono a Cava de’ Tirreni.

Il contratto. Gustavo è in scadenza a giugno, a lui si sono interessate diverse società anche di categoria superiore (Crotone e Modena su tutte) ma ormai il brasiliano ha l’ippocampo tatuato sulla pelle: «Aspettiamo la Salernitana, che ha la priorità assoluta su tutte -spiega Montalbano- non è un gol in una partita, anche se decisiva, a farci correre a bussare alla porta della società per ottenere il rinnovo. Tra l’altro quasi nessuno in squadra ha un pluriennale. Gustavo è sereno, la Salernitana sa quanto vale. Ne riparleremo in estate». Magari dopo un’altra promozione…

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