Palazzo Santoro, udienza conclusiva per Miccio e Villani

Scritto da , 31 marzo 2014
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di Andrea Pellegrino

Tempi difficili per la Soprintendenza di Salerno. Per Miccio, nei giorni dell’ultima sentenza del Consiglio di Stato sul caso Crescent, su cui pende anche un procedimento della magistratura (che tiene sotto sequestro la mezza luna ed ha emesso 31 avvisi di garanzia, compreso il sindaco De Luca), i guai non finiscono qui. Domani per il Soprintendente di Salerno e per il funzionario Giovanni Villani sarà il giorno del giudizio per la vicenda relativa a Palazzo Santoro. Domani mattina al Tribunale di Salerno, infatti, ci sarà l’udienza, forse conclusiva, che vede imputati l’attuale Soprintendente, Gennaro Miccio, e il funzionario Giovanni Villani (all’epoca dei fatti entrambi funzionari della Soprintendenza BAP), per le accuse di falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale. Per la Procura di Salerno entrambi avrebbero reso una dichiarazione risultata non veritiera sulla presunta specializzazione in restauro e monumentale acquisita presso l’Università “La Sapienza” di Roma conseguita dall’ingegnere Giuseppe Carluccio, a suo tempo progettista e direttore dei lavori condominiali per Palazzo Santoro. Stando al procedimento, i due imputati, assistiti dall’avvocato dello Stato Olga Itri, avverrebbero sostenuto la tesi del “falso innocuo”, e cioè che tale dichiarazione non veritiera non avrebbe prodotto conseguenze penali. Tesi evidentemente non condivisa dal pubblico ministero che chiese ed ottenne il rinvio a giudizio con queste motivazioni: «Villani e Miccio redigevano con la nota dell’1 giugno 2010, che veniva altresì sottoscritta dall’ignaro Soprintendente Zampino, nella quale attestavano che “l’ingegner Giuseppe Carluccio… ha esibito un curriculum dal quale si è rilevato che egli è in possesso della specializzazione acquisita post-laurea in restauro monumentale rilasciata dall’Università La Sapienza di Roma”, laddove, al contrario, le indagini consentivano di verificare che alcuna specializzazione era stata mai rilasciata al Carluccio da detta Università”; in Salerno l’1/06/2010». Ma, nell’udienza preliminare del 16 gennaio 2013, il Gup Sergio De Luca rinvia a giudizio soltanto i 2 funzionari della Soprintendenza, Miccio eVillani, mentre per l’ingegnere Carluccio emette «sentenza di non luogo a procedere per non aver commesso il fatto», in quanto aveva ritenuto che, in base ai documenti contenuti nel fascicolo processuale, non ci fossero elementi per sostenere che l’ingegnere Carluccio fosse stato l’ispiratore o l’istigatore della dichiarazione non veritiera emessa dalla Soprintendenza. Un procedimento nato da alcuni esposti del professore Alessio Colombis, condomino di minoranza di Palazzo Santoro, che aveva segnalato non solo la eventuale non veridicità della suddetta dichiarazione sul possesso di tale specializzazione da parte dell’ingegnere Carluccio, ma anche, e soprattutto, che, in base all’articolo 52 del RD n. 2537 del 1925, l’ingegnere Carluccio, non essendo architetto, non avrebbe titolo per progettare e dirigere lavori su un edificio vincolato come Palazzo Santoro. Ancora, sempre secondo la ricostruzione del professore Colombis, la Soprintendenza avrebbe adottato un progetto di restauro illegittimo, essendo l’ingegnere Carluccio, un tecnico non idoneo, perché non architetto. Inoltre, dagli esposti emergerebbe che già dal 2006 la Soprintendenza di Salerno aveva consentito all’ingegnere Carluccio di svolgere, dunque, per anni, l’attività di progettista e direttore dei lavori condominiali per Palazzo Santoro. Pertanto, secondo il professor Colombis: «la dichiarazione non veritiera sul possesso di tale specializzazione contenuta nella nota 1 giugno 2010, (protocollo numero 14343), sembrerebbe tutt’altro che un “falso innocuo”, ma, al contrario, la ripetizione e la continuazione dell’identica dichiarazione non veritiera contenuta nella nota 23 novembre 2006, (protocollo numero 35562, emessa dagli architetti Zampino e Villani per consentire all’ingegner Carluccio di svolgere tale attività di progettista e direttore dei lavori pur non avendone titolo e quindi, sembrerebbe, con esercizio abusivo della professione di architetto». Tale dichiarazione non veritiera avrebbe prodotto, secondo Colombis, «danni sia all’edificio – essendo stati progettati e diretti i lavori condominiali da parte di un tecnico non idoneo – ed a me, avendo dovuto pagare, in qualità di condomino di minoranza e per la parte di propria competenza, l’onorario per la progettazione e la direzione dei lavori svolti dall’ingegnere Carluccio, cioè da un tecnico non idoneo». Il procedimento che vede imputati l’ingegnere Miccio e l’architetto Villani sembra dunque essere giunto alle battute finali e, forse, già nell’udienza di domani, si potranno conoscere le decisioni della dottoressa Passaro.

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