Pagani. Riequilibrio finanziario, bussa la Corte dei Conti

Scritto da , 24 novembre 2015
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Pubblicato oggi su Le Cronache

PAGANI. Piano di riequilibrio finanziario del Comune: la Corte dei Conti continua a chiedere chiarimenti. Nelle settimane scorse, Il Comune aveva fornito delle risposte ai giudici contabili, ritenuta affiancata da una documentazione in parte incompleta.
Dall’analisi della documentazione pervenuta alla Corte, unitamente alla documentazione disponibile presso la sezione campana, si rende necessario, «a garanzia del contraddittorio e della corretta ricostruzione dei fatti contabili rilevanti per l’approvazione o il diniego del piano, l’acquisizione di ulteriori documenti, chiarimenti e informazioni,  essendo tra l’altro venuta meno ogni collaborazione, in questa fase, dei Revisori contabili, di cui si prende atto della dichiarazione. Tale ulteriore interlocuzione istruttoria si rende particolarmente necessaria anche a causa del mancato supporto all’indagine da parte del Collegio dei revisori, il quale ha dichiarato: «I chiarimenti richiesti dalla Corte riguardano gli esercizi compresi tra il 2011 ed il 2014, antecedenti alla nomina dell’attuale Collegio dei revisori che si è insediato con decorrenza dal primo agosto 2015, per il triennio 2015-2018.  Il collegio ha preso visione delle risposte fornite dal Comune di Pagani con la nota 0043488 di data odierna e le ritiene inerenti ai chiarimenti che la Corte dei conti ha posto allo stesso ente».
Otto i punti da chiarire da parte del Comune di Pagani: pluralità dei conti di tesoreria,  le giacenze di cassa a fine 2014 e anticipazioni straordinarie di liquidità, le anticipazioni ordinarie di cassa, le entrate a specifica destinazione Gestione vincolata per competenza e vincoli sul risultato di amministrazione, i residui attivi inesigibili e/o di dubbia esigibilità, i rapporti con organismi partecipati, i residui passivi, passività potenziali e debiti fuori bilancio (Dfb) e le misure di riequilibrio.

I dubbi su giacenze e anticipazioni

PAGANI. Attenzione della magistratura contabile anche sulle giacenze di cassa a fine 2014 e sulle anticipazioni straordinarie di liquidità. A fine 2014 la cassa dell’Ente passa da circa 280mila euro a 2,6 milioni. Un incremento che per la Corte dei Conti non è spiegato con un virtuoso aumento delle riscossioni o di una forte riduzione delle spese, anche se, sul fronte delle entrate si registrano cxomplessivamente un meno 1,8 milioni di euro. Le entrate sembrano invece coincidere con l’ammontare delle anticipazioni di liquidità. Detto in altri termini, un aumento della cassa  -secondo i giudici- non può provenire dall’aumento delle riscossioni in conto competenza e residui. L’aumento potrebbe peraltro giustificarsi per una riduzione dei pagamenti per spese. Ed in effetti queste diminuiscon (complessivi 3,7 milioni di euro)  Tuttavia, atteso che l‘Ente ha ricevuto un’ulteriore anticipazione straordinaria di liquidità nel 2014  (proprio per sbloccare nell’immediato pagamenti sospesi nei confronti di fornitori per 3,5 milioni di euro, in misura superiore all’anno precedente), tale contrazione non appare fisiologica e potrebbe essere sintomatica di una anomala stagnazione di liquidità.
Per le Anticipazioni ordinarie di cassa, sembrerebbe che l’Ente non abbia contezza in corso d’opera del montante delle anticipazioni di cui si avvale, salva regolarizzazione a fine anno, rimanendo la gestione di tesoreria pressoché appannaggio esclusivo del Tesoriere. Ecco la richiesta di chiarimenti.

Il pericolo per il 2013 di spese vincolate da tre a quattro milioni di euro
La vicenda dei 6,4 milioni di euro di credito vantati verso Multiservice

PAGANI. Sul capitolo “Gestione vincolata per competenza e vincoli sul risultato di amministrazione”, i giudici osservano che il Comune ha affermato che lo sbilancio tra residui passivi e attivi di parte capitale (- 4,1 milioni di euro) «[…] è dovuto a somme incassate correlate alla costruzione dei loculi cimiteriali (alienazioni), nonché ad entrate in conto capitale senza specifica destinazione […]».
La magistratura contabile osserva che «le entrate in conto capitale, senza specifica destinazione, sia pure non rilevanti per vincoli per cassa, sono fonte, ove spese per effettuare pagamenti correnti e non compensate da correlati residui passivi, di vincoli per competenza, ne riviene che l’Ente potrebbe non avere evidenziato sul risultato di amministrazione 2013 un vincolo per spese in conto capitale assai più elevato» di oltre 3milioni di euro e fino 4 milioni, vincolo che andrebbe ad aumentare il disavanzo sostanziale dell’Ente. Per questo, il Comune deve chiarire la ragione della mancata evidenza dei vincoli sul risultato di amministrazione 2013 e 2014.
Per i residui attivi inesigibili  di dubbia esigibilità e i rapporti con organismi partecipati, i giudici sottolineano che l’ente deve fornire specifiche informazioni sull’allocazione e la sorte del credito verso la società Multiservice srl per 6,4 milioni di euro, società in house fallita, credito per cui il Comune è stato escluso dal passivo con motivazione del giudice, di “non debenza”. L’Amministrazione deve fornire la delibera di riaccertamento straordinario dei residui nonché il prospetto di “quantificazione” del risultato di amministrazione per il bilancio previsionale 2015.
Per il capitolo “Misure di riequilibrio”, i giudici osservano che il Comune ha confermato che la gestione di parte corrente è lo strumento attraverso cui l’Ente deve provvedere per assorbire i debiti fuori bilancio, per effettuare l’ammortamento, per predisporre le somme per la svalutazione dei crediti e, infine, per ripianare il disavanzo formale.
Il Comune deve chiarire se nel piano di riequilibrio, la quota destinata al Fsc (fondo svalutazione crediti) sia inglobata nella spesa del Titolo I o sia finanziata “fuori sacco” con l’avanzo di parte corrente. Occorre, per la magistratura contabile, capire se la quota di ammortamento sia riferita solo alla quota capitale o alla quota interessi.

 

Dai fondi per  il sisma ai loculi

Entrate a specifica destinazione. Al Comune era stato richiesto di verificare sia le informazioni relative alle anticipazioni che quelle relative alle entrate a specifica destinazione aggiornate al 2014. Inoltre anche i dati 2013 risulterebbero errati: lo stesso Comune ha confermato che lo sbilancio tra fonti di finanziamento di parte capitale e residui passivi del Titolo II è attribuibile ad un non evidenziato utilizzo di entrate. L’Ente conferma che risultano non ripristinati 2,3 milioni di euro;  e quantifica in  3 milioni di euro i cui  730mila per fondi ex lege 219/81 ed 2,2 per entrate in conto capitale derivante da acconti per prenotazione loculi cimiteriali.

 

Residui passivi: va chiarito immediatamente  la posizione in bilancio
del decreto ingiuntivo da 13 milioni di euro del Consorzio di bacino Sa1

PAGANI. Su residui passivi, passività potenziali e Debiti fuori bilancio (Dfb), la Corte dei conti ricorda che il Comune ha confermato che i Dfb  ammontavano, al 31 dicembre 2013 a 2,1 milioni di euro. Sulla base della documentazione allegata al Piano i giudici, in assenza di un elenco articolato ed espresso fornito dal Comune, hanno ricostruito questi debiti , appurando un potenziale scarto tra i Dfb e il piano di riequilibrio e l’elenco di provvedimenti giurisdizionali esecutivi “riconoscibili”  in base a una nota  dell’Avvocatura e Contenzioso. Da tale nota si ricava che: le date di notifica dei provvedimenti giurisdizionali “riconoscibili” sono assai anteriori al momento del riconoscimento, per buona parte del 2012 e risalenti fino al 2011, tradendo una diffusa prassi di ritardato innesto della procedura di riconoscimento, con potenziali effetti anche sui saldi del Patto di stabilità. Si ricava ancora che una serie di Dfb latenti che non sono stati oggetto di riconoscimento e ripiano. Infatti, oltre agli 1,6 milioni di euro da sentenze esecutive riconosciuti si trovavano anche il debito da decreto ingiuntivo per 13,1 milioni di euro su richiesta del  Consorzio di Bacino SA1 (oggetto di opposizione  e oggi sospeso, al quale vanno aggiunti spese e interessi), facendo venir meno, allo stato attuale, l’esigenza di riconoscimento alla stregua di debito fuori bilancio; ulteriori 2,1 milioni di euro di debiti.
Già in sede di parere al piano di riequilibrio dell’Organo di revisione si leggeva l’avvertimento che «restano pur sempre dei debiti fuori bilancio da pagare, oltre che da finanziare, e dei debiti di parte corrente oggi in bilancio, iscritti fra i residui passivi ma che l’Ente ha difficoltà a pagare».
Nel piano si legge che il ripiano dei Dfb è previsto in 5 anni, tuttavia, nella documentazione non sono stati rivenuti gli accordi transattivi regolarmente sottoscritti dai creditori e sembrerebbe desumersi che l’assorbimento dei debiti sia intervenuto in un solo anno.  Su questo punto, Il comune deve produrre, se esistenti, gli accordi di rateazione/transazione dei debiti fuori bilancio; spiegare come si concilia la presenza del decreto ingiuntivo del Consorzio di Bacino SA1 tra i debiti “riconoscibili” al 31 dicembre; fornire spiegazioni sullo scarto di 399mila euro tra i debiti “riconoscibili” e quelli fatti oggetto di ripiano; fornire spiegazioni circa l’assunto per cui la sentenza “Eredi Lavorante” (303.750 euro) venga dall’Ente successivamente considerato solo passività potenziale e non Dfb e pertanto non sia stato oggetto di riconoscimento e copertura. Si legge negli allegati al piano: «Per quanto concerne il debito ”Eredi Lavorante” lo stesso è stato integralmente pagato dall’assicurazione AXA ed è in corso un giudizio di appello, ai fini della reale attribuzione della responsabilità. La Axa Assicurazione, che ho pagato in ragione della solidarietà tra diversi convenuti, dovrebbe intentare azione legale, ma s’attende l’esito dell’appello»..
Il Comune deve fornire il piano esecutivo di gestione 2013 e 2014, in modo da rendere possibile l’effettivo controllo delle modalità di copertura in base al numero di capitolo riportato nelle delibere di riconoscimento. Appare, ai giudici, del tutto insufficiente l’affermazione generica secondo cui la copertura sarebbe stata assicurata da economie di spesa.     In ogni caso, la Corte vuole le correlate determine di impegno.
Il Comune deve chiarire  su quale intervento e risorsa delle spese incidono i più volte citati capitoli 730 e 542.

Il Comune chirisca
i disallienamenti

Sulla pluralità dei conti di tesoreria, la Corte dei conti chiede al Comune che chiarisca l’affermazione secondo cui: «… al piano vengono riportati, per l’anno 2013, gli importi (…) come riferimento puramente indicativo, le somme presenti sui conti correnti postali intestati al comune e con la traenza del tesoriere, non prelevate alla data del 31/12/2013 e, comunque, presenti tra i residui attivi del 2013…». In particolare il Comune deve chiarire il disallineamento che si verifica tra dato dei residui e degli incassi, idoneo a mettere in crisi l’attendibilità del conto della gestione; se la tenuta di tale pluralità di conti sia disciplinata dal regolamento di contabilità dell’Ente e se questo provveda ad una sistematica “parificazione” dei conti, presentati dai correlati agenti contabili; se tale parificazione, in ogni caso, avvenga con la verifica trimestrale di cassa; se in caso di transito di entrate a specifica destinazione su conti diversi da quello principale di tesoreria, venga rigorosamente osservato il principio contabile applicato.

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