Osteria ‘O povero pesce: il sorriso del mare Nostrum

Scritto da , 1 Marzo 2020
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Abbiamo incontrato Iolanda ‘Iole’ Cernera e Cristian Citro, nel loro spazio eno-gastronomico di Bellizzi. “La nostra mission è quella di proporre al cliente un prodotto freschissimo, ‘a miglio zero’, pescato dai gozzi e dalle paranze che navigano i mari del Golfo di Salerno”.

Di Gaetano Del Gaiso

Che il comune di Bellizzi, in provincia di Salerno, stia, nel corso del tempo, acquisendo sempre maggior prestigio e visibilità all’interno dello scenario eno-gastronomico della provincia, questo è un fatto assolutamente noto. Quel che è meno noto, in effetti, è tutto ciò che riguarda i protagonisti di questa vera e propria rivoluzione culinaria che sta investendo ‘questa via di passaggio’ fra i ben più estesi e popolosi agglomerati urbani di Battipaglia e Pontecagnano-Faiano. Ed è proprio per questo motivo che oggi voglio condurvi alla scoperta di uno dei luoghi dove potrete gustare alcune tra le migliori preparazioni a base di pesce della provincia di Salerno, servite in un posto dove la condivisione di un pasto avviene non soltanto attraverso l’affinità d’intenti che riguarda coloro i quali decidono di sedersi a tavola e gustare una deliziosa parmigiana di melanzane e pesce palamita, o, piuttosto, una croccante e sfiziosa frittura di totanetti affogata nel succo di limone o, ancora, un ben più ‘spartano’ piatto di spaghetti e telline, ma anche attraverso la cieca e assoluta fedeltà che i due principali propulsori di questo interessantissimo ed entusiasmante progetto, Iolanda ‘Iole’ Cernera e Cristian Citro, riservano a questa loro creatura, l’osteria ‘O povero pesce’, nata allo scopo di conferire maggiore spazialità all’offerta gastronomica di Bellizzi e creare un vero e proprio punto di riferimento per la cucina di pesce in un luogo dove altrimenti, a questa, era riservata un’attenzione superficiale e inconsistente.  

GdG: Quando e come nasce ‘O povero pesce’?

I. e C.: ‘O’ povero pesce’ nasce ben quattro anni fa, a seguito di tutte quelle esperienze eno-gastronomiche di cui ci siamo volontariamente resi protagonisti nel corso della nostra vita, al fine di racimolare quanta più esperienza e quante più informazioni possibile sul trattamento della materia, che è il pesce, appunto, e sulla trasformazione di questa stessa in piatti esaltanti da poter servire ai nostri clienti. In origine, ‘O’ povero pesce’, nasce come realtà ibrida, che riunisse, sotto il vessillo di un unico brand, due contingenze ben distinte, una pescheria e  un’osteria, legate, chiaramente, da un principio di co-dipendenza che rendesse questo nostro progetto ben più che un semplice tentativo di imposizione sul mercato eno-gastronomico di Salerno e della sua provincia, ma un vero e proprio punto di riferimento per l’acquisto e la consumazione di un prodotto che necessita, forse ancora più della carne, di attenzioni feroci nei riguardi non soltanto della sua provenienza, ma anche della sua freschezza. Purtroppo, però, dopo appena quattro mesi di vita, ci siamo trovati costretti a sacrificare questa idea e concentrarci, in maniera pedissequa sull’osteria. 

GdG: Quale è il filo conduttore del vostro progetto?

I. e C.: La nostra mission è quella di proporre al cliente un prodotto freschissimo, ‘a miglio zero’, pescato dai gozzi e dalle paranze che navigano i mari del Golfo di Salerno, di cui ci riforniamo, giorno dopo giorno, attraverso un unico canale di cui abbiamo imparato, in questi quattro anni di attività (cinque, questa estate) a fidarci ciecamente, poiché latore di quell’esperienza necessaria a valutare oculatamente la qualità di quel pescato che diverrà poi il principio attorno a cui ruota l’economia di questa nostra realtà, che è la pescheria ‘O’Tarallaro’ di Salerno. E’ proprio per questo motivo che il nostro menù non è mai uguale a sé stesso, proprio in funzione del fatto che il pescato è sempre diverso. Il format dell’osteria, inoltre, ci consente di proporre alla nostra clientela un prodotto che, altrove, magari, richiede una spesa d’acquisto anche piuttosto elevata, ma che qui serviamo a un prezzo più che accessibile, seppur trattandolo con il medesimo rispetto e riguardo di un ristorante stellato. Un piatto, per quanto assemblato da mani esperte e con ingredienti d’eccellenza, deve non soltanto soddisfare il palato di chi ne fruisce, ma anche tutti gli altri sensi: primo fra tutti la vista. 

GdG: Quali pesci trattate nel vostro ristorante e come questi vengono trattati e presentati, poi, al cliente?

I. e C.: Per abbattere i costi dei nostri piatti, chiaramente, il tipo di pesce che trattiamo è un pesce che è per definizione ‘povero’: pesce porco, pesce bandiera, mangia-alici, palamita, aguglie, alici, barracuda, polpo, cannolicchi, vongole veraci, telline, pesci, molluschi e frutti di mare che appartengono alle nostre acque e che si prestano, davvero, alle preparazioni più disparate, dal battuto, allo spaghetto, alla grigliata, alla frittura. Tutte preparazioni che consigliamo di consumare in abbinamento a vini che perlopiù provengono dalla ‘Tenuta San Salvatore’ di Capaccio, da ‘Casa d’Ambra’ di Ischia e dalla ‘Casa Vinicola Del Gaudio’ di Castellammare di Stabia. Tutte preparazioni confezionate dalle abilissime e giovanissime mani dello Chef Serena Salerno, classe 1993, il cui servizio, per noi, è ben più che motivo d’orgoglio, non soltanto per il suo brillante curriculum (Serena è stata Chef presso ‘La locanda dei Feudi’ di Filetta, ‘La Casa Rossa’ di San Mango Piemonte, ‘Terzo Tempo Village’ di San Mango Piemonte e ‘Tenuta Vannulo’ di Capaccio e attendente a corsi di perfezionamento organizzati da figure di spicco dello scenario culinario italiano quali lo Chef Gennaro Esposito e presso ristoranti stellati quale l’Oasis Sapori Antichi’ di Vallesaccarda), ma anche perché in lei abbiamo ritrovato un esperto artigiano che conferisse una propria identità ai nostri piatti, pur non alterandone l’essenza in maniera drastica, traumatizzando il palato di quella porzione di clientela che nel corso del tempo siamo riusciti a fidelizzare col nostro prodotto. 

GdG: Avete un piatto del cuore, un piatto che preparate non appena vi capita la possibilità di farlo?

I. e C.: Il nostro menù, proprio come ti anticipavamo poc’anzi, varia al variare del pescato disponibile ed è per questo che non possiamo dire di avere un vero e proprio piatto principe. Seppure ritroviamo un piacevole e lussurioso conforto in questa tagliata di seppia con cuore di carciofo bianco pestano che stai assaggiando in questo momento che, unitamente alla genovese di palamita è forse la preparazione a cui siamo più affezionati. 

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