Ordine dei medici: il bilancio del presidente D’Angelo

Scritto da , 23 Ottobre 2020
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di Monica De Santis

“Parlare di se stessi non è mai bello, perché credo, che il bilancio di quello che si è fatto nel bene o nel male lo devono fare gli altri. Non amo autocelebrarmi. Ho sempre interpretato questo ruolo che ho rivestito come un ruolo di servizio verso gli altri. Un incarico che mi ha dato molte soddisfazioni, questo è vero, ma che comunque è stato molto impegnativo”. Così Giovanni D’Angelo, presidente uscente dell’Ordine dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Salerno e ricandidato nella lista “Medici” traccia un bilancio del lavoro svolto. “L’ultimo triennio è stato, come dicevo particolarmente impegnativo, perchè mi sono trovato a combattere con tutte le trasformazioni che ci sono state nel nostro ordine professionale. Trasformazioni che sono state principalmente di carattere concettuale. Trasformazioni che hanno visto un ordine professionale che prima era solo di rappresentanza diventare un ordine di servizio. Un grosso impegno, perchè sono aumentate le responsabilità, ma credo di essere riuscito a completare al meglio questa fase di passaggio, di transizione se così la vogliamo chiamare”. Il dottor D’Angelo si sofferma a parlare anche delle tante iniziative messe in atto durante il suo mandato… “Abbiamo attivato nuove attività di servizio a supporto dei nostri iscritti. Applicato una politica di riduzioni economiche sulla retta d’iscrizione all’ordine per i medici più giovani e per quelli in pensione. Abbiamo creato una rete di rapporti istituzionali e non molto più ampia e la dimostrazione sono i tanti convegni che abbiamo organizzato, anche nel periodo del lockdown e che hanno visto la partecipazione di ospiti illustri come il dottor Ranieri Guerra o come diversi colleghi americani. Abbiamo realizzato un ufficio che si occupa delle procedure di pagamento e tanto altro”. E come avete affrontato l’emergenza Coronavirus? “Abbiamo cercato di dare il maggior supporto possibile ai nostri iscritti, soprattutto durante la prima fase, quella più delicata. Abbiamo acquistato 45mila mascherine e consegnate in tutti i presidi ospedalieri della nostra provincia e a tutti i nostri iscritti. Siamo scesi in campo mettendo in atto anche procedure di acquisto con gare d’appalto molto delicate, per avere il materiale di protezione che serviva. Abbiamo realizzato diversi convegni in videoconferenza per confrontarci anche con altri colleghi e per condividere non solo l’esperienza ma anche ciò a cui stavamo assistendo. Abbiamo cercato di razionalizzare il tutto, cercando di offrire anche un sostegno morale e psicologico ai nostri colleghi e di conseguenza alla popolazione”. E il vostro impegno prosegue ancora? “Certamente, abbiamo partecipato al tavolo per la sicurezza messo in atto dalla Provincia di Salerno, con i sindaci e con le forze dell’ordine e ci partecipiamo ancora”. Siete stati vicini anche alle famiglie fragili? “Abbiamo donato mascherine alle persone più fragili, offerto assistenza e sostegno, abbiamo cercato di fare tutto ciò che era nelle nostre possibilità”. Com’è ora la situazione sanitaria a Salerno e provincia? “E’ una situazione delicata. Abbiamo numeri alti che non abbiamo avuto nella prima fase. Abbiamo molti asintomatici e questo vuol dire che la catena dei contagi è destinata ad allungarsi. Fortunatamente la mutazione di questo virus attualmente ci sta facendo capire che anche se più contagio è comunque meno letale rispetto a prima. E’ una battaglia lunga dalla quale speriamo di uscirne non vittoriosi perchè non ci sarà mai una vittoria ma in uno stato di non belligeranza e questo potrà avvenire solo quando sarà pronto il vaccino”. Crede che si arriverà a nuovo lockdown? “Il lockdown, deve essere visto come un momento terapeutico, un momento che serve a frenare la corsa del virus. Difficile fare delle previsioni, ma credo che sia possibile che si potrà arrivi ad un nuovo lockdown. Anche perchè questo virus ci sta girando in torno, cambia costantemente e riesce ad aggirare ogni ostacolo che gli viene messo davanti”.

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