Omicidio Autuori, un pentito scagiona Bisogni

Scritto da , 16 Settembre 2020
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di Pina Ferro

“Bisogni non ha nulla a che fare con l’omicidio di Aldo Autori, il quale non sarebbe stato ucciso per ragioni legati al trasporto su gomma ma per fatti legati al traffico di sostanze stupefacenti”. E’ in sintesi quanto avrebbe dichiarato il collaboratore di giustizia Pompeo D’Auria, nato a Salerno ma residente a Montoro, arrestato nel 2018 per reati legati a delle truffe informatiche. In realtà Pompeo D’Auria a suo carico ha diversi capi d’imputazione. Dunque, si aprono nuovi scenari sull’omicidio di Aldo Autuori avvenuto a Pontecagnano la sera del 25 agosto del 2015. Pompeo D’auria sarebbe il secondo collaboratore di giustizia a parlare dell’esecuzione di Autori. Pompeo D’Auria, ora sottoposto al programma di protezione da parte del servizio centrale. Ovviamente, quanto affermato dallo stesso dovrà trovare riscontro da parte degli organi inquirenti. Quindi bisognerà stabilire l’attendibilità delle rivelazioni che ha fatto ai magistrati dell’anntimafia. Sembrerebbe che D’Auria, non legato a nessuna consorteria criminale, abbia appreso i dettagli rilevati durante la sua detenzione in carcere.

Per l’omicidio di Aldo Autuori, sono a processo: Francesco Mogavero di Pontecagnano ritenuto il mandante dell’esecuzione, Gennaro Trambarulo di Giuliano in Campania, ritenuto l’esecutore materiale; Luigi Di Martino alias o profeta, di Castellammare di Stabia,  che avrebbe avuto il ruolo di intermediario tra Francesco mallardo di Giuliano, Enrico Bisogni di Bellizzi e Stefano Cecere del clan Mallardo. Antonio Tesone alias l’uomo della masseria, anche egli a processo ma con altro rito.

La Procura dopo un’intensa attività investigativa aveva ricostruito l’intero scenario dell’omicidio, ora le rivelazioni del collaboratore di giustizia sembrerebbe che tutto si rimetta in discussione.

Secondo la ricostruzione operata dalla Dda i mandanti dell’omicidio Francesco Mogavero ed Enrico Bisogni, due elementi di spicco del clan Pecoraro-Renna operante nella Piana a Sud diSalerno, avrebbero decretato la morte di Autuori perchè , questi, uscito dal carcere, avrebbe intrapreso una serie di attività “di intralcio al predominio, sul territorio, del clan”, creando una ditta concorrente. Mogavero e Bisogni, al vertice del clan Pecoraro-Renna, si sarebbero rivolti a Luigi Di Martino, detto ‘o profeta, affiliato al clan Cesarano di Castellammare di Stabia, nel Napoletano, chiedendogli una “collaborazione per l’esecuzione materiale dell’omicidio”. Di Martino, a sua volta, avrebbe fatto da intermediario tra i mandanti e gli esecutori materiali del delitto rivolgendosi a Francesco Mal- lardo, capo indiscusso dell’omonimo clan di Giugliano in Campania, il quale avrebbe, poi, dato incarico di uccidere Autuori ad Antonio Tesone, alias ‘uomo della masseria’, e a Gennaro Trambarulo. Le risultanze investigative hanno rivelato come Francesco Mallardo, che all’epoca dei fatti era sotto posto al regime della libertà vigilata a Sulmona, sarebbe stato, più volte, contattato e raggiunto in Abruzzo da Luigi Di Martino, al quale avrebbe fornito la disponibilità dei suoi uomini a compiere il delitto.

Dalle investigazioni, emerse “il forte legame tra Francesco Mogavero ed Enrico Bisogni con Luigi Di Martino del clan Cesarano, tanto da consentire ai primi di chiedere l’aiuto al secondo per eseguire l’omicidio”.  I tre clan, i Mogavero di Pontecagnano, i Cesarano di Castellammare di Stabia e i Mallardo di Giugliano in Campania, “avevano allacciato strettissimi rapporti al fine di incrementare e consolidare il controllo sui rispettivi territori di competenza, scambiandosi reciproci favori, come nel caso dell’omicidio di Aldo Autori”

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