“ ‘Nu teatro vuoto nunn’è ‘nu teatro, ma  ‘na sala ‘e biliardo!”

Scritto da , 28 Ottobre 2020
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La chiusura dei teatri e dei cinema è un’occasione persa per ottenere una messa in sicurezza non solo del naso e della bocca ma anche dell’anima

 

Di Riccardo Canessa

I più autorevoli esponenti del mondo musicale spesso si sono lasciati andare a considerazioni e aforismi, sul significato che la musica lirica ha in seno alla società civile e culturale. Una di queste mi veniva sempre in mente quando è capitato di dover  curare il disegno luci in piena notte, trattandosi di spettacoli all’aperto: il leggendario direttore d’orchestra Arturo Toscanini infatti, affermava: “all’aperto si gioca a bocce….” In tempi più recenti ho usato toni più partenopei , riferendomi alla crisi, oppure al necessario svecchiamento,  delle presenze in platea,  “‘Nu teatro vuoto nunn’è ‘nu teatro, ma ‘na sala ‘e biliardo”, frase nata dalla vicinanza sala di biliardo, adiacente al famoso salone Margherita: quando era aperto dire vado a teatro significava avvertire che si andava al teatro in Galleria, mentre quando fu chiuso andare a teatro s’intese come andare a giocare a biliardo. Ma queste due frasi, che simbolicamente ho citato, nulla hanno a che vedere con la scure che è piombata sulla nostra civiltà, e sul nostro, sia pur effimero, benessere. Non sprecherò parole già dette da altri, avallate dal crescente senso di ribellione delle varie categorie “non necessarie” e, farò a meno di citarle perché già conosciute da tutti. Ma quella che mi riguarda, il teatro d’opera, poteva forse costituire, oltre a tenere impegnati tutti i lavoratori del comparto, una alternativa per indirizzare finalmente i  giovani in un luogo sicuro e ristoratore della mente, dello spirito e della cultura. Sono sicuro che molti teatri avrebbero volentieri offerto uno spritz ai nostri ragazzi pur di averli in platea guardando la Traviata o una bella opera dei nostri autori settecenteschi che il mondo ci invidia. La chiusura dei teatri e dei cinema, dunque, è doppiamente dolorosa perché oltre a penalizzare soprattutto il “dietro le quinte” costituisce anche un’occasione persa per ottenere una messa in sicurezza non solo del naso e della bocca ma anche dell’anima.

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