«Non siamo disposti a rinunciare a nessuno dei diritti conquistati»

Scritto da , 31 Marzo 2019
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di Aniello Palumbo

“Giù le mani dai nostri corpi ribelli e dai nostri desideri favolosi”. Era questo lo slogan che campeggiava su uno degli striscioni che ieri sera tanti giovani hanno esposto, insieme a dei cartelli, in Piazza Portanova, durante la manifestazione di protesta organizzata dalla rete nazionale transfemminista e femminista “Non una di meno”, contro il “Congresso Mondiale delle Famiglie” di Verona. Giovani, ma non solo, vestiti di nero e di viola. “Il viola è il colore della rivendicazione e della libertà delle donne – ha spiegato Francesco Napoli, presidente dell’Arcigay di Salerno, che ha contribuito all’organizzazione della manifestazione – Il congresso di Verona è discriminatorio nei confronti di tutte le famiglie non tradizionali: si continua a riproporre un dettato arcaico e patriarcale. In tutta Italia sono state organizzate manifestazioni come questa e a Verona stanno manifestando oltre cinquantamila persone per rivendicare il diritto delle donne all’autodeterminazione, per rivendicare e tutelare la legge 194 sull’aborto, per continuare a dire No a ogni forma di discriminazione e violenza, per rivendicare le unioni civili e ricordare che in questo Paese esiste ancora la democrazia laica. Dal congresso di Verona si sta lanciando un messaggio di odio e di discriminazione. Da tutte le piazze d’Italia e da Salerno, sta invece arrivando un messaggio di uguaglianza, di amore, di tolleranza e una visione laica e aperta della società”. A ribadire che a Verona si portano avanti valori che appartengono soltanto ad una parte della società, è stata Manuela Marmo, componente della “Chiesa Pastafariana Italiana”. “Una parte della società che oggi non è più così grande. Si sta rinunciando alla grande opportunità di contribuire alla realizzazione di tutti i cittadini e della loro felicità: dagli indirizzi dei congressisti è esclusa una quantità enorme di persone che non potranno mai entrare nei loro modelli. Bisognerebbe cambiare prospettiva: non bisogna partire dalla famiglia, da questo tipo di unione, ma dal sentimento d’amore che si concretizza in forme diverse. Unioni diverse possono nascere dallo stesso sentimento: non c’è un’unione che può minacciare qualcuno». Presente anche Margaret Cittadino rappresentante di “Cittadinanza Attiva” e dell’organizzazione sindacale Cgil Pensionati. “A Verona, gente arrogante e ipocrita, componente di famiglie anomale, vuole imporre famiglie regolari agli altri e imporre il controllo sul proprio corpo. Noi non siamo disposti a rinunciare a nessuno dei diritti conquistati”.

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