Nocera. Convegno Rotary. «Manca una conoscenza del vaccino. Nel Belpaese c’è troppa ignoranza»

Scritto da , 29 novembre 2015
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Da sinistra, Giulio Tarro, Annalisa Caiazza e Paolo Arnone

 

NOCERA INFERIORE. «Albert Sabin -dice Giulio Tarro, ricordando gli anni di apprendistato  trascorsi in America accanto al grande scienziato- aveva discepoli in tutto il mondo soprattutto. Un fatto, questo,  che non  era dovuto tanto al suo prestigio di scienziato ma alla necessità di scegliere i propria allievi in rapporto alla loro attitudine di dedicarsi a una serrata ricerca che riduceva molto gli spazi dello svago ai quali i ricercatori statunitensi non erano disposti a rinunciare». La selezione assai rigorosa di quelli che erano inclini alla ricerca era per lui una linea di condotta quasi obbliga per il modo in cui egli concepiva il proprio lavoro, teso a combattere la povertà che per lui era la più perniciosa delle malattie. Era convinto, soprattutto, che il ricercatore non dovesse essere visto come un sognatore, ancora dedito a temi di scarsissima utilità come la determinazione del sesso degli angeli, ma come uno spartano alle Termopili, pronto a battersi per il progresso della conoscenza, l’unico vero rimedio alle  malattie che affliggono l’umanità. Aveva soprattutto a mente che il primo vaccino, quello messo in circolazione nel 1750, aveva allungato di 25 anni le aspettative di vita della gente, benché se ne fossero giovati solo le persone danarose che si erano potute permettere il lusso di pagarselo! Così è cominciata la lezione magistrale del Prof. Giulio Tarro, organizzata dal Dott. Paolo Attianese, Presidente del Rotary di Nocera Inferiore Apudmontem, che ha ricordato ai presenti i molteplici meriti dell’illustre ospite, candidato al Premio Nobel, libero docente di Virologia dell’Università di Napoli, Presidente della Fondazione de Beaumont Bonelli  per le ricerche sul cancro ma anche della Norman Academy di Roma, Capo del Comitato per le biotecnologie virali e membro di altre prestigiose istituzioni.  Il fatto che il vaccino stesso sia un farmaco spiega anche perché esso possa avere delle controindicazioni che, tuttavia, non sono tali da sconsigliarne l’uso. Prima di entrare nel vivo della sua lezione, il professore ha notato nell’aula del Consiglio Comunale una foto della Madonna d’Alba di Raffaello, preda di guerra del nocerino Giambattista Castaldo che nel 1519 aveva partecipato al Sacco di Roma. «Di quel dipinto, oggi alla National Gallery di Washington furono fatte nel 1640 tre copie, una delle quali è nella cappella della mia famiglia in Sicilia». La drammatica situazione ambientale del nostro territorio è da tempo all’attenzione del prof. Tarro per la sua incidenza nelle malattie tumorali che sono seconde solo a quelle cardiovascolari. Una notazione, questa, che il professore rimarca in ossequio alla lezione del suo maestro Sabin, sempre attento ai risvolti sociali delle malattie. Tornando ai vaccini, ricorda che essi sono stati la più importante scoperta medica dopo l’acqua potabile, anche se  possono presentarsi degli inconvenienti nella loro somministrazione, sulla quale ha partecipato alla redazione di un apposito testo. Ma se è giusto che sia libera e consapevole la scelta di vaccinarsi oppure no, è problematico mettere ciascuno nella condizione di valutarne bene vantaggi e svantaggi «perché -dice- c’è molta ignoranza scientifica nel nostro paese e  non si ha una buona conoscenza dei vaccini». A conclusione della lezione, il Presidente del Rotary ha annunciato la ferma intenzione del suo Club di nominare il Prof. Tarro Socio onorario del Club.

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