No alla gogna mediatica di Antonio Manzo - Le Cronache
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No alla gogna mediatica di Antonio Manzo

No alla gogna mediatica di Antonio Manzo

di Antonio Manzo

La notizia è di quelle “bomba”. Ieri mattina sono state emesse dalla gip su richiesta della procura della Repubblica di Salerno guidata da Francesco Borrelli dieci misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta che conta circa 30 iscritti nel registro degli indagati. Finisce agli arresti domiciliari il consigliere regionale Nino Savastano, per lunghi anni assessore alle politiche sociali al Comune. Nel registro degli indagati, il sindaco di Salerno Napoli. La conclusione delle indagini arriva dopo appena una settimana dal voto amministrativo mentre la città sta ancora smaltendo le “scorie” di una campagna elettorale non senza veleni e polemiche. E, naturalmente, molto centrata sulle presunte responsabilità politiche finite in una indagine della procura di Salerno che, secondo gli oppositori, avrebbe svelato un meccanismo politico burocratico centrale nel “sistema De Luca”. Tanto che la notizia più clamorosa e politicamente centrale in ogni commento riguarda un esponente politico “cresciuto” elettoralmente e politicamente all’ ombra del Palazzo di città.Il comunicato della procura della Repubblica è asciutto, lungo appena 12 righe e mezzo e cita il reato contestato dalla magistratura ossia associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta e corruzione elettorale. Come avrete avuto modo di notare non viene fatto il nome dell’indagato in questione politicamente esposto non per una questione di forma ma di sostanza per ribadire un metodo con il quale affrontare ed approcciarsi al commento di questi eventi. Corre l’obbligo quindi di ricordare quanto sancito dalla nostra Costituzione all’art. 27 ossia “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Non si tratta di un semplice richiamo “professorale” ma del tentativo di ricordare che anche in questi frangenti non vanno dimenticati i valori della persona che vanno difesi:la dignità ed il diritto ad un giusto equo processo. Non si tratta nemmeno di aderire al semplificato schema che divide i commentatori di questi fatti in due categorie: garantisti e giustizialisti. Si tratta semplicemente di raccomandare ai cittadini l’uso della cautela nel commento e di attendere con pazienza e fiducia (sempre) il corso della giustizia, aspettare che la magistratura completi le indagini nel più breve tempo possibile evitando di lasciarsi andare ad una narrazione semplificata “colpevole-innocente”.

Naturalmente le considerazioni sopra svolte hanno carattere universale e non possono essere usate per convenienza di parte politica avversa coinvolta dalle vicende.

Delle prime nette considerazioni senz’altro posso essere svolte sullo stato della burocrazia. Le norme che regolano l’universo degli appalti e del governo della cosa pubblica sono diventate molte e spesso troppo contorte. Non c’è da stupirsi se tra i mille rivoli di queste norme ci siano malfattori che tentano di piegare il sistema a proprio vantaggio a discapito della libera competizione e dell’interesse del cittadino.

Tuttavia è compito della politica, pensare a modifiche strutturali soprattutto in questo momento storico dove con il Recovery Plan,il sistema degli appalti dovrà funzionare al meglio assicurando la massima libera competizione tra privati.

Al lettore attento delle cronache di questi giorni vorrei rammentare il caso di Micheal Giffoni, assolto dopo sette anni e mezzo dall’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. Quest’uomo dopo l’avviso di garanzia ha perso tutto lavoro, moglie vittima del “sistema” che emette sentenze al momento dell’emissione degli avvisi di garanzie. Quanto sopra come monito ed invito a non creare un clima incendiario, evitando che nella civiltà dell’immagine istant nella quale viviamo vada in scena l’ennesimo brutto spettacolo di un processo mediatico che viene celebrato sulla carta stampata e non nelle aule di tribunale. Non c è dubbio alcuno che sulla inchiesta giudiziaria si innesta la coda della vicenda elettorale tutta centrata contro il governatore De Luca che ha messo nel mirino la gestione amministrativa del Palazzo di Città. E, naturalmente, la gestione delle politiche sociali con le coop che coinvolgono centinaia di famiglie. Quel che emerge dalle carte dell’ inchiesta è la gestione delle politiche sociali che secondo il versante politico delle opposizioni sarebbe stato il più rodato sistema clientelare del cosiddetto “sistema De Luca”. Il legittimo commento politico si scontra con le carte dell’ inchiesta, al momento scritte dall’accusa della procura. Cioè siamo ancora alla fase iniziale di una inchiesta penale che è bene venga rappresentata con tutte le voci dello scenario processuale.

Salerno non può rivivere una stagione di gogna per un avviso di garanzia o per un arresto cautelare, sia pure di un personaggio centrale delle vita politica e amministrativa. La prudente determinazione della procura di Salerno è anche un monito alla politica che ha tutto il diritto al giudizio e alla valutazione politica ma non po’ arrogarsi il diritto di un tribunale.