Nessun patto con il clan, “Assolvete Gambino e D’Onofrio”

Scritto da , 11 Giugno 2021
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Smentito dalla procura Antimafia di Salerno un accordo politico mafioso stipulato tra l’ex sindaco di Pagani Alberico Gambino, l’esponente di Fratelli d’Italia Massimo d’Onofrio e la cosca della Lamia dei D’Auria Petrosino. Lo ha messo nero su bianco, ieri, durante la sua requisitoria il Pubblico Ministero della Dda di Salerno Elena Guarino nell’aula bunker della Cittadella Giudiziaria. Per l’ex primo cittadino e consigliere regionale è stata chiesta l’assoluzione, non luogo a procedere per l’esponente di Fratelli d’Italia (prescrizione). Mano pesante invece sugli imputati ritenuti parte attiva della cosca paganese. L’udienza si è aperta con le dichiarazioni spontanee di Antonio Petrosino d’Auria, sempre assolto in altri processi. Per lui e il fratello Michele l’accusa ha chiesto rispettivamente diciotto e ventuno anni, diciotto anni per i fratelli Daniele e Vincenzo Confessore, stessa pena per Francesco Fezza, 7 anni per Michele Faiella e cinque per Gerarda Giordano. Chiesti inoltre cinque anni per l’imputazione relativa all’estorsione legata al Caf a Pagani a carico di Renato e Gerardo Cascone detto Aldo, candidato a sindaco alle amministrative 2020 a Pagani, Francesco De Risi ed Aniello Esposito, mentre per Gennaro Napolano, c’è stata una richiesta di pena a 15 anni di reclusione per algtre accuse. Assoluzione a carico di Giuseppe De Vivo, Salvatore De Maio, Tommaso Fezza, Rita Fezza e Maurizio Annunziata. Per Gennaro Galdieri e Michele Califano chiesti 15 anni di reclusione. L’inchiesta denominata Criniera, poi sfociata in processo (Elettro Pandolfi in abbreviato fu assolto) fu all’origine di Vincenzo Montemurro (ora a Potenza) e ora ereditata da Elena Guarino che ha smontato la prima tesi accusatoria secondo cui esisteva un patto tra gli esponenti della cosca della Lamia e i politici di Palazzo San Carlo. I fatti contestati nei capi d’imputazione si fermano al 2015, data del rinvio a giudizio. Questo è l’intervallo temporale su cui si basa il giudizio contro il presunto gruppo criminale di allora, Fezza – Petrosino D’Auria, egemone a Pagani – secondo il pm titolare del fascicolo prima di Guarino- in quegli anni. Un clan di camorra che sarebbe stato attivo tra il 2009 e il 2015, con rapporti tra esponenti della cosca e alcuni politici in carica a Pagani. I politici avrebbero avuto rapporti con il clan per ottenere voti in cambio di favori. Una tesi, questa, già smontata del tutto per assenza di prove nel primo processo “Linea d’ombra” e smontata ieri dalla stessa Procura. Sentenza a luglio dopo la discussione degli avvocati.

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