Nel Salotto di via Tasso 59

Scritto da , 26 novembre 2018
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Questa sera alle ore 18, Giovanna Scarsi presenterà la sua ultima opera nel Salone dei Marmi di palazzo di Città

 Di OLGA CHIEFFI

Che cosa si fa in un salotto? Innanzitutto, “conversazione”, ma anche letteratura, poesia, discussione scientifica o politica. Quindi, musica, molta musica, e canto, teatro, lettura, se è quello di via Tasso 59, del musicologo Don Giacomo. La scadenza degli incontri risulta fondamentale, è un ritmo al quale i frequentatori del salotto si abituano, diventa una consuetudine piacevole, un punto d’incontro. Esiste un legame stretto tra il pensiero filosofico dell’esistenza e della ragione umane e il sapere del progettare-costruire, entrambe hanno un comune, e fondamentale riferimento, lo spazio. Le arti, la musica sono frutto dell’ esperienza, è sempre prima “come” e poi “perché”: solo grazie a un dove che stabilizzando, normalizza, è possibile rendere comune l’esperienza, familiarizzarla, nel senso di comunicarla. Ecco perché stasera, alle ore 18, nel cuore civico della nostra Salerno, il Salone dei Marmi di Palazzo di Città, Giovanna Scarsi, personaggio catalizzatore della cultura salernitana, aprirà a tutti il suo storico salotto, la sua dimora sita nel cuore della città, presentando la sua ultima opera, pubblicata dalle Edizioni Studium Roma, “Via Tasso n.59. La Musica, una famiglia, la Vita”. Alla presentazione, moderata da Andrea Manzi, fortemente voluta dall’Amministrazione comunale, dopo i saluti del Sindaco Vincenzo Napoli e del Presidente della Commissione cultura Ermanno Guerra, interverranno quali relatori Luigi Reina e Giuseppe Acocella, del nostro ateneo, unitamente al Centro Giovani Martedì Letterari, dando anche lettura di una lettera, fatta pervenire da Miami, dal prof. Sergio Campailla, impossibilitato a presenziare. Seguirà “Messa in scena” a cura di Andrea Carraro. Famiglia e amore, storia e politica sono le linee forza che dettano l’intensità, unificando passato e futuro nell’univocità del presente come in un grande quadro d’epoca, invita il quarto di copertina. Una biografia romanzata, ovvero una narrativa memorialistica di testimonianza nella quale, attraverso la vicenda della protagonista, si snoda la storia di una famiglia speciale di antica radice del trecento dal Piemonte importata a Salerno attraverso Don Giacomo, musicologo che nel Sud trasferì la tradizione del concerto in casa, in quella casa del nobile centro storico di Salerno, in via Tasso n. 59. La vicenda muove tutta da quella casa ed in quella casa, da quel salotto fin de siécle. Che dagli anni venti raccolse i protagonisti dell’Arte, della Cultura e della Politica. Al centro un protagonista del sindacalismo rivoluzionario, Nicola Fiore, la cui storia principalmente qui si racconta, che in quella casa visse e morì precocemente a seguito delle persecuzioni fasciste che per vendetta trasversale investirono tutta la famiglia di cui era ospite. Un quadro schizzato nello spazio di un salotto, che riuniva l’intelligentia cittadina, e che scopriremo non essere l’unico ad ospitare concerti, reading di poesia, conferenze, incontri politici. Luoghi appropriati, i salotti delle famiglie borghesi, “illuminate”, in cui si svolgevano incontri, discussioni, conferenze, da intendere in un senso meno abituale e più originario, quello di “portare insieme”, secondo il significato etimologico della parola. A quegli incontri tutti “portavano” e insieme condividevano, pensieri, idee, emozioni, una potentissima motivazione, che aiuta a far sentire ognuno attore, protagonista, e non comparsa, di un’esperienza. Lo spazio, il salotto, si animava, ospitava il segno, nel suo divenir parola, suono, critica musicale, letteraria, poesia, narrazione che diventa di-segno, archè, principio in quanto da-dove della progettualità, essenziale punto di dipartimento di ogni pensiero che, per essere se stesso deve discernere, giudicare, orientarsi, criticare e che oggi, torna a restituire qualcosa di una drammaturgia segreta, in un mondo dove la comunicazione crea legami virtuali, nella quale cominciano ad annodarsi rapporti empatici, nascite, emozioni, che portano tutti a fare parte della scena.

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