Nel golfo mistico la glass armonica di Philipp Marguerre

Scritto da , 3 ottobre 2018
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Si ritorna alla partitura originale della Lucia di Lammermoor con il magico suono che penetrerà la mente della protagonista e il pubblico nella celeberrima scena della follia

 Di OLGA CHIEFFI

Chi non ha mai provato a far suonare un bicchiere sfregando il bordo della coppa con un dito bagnato? La glass harmonica, strumento trae origine proprio da questa semplice azione, fatta abitualmente a tavola, in atmosfere conviviali. Sviluppata dal Glasspiel, vera e propria orchestra di bicchieri diversamente intonati, la Glass Harmonica dimostra come anche i materiali apparentemente indicati possono essere fonte di sonorità fascinosissime, che hanno portato a considerare diversi compositori da Mozart in poi, le valenze estetiche, psicologiche, espressive di uno strumento il cui singolare suono muove ad atmosfere magiche, trasognate, ma anche talvolta inquietanti e stranianti. Non a caso, un tempo si pensava che il suono dell’armonica a vetro procurasse disagio psichico se non vere e proprie patologie in chi la suonava o in chi l’ascoltava, in più portatrice anche maledizioni. Sembra che ottenere musica da contenitori di vetro strofinandoli con le dita inumidite non fosse possibile fino alla fine del XIV secolo, quando l’uso del vetro nei bicchieri e negli occhiali divenne popolare ed alcuni artisti importarono l’uso di produrre melodie, in questo modo, dalle regioni arabo persiane. I toni variano in base alle dimensioni e allo spessore dei bicchieri, così come con la quantità di acqua al loro interno, di conseguenza, la combinazione dei diversi toni può dare origine alla melodia. Era qualcosa di estremamente suggestivo a cui vi si dedicarono studiosi e scienziati quali Galileo Galilei nel suo trattato sulla meccanica “Discorsi e dimostrazioni matematiche, intorno a due nuove scienze” e il gesuita Athanasius Kircher, uno studioso, poliglotta e orientalista che, tra mille altri interessi aveva inventato diversi tipi di strumenti musicali. Diversi i compositori rimasti stregati dal suo suono a cominciare da Mozart, il quale per la grande Kirchgessner, compose Adagio e Rondò in do minore (Adagio e Rondò per Glasharmonika, K 617), Richard Strauss, il quale nella sua opera Die Frau ohne Schatten, ha inserito fra gli strumenti anche l’armonica a bicchieri, mentre oggi, l’uso di questo strumento, debitamente modernizzato nel design e nei materiali, è stato recuperato da molti musicisti, specialmente nelle composizioni per colonne sonore di film. Questo è il caso di Elliot Goldenthal, Philippe Sarde o James Horner, ma anche artisti di altri stili come Tom Waits, Pink Floyd fino alla cantante Bjork, rapiti dai suoi suoni. Venerdì sera, si tornerà all’uso della “glassarmonica”, strumento sostituito per anni dal flauto, qui a Salerno dal nostro eccellente Antonio Senatore, che cederà la ribalta a Philipp Marguerr, il quale restituirà l’effetto originale del duetto strumento/voce nella scena della pazzia di Lucia, nell’idea originale di Gaetano Donizetti. Gilda Fiume e Philipp Marguerre evocheranno le dolcissime proiezioni di voluttà inappagate, ingenui deliriin uno spettacolo scenico e vocale di altissimo divismo. “Un’armonia celeste, di’, non ascolti?Ah, l’inno suona di nozze! Il rito per noi s’appresta! Oh, me felice! Oh gioia che si sente, e non si dice! Ardon gl’incensi!”.

 

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