Nel giorno della “festa della mamma, un ricordo particolare va a Lucia Apicella

Scritto da , 9 Maggio 2019
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Essere madre è una missione, un atto d’amore, un dedicarsi senza risparmio verso i propri figli, cercando di trasmettere loro quegli insegnamenti capaci di creare solidità nel percorso dell’esistenza.

Essere madre significa svolgere il difficilissimo ruolo di acrobata in casa e fuori di essa. Tenendo soprattutto presente le difficoltà economico sociali di un Paese quale è il nostro che, tra immani sforzi, cerca di rialzarsi. Essere madre comporta anche l’assunzione di sensi di colpa che la stessa si fa quando entra nella consapevolezza che, in taluni casi, manca il necessario per assicurare una vita tranquilla ai propri figli. Oggi di sicuro i tempi e le condizioni sono mutate rispetto al passato, ma di certo resta invariato il senso di sublimazione che ogni “mamma” porta dentro di sé . Ciò dimostra che il sentimento ed il valore esercitato verso i propri figli resta fermo anche a dispetto del trascorrere dei secoli e contrariamente a qualsiasi crisi. Questo ho modo di sperimentarlo quotidianamente con l’assessorato che ricopro, pertanto posso tranquillamente dire che non ho conosciuto una madre che non abbia rivestito il ruolo di eroina”-.

E “noi” proprio di una eroina in questo caso vogliamo parlare, una donna che negli anni “50” fu insignita dal Comune di Salerno della cittadinanza onoraria.“Lei” che, pur non essendo suoi, fu madre di tanti figli raccolti su quei campi di battaglia alla fine della seconda guerra mondiale. Ragazzi in età troppo giovane per morire, ai quali prematuramente fu strappata la vita. Grazie ad essa, le loro spoglie mortali poterono far ritorno a casa per ricevere oltre che l’abbraccio dei propri cari soprattutto una tomba dove poterli commemorare .

Parliamo di Lucia Apicella, da tutti semplicemente conosciuta come “Mamma Lucia” .

Ella era una donna minuta, dal volto scavato dalla fatica ma dal cuore superlativo che, nei giorni successivi alla fine della II guerra mondiale, impavida e non curante dei pericoli che correva, si diede da fare per recuperare a prescindere delle divise indossate, i resti dei poveri militari caduti.

Lucia Apicella nacque nel 1887 a Sant’Arcangelo di Cava de Tirreni e fin da bambina si dedicò unicamente al lavoro per contribuire al sostentamento della propria famiglia. Negli anni aprì anche una bottega di frutta e verdura, una attività che le permetteva magri incassi ma una vita decorosa. Una donna che come tante altre, non aveva ancora provato sulla propria pelle l’orrore della guerra. Per lei, fu solo questione di tempo in quanto nel settembre del 1943, nel salernitano in occasione dell’operazione “Avalanche” (attraverso la quale gli alleati sbarcarono nella “Piana del Sele”), si scatenò per venti interminabili giorni l’ecatombe.

Difatti a seguito dello sbarco, i panzer granatieri tedeschi della divisione Herman Goering comandati dal generale Konrath ritraendosi si attestarono presso Cava de Tirreni offrendo una tenace resistenza. A nulla servì il continuo bombardamento inglese operato dai velivoli del XII Comando Supporto Aereo del Generale Edwin J.House e il cannoneggiamento da mare della flotta alleata. La resistenza germanica fu strenue fino alla fine, generando in tal modo perdite notevoli da ambo le parti.

E fu proprio nell’imminenza della fine della guerra che “Mamma Lucia” sognò otto giovani soldati tedeschi che ergendosi dalla terra le chiedevano disperatamente che i loro corpi fossero riportati in patria affinché le loro famiglie potessero dargli una decorosa sepoltura.

Un sogno che scosse moltissimo Lucia Apicella convincendola ad intraprendere quella missione fatta di ricerca in ogni angolo della provincia di Salerno. I primi resti li rinvenne a Monte Castello, proprio nel posto che ella aveva sognato.

Da quel momento la sua missione non si fermo’ più.

Ma tale compito non fu per nulla agevole visto che per lo più si imbatteva in corpi resi a brandelli dalle esplosioni e mucchi di ossa disseminate ovunque. Allora, Mamma Lucia con i pochi risparmi che aveva messo da parte, si procurò delle cassette di metallo nelle quali con amore sistemava i miseri resti mortali, nonché fotografie, piastrine ed oggetti personali che, ne potessero facilitare l’individuazione. Una volta recuperati e ripuliti i resti, li portava temporaneamente presso la Chiesetta di Santa Maria della Pietà in Borgo Scacciaventi, più comunemente chiamata San Giacomo, e spesso anche a casa sua .

A Lucia Apicella si deve il ritrovamento di circa settecento ragazzi di diverse nazionalità, caduti nella nostra provincia ed in particolare nei comuni di Vietri Sul Mare e Cava de Tirreni.

I primi resti come detto furono ritrovati lungo i pendii di Monte Castello, una trentina in località Arcara, una ventina in località Santa Maria a Tuoro, e decine di altri furono rinvenuti sparpagliati tra Monte San Liberatore, Pineta La Serra, Santa Croce, Monte Pertuso, Badia di Cava, fino al Cilento dove lei vi giungeva a piedi.

Corpi dilaniati e mucchi di ossa che ripuliva con un amore che solo una madre, nel caso specifico “Mamma Lucia”, possedeva. Ella a volte scavava anche a mani nude, rischiando in taluni casi anche la propria vita, visto che si aggirava tra miriadi di mine inesplose, armi ancora con i colpi in canna e tutta una serie di strumenti di morte che la guerra nella sua follia aveva disseminato.

Una missione che portò avanti senza mai risparmiarsi e senza alcun aiuto fisico ed economico.

Lucia Apicella anche negli ultimi anni della propria vita, di certo non consapevole della grande missione umanitaria che aveva svolto, sempre con un sorriso amava ripetere: -“ A gente vo sapè che significa mamma! Essa nun ‘o sape, ma ‘a verità è ca chi dice mamma, dice Paradiso! E che ce stà ‘na cosa cchiù bell’e ‘na mamma? A verità è che io aggi’ avuto ciente e ciente figlie ‘e tutte razze… E mentre murevano accisi chilli figli belli nun tenevano a mamma vicin.”-

Il suo impagabile coraggio negli anni a venire le comportò riconoscimenti internazionali in primis da parte della Germania che insignendola con la “Gran Croce dell’Ordine al Merito Germanico” la definì “Mutter der toten “la madre di tutti i caduti”. Proprio a tal riguardo, una sera radio Stoccarda dedicandole una intera trasmissione disse: -“ Benedetto quel popolo che ha dato i natali ad una donna come “mamma Lucia”, ad esso vada tutta la nostra gratitudine ed il nostro affetto…”-

La stessa cosa fecero le Nazioni della coalizione. Dal Vaticano ricevette invece gli abbracci commossi di ben tre Papi (Pio XII, Giovanni XXII e Paolo VI), mentre il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, volle la sua presenza al Quirinale per conferirle l’Alta Onorificenza della Commenda al Merito della Repubblica.

Ma come lei ripeteva, i riconoscimenti più belli erano quelle lettere scritte con il cuore da quelle poveri madri alle quali aveva riportato i resti dei loro ragazzi.

Lucia Apicella nonostante tutti la cercassero per ringraziarla, non perse mai la propria semplicità, e quando la sua missione terminò, si dedicò ai suoi tre figli non smettendo mai di dire che la guerra significa solo pianti e lutti.

Questo lo fece fino al 23 luglio del 1982 giorno della sua scomparsa, quando all’età di novantadue anni con un sorriso si accomiatò dal mondo terreno, certa che avrebbe riabbracciato quei ragazzi che per tutta la vita sentì sempre come i suoi “figli belli” .

 

 

 

Antonio Giunto

 

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