Morte del detenuto, un indagato

Scritto da , 4 aprile 2018
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Pina Ferro

Ha visitato Aniello Bruno la sera del 24 marzo e, successivamente lo ha dimesso con la diagnosi di colica renale. Ieri, il camice bianco in servizio nell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi” d’Aragona di Salerno è stato iscritto sul registro degli indagati. Aniello Bruno, 50 anni di Angri, era detenuto nella casa circondariale di Fuorni nella sezione alta sicurezza. Il primo accesso al Ruggi era avvenuto a seguito di dolori addominali che il 50enne lamentava. A distanza di una settimana il detenuto è stato nuovamente trasferito al Ruggi e portato d’urgenza in sala operatoria a causa della perforazione di parte dell’intestino. Purtroppo, nonostante il tempestivo intervento dei chirurghi per il detenuto non vi è stato nulla da fare. Il suo cuore ha smesso di battere. Questa mattina il sostituto procuratore Nesso incaricherà il medico legale die seguire l’esame autoptico sulla salma del 50enne. In sala autoptica sarà presente anche il medico legale Panfilo Maiurano nominato dalla famiglia di Aniello Bruno ed il medico di parte del camice bianco finito sul registro degli indagati. Solo successivamente la salma sarà restituita alla famiglia per il rito funebre. A chiedere chiarezza sulle cause del decesso è stata la famiglia del 50enne attraverso l’avvocato Pierluigi Spadafora. A seguito del primo accesso al pronto soccorso e le successive dimissioni, le condizioni di salute dell’uomo sono progressivamente peggiorate. alla vigilia di Pasqua non è riuscito neppure a portare a termine il colloquio con la moglie che era andata a trovarlo. La donna lo ha trovato molto sofferente, ma quando ha chiesto agli agenti notizie sullo stato di salute del marito, pare che questi non abbiamo voluto soddisfare gli interrogativi posti. Nel corso della giornata di Sabato Santo le condizioni di Aniello Bruno sono peggiorate ulteriormente al punto da rendersi necessario, intorno alle 19, un nuovo ricorso ai medici del pronto soccorso del Ruggi dove du diagnosticata la perforazione dell’intestino. La corsa in sala operatoria e poi il decesso.

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