Morì con una pinza nell’addome

Scritto da , 29 novembre 2018
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di Red.Cro.

Alla fine è arrivatta la sentenza per una storia di malasanità. Due medici sono stati condannati, e uno assolto, per la morte di Nicoletta Ontano (una 86enne di Montecorvino Rovella), deceduta all’ospedale San Leonardo a causa di un pizza nell’addome lunga 22 centimetri. Nell’inchiesta furono coinvolti il primario Carmine Napolitano e i suoi assistenti Giuseppe De Cicco, Luca Valbano, e fu la Cassazione a riaprire il caso annullando il decreto di archiviazione e rinviando gli atti nuovamente al pm. La donna aveva vissuto per sette mesi con un klemmer nella pancia e poi morì all’ospedale salernitano dopo l’ennesimo ricovero, prima di essere sottoposta a un nuovo intervento ma non ci fu nulla da fare. I medici erano tutti in forza al reparto di chirurgia generale di Salerno. C’erano loro, nel luglio del 2012, nella sala operatoria dove la 86enne di Montecorvino Rovella fu operata per un tumore all’intestino. Sette mesi dopo, nel febbraio del 2013, la donna tornò in ospedale con dolori lancinanti al ventre e gli accertamenti diagnostici verificarono la presenza di un corpo estraneo. Non ci fu tempo di rioperarla, la paziente morì a ventiquattr’ore dal ricovero, mentre i sanitari attendevano che i valori clinici si stabilizzassero per programmare, dopo due giorni, un nuovo intervento chirurgico. Nell’addome della 86enne era stata lasciata una pinza chirurgica lunga ventidue centimetri. Il medico legale che eseguì l’autopsia l’ha trovata tra le anse intestinali, pochi centimetri al di sopra dell’inguine. Una klemmer emostatica curva, di quelle utilizzate in genere per serrare un vaso sanguigno. L’accertamento autoptico aveva rivelato che l’ansa intestinale era stata “strozzata” dall’occhiello della pinza e questo avrebbe impedito il passaggio del sangue innescando una conseguente sofferenza multiorgano. Quando a febbraio 2013 l’anziana di Montecorvino Rovella arrivò al Pronto soccorso le sue condizioni erano già drammatiche. Quel corpo estraneo, che i controlli dei mesi precedenti non avevano evidenziato, emerse con evidenza dalla Tac. Decisiva fu anche la perizia del medico legale che annotò anche un’asportazione dell’ovaia che non risultava dal referto operatorio. Diciotto mesi per i due professionisti, l’altro sempre dell’equipe medica è stato assolto. All’inizio gli indagati erano ben sette, anche l’anestesista fu scagionato.

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