Mons. Scarano: l’Apsa vaticana usata per riciclare denaro di vip

Scritto da , 6 novembre 2015
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L’Amministrazione per il Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) “faceva quello che non doveva, perché è diventata una seconda banca del Vaticano concorrente dello Ior”. Parola di mons. Nunzio Scarano, ex dipendente della stessa Apsa ora imputato in due processi (a Roma per corruzion, a Salerno per riciclaggio) afferma, in un’intervista alla Repubblica, che un conto all’Apsa “è esente da tassazione e agisce in un altro Stato, per cui può entrare e uscire denaro dal Vaticano a nome dell’Apsa”. Quindi può servire anche a riciclare? “C’erano servigi e cortesie che non erano confacenti all’ufficiom, a livello di operazioni finanziarie”.
Scarano (di cui Papa Francesco, al momento dell’arresto, disse: “Non era certo la beata Imelada”), si epsrime sul caso di Giampietro Nattino, ora al centro di una indagine della giustizia vaticana: il suo caso, dice il monsignore salernitano, “lo segnalai prima degli altri. I correntisti laici sono nascosti dietro conti cifrati, fonazioni, rubriche, lettere dell’alfabeto”. Scarano segnalò la vicenda Q”ai magistrati italiani – racconta – che mi stavano interrogando a Regina Coeli.
Gli parlai di possibili operazioni di agiotattio e spiegai che all’Apsa girabva di tutto. Il tempo mi ha dato ragione”. Nattino “faceva parte del pacchetto di clienti dell’Apsa, con privilegi particolari perché essendo un uomo ricco e potente aveva tutto quello che voleva. Ma gli affari non erano chiari”. Nattino “era amico di amici. Così si diventa correntsiti, conoscendo i delegati che dirigono le due sezioni, o il cardinale preposto o il segretario. La dirigenza insomma. Ma di questo ne parlerò sotto confessione solo con il Santo Padre”. Quanti correntisti laici? “Non ho una cifra precisa, molti sono stati mandati via.
Erano soprattutto gli amici di quello che era il delegato della sezione straordinaria quando c’ero io Paolo Mennini (figlio del braccio destro di Paul Casimir Marcinjus, fu mandato via da Papa Francesco nel novembre del 2013, ndr.), e dei suoi collaboratori.
C’erano nomi eccellenti, tra i correntisti. Non mi risulta però che ci fossero politici italiani”.
Scarano ribadisce di aver parlato con il cardinaloe tarcisio Bertone, allora segretario di Stato di Benedetto XVI. “Appena fu nominato segretario di Stato, lo incontrai alla Torre San Giovanni una prima volta, poi una seconda nel salotto della segreteria di Stato. Gli parlai degli abusi e delle anomali nella contabilità, per difendere la dignità della Santa Sede”. E lui “mi ascoltò, ma poi non ha fatto niente. No ho parlato anche ad altri superiori della Segreteria di Stato ma furono solo buchi nell’acqua. L’Apsa era diventata comeuna proprietà privata, che non portava più servigi alla Chiesa né opere di carità”. Scarano afferma di avere “la coscienza a posto”: “Io ho servito la Chiesa e non me ne sono servito”, sostiene, “ho combattuto contro tutti e non mi sono mai sporcato le mani. Non ho niente da rimproverarmi”. Conosce Francesca Chaouqui o mons. Vallejo Balda? “Mai visti né sentiti”.

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