Milanese: «Scissione Pdl – Fdi rende la campagna elettorale più difficile»

Scritto da , 28 Gennaio 2013
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La partita si gioca tutta al Senato. E non ne ha dubbi Guido Milanese, già deputato e attuale dirigente nazionale del Popolo della Libertà. Fondamentalmente lui è stato l’ultimo deputato eletto in un collegio (Agro Nocerino, 45mila preferenze) e con i suoi elettori ha ancora un rapporto stretto e diretto. Questa partita ha deciso di non giocarla in prima persona, decidendo di ritirare la candidatura nei giorni di grossa fibrillazione a via dell’Umiltà. Ma sarà comunque impegnato per la vittoria del centrodestra e del suo Pdl.
La Campania è una regione chiave in questa competizione.
«Certamente. Ci sono delle regioni che sono, secondo i sondaggi, già ad appannaggio del centrodestra. Qui il centrosinistra ha qualche punto in più ma possiamo recuperarli. Anche la provincia di Salerno ha la sua importanza strategica e fondamentale».
Ma qui ci sono anche i “Fratelli d’Italia” nel centrodestra..
«Sono una realtà importante. Loro hanno il bagaglio di amministrazione, con l’innesto nelle liste di persone che hanno o gestiscono ancora amministrazioni locali. Poi hanno l’esperienza dell’amministrazione provinciale, con in testa Edmondo Cirielli».
Voi avete il simbolo…
«Certo. Abbiamo il leader Silvio Berlusconi che è riconducibile al simbolo del Pdl. Diciamo che dalla nostra parte abbiamo “l’ideologia”, dalla loro (Fratelli d’Italia, ndr) l’esperienza amministrativa e un radicamento indubbio sul territorio. Certo è che il territorio salernitano viene obiettivamente penalizzato. A mio avviso, così, diventa una campagna elettorale difficile».
Caos liste, cosa è accaduto nel Pdl?
«C’è stata bagarre dovuta a situazioni che spesso accadano nella fase della presentazione. Il tutto è stato condito dalla vicenda Cosentino che ha aumentato la tensione nelle ultime ore. C’erano da prendere decisioni dolorose. Le condizioni erano differenti rispetto a quelle del 2008 e in questa fase avevamo una ridondanza di parlamentari uscenti. Tutte queste situazioni, unite alla vicenda Cosentino, hanno creato condizioni di estrema confusione».
Che campagna elettorale sarà?
«C’è un elettorato grigio che ancora deve decidere. La gente è confusa. C’è, in alcuni casi, disprezzo verso la politica. Lo sforzo dei comunicatori di questa campagna elettorale deve far entrare le proposte dei partiti nelle case della gente. Oggi l’elettore è più maturo e più informato e vuole conoscere anche la storia personale di ogni candidato prima di esprimere il proprio voto».
Cosa accadrà il giorno dopo le elezioni?
«La prossima legislatura sarà, secondo il mio parere, costituente. Sul tavolo ci sono le grandi riforme istituzionali. Ma nel contempo non sappiamo il grado di governabilità e non sappiamo quanto potrà durare. Nonostante ciò c’è la necessità che alcune riforme vadano fatte. Come il riordino delle Province (dove c’è una situazione kafkiana), la riduzione delle spese della cosa pubblica, la riduzione dei parlamentari e la riforma elettorale. Il tutto tenendo ben presente la situazione economica e temi portanti quali lo sviluppo ed il lavoro. Sarà, dunque, una legislatura di grande impegno e di rilancio».
Tornando a lei, il suo ritiro della candidatura?
«Da una posizione utile sono scivolato in basso ed ho inteso ritirare la candidatura per una questione di dignità personale. Continuo a svolgere il mio ruolo con il mio incarico nazionale e continua il mio impegno sul territorio. Rappresento migliaia e migliaia di amici che mi stimano e che avrebbero voluto sostenermi in questa campagna elettorale. Preferisco traghettare questo consenso in un momento in cui ci sarà la nuova legge elettorale. Io sono convinto che questo è l’ultimo giro del Porcellum, che è e resta un elemento che rende poco credibile la politica e che va riformato nel più breve tempo possibile».

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