Milanese: “La violenza giovanile figlia di società iniqua”

Scritto da , 19 Maggio 2021
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di Rosa Coppola

“I nostri tanti sacrifici hanno avuto riconoscimenti, oggi invece molti coprono posti senza sforzi minimali. Vivono come una pentola a pressione pronta ad esplodere. A questo va aggiunta l’incertezza del futuro. Sì, la troppa libertà dei genitori genera o può generare disvalori e violenza”, Un messaggio semplice, chiaro, importante quello che Guido Milanese, psichiatra, ha evidenziato intervenendo nella trasmissione “le Cronache Salute” in onda ieri sera sui canali social del quotidiano che ha affrontato il tema della violenza giovanile – emersa prepotentemente dopo mesi di isolamento causato dal Covid- all’indomani dei noti fratti di cronaca nera avvenuti a Salerno nel fine settimana scorso (maxi rissa tra giovanissimi, due accoltellati finiti in ospedale- ndr)- Lo psicoterapeuta ha sottolineato il ruolo determinante che ha avuto la Didattica a distanza, in negativo, lasciando soli i ragazzi. “La tecnologia non può sostituire le relazioni. Molti che non amavano andare a scuola oggi la rimpiangono. La violenza nasce da una società iniqua, dove c’è un processo di ricchezza senza sforzo. Sembra che nessuno vuol prendersi carico di questi giovani”, ha concluso. Sulla stessa scia l’intervento di Rosa Zampetti della Asl Salerno, referente della Unità operativa semplice dipartimentale ‘Promozione salute’, attraverso il dettagliato intervento. E sul ruolo dei genitori ha dichiarato: “Non mi sento di colpevolizzare i genitori”, sollecitata dalla domanda di Pina Ferro, ha sì concordato facendo però un distinguo, sottolineando la necessità di dover acquisire consapevolezza. “Spesso sono disarmati, i ragazzi spesso non portano a casa quanto accade fuori e si mortificano di ammettere che sono bullizzati. Da qui l’idea a breve di dar vita al Progetto di “Genitorialità consapevole”, ha concluso. Tania Amoruso, magistrato presso il Tribunale della Procura di Nocera Inferiore (diretta da Antonio Centore) ha invece parlato di “un diritto penale spuntato, di un campanello d’allarme acuito dalla pandemia, dalle chiusure che ha cambiato le nostre abitudini, della difficoltà anche di presentare denunce. Giunte alle prima riaperture”. Il professore Antonino Sessa, associato di diritto penale presso l’Università degli Studi di Salerno, ha snocciolato in modo chiaro e conciso il fenomeno della violenza minorile. “Il diritto penale non esiste”, ha dichiarato dando il senso di un dover necessariamente mettere mano e rivedere norme e non solo altrimenti la situazione non cambierà, rispondendo alla domanda se esistono progetti di rieducazione minorile, non solo sulla carta. “Non si mette mano al diritto per gli adulti, figuriamoci se si fa per i minori. La recidiva è dietro l’angolo se non capiamo la causa, dobbiamo reagire. Come reagiamo? Con civiltà. Non è una società facile, è complessa, molto. Oggi i criminali studiano. Puntiamo sulla multi agenzialità”, ha concluso.

 

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