Michelini e Vergini: musicalità essenziale

Scritto da , 8 Novembre 2021
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di Olga Chieffi

Buon concorso di pubblico nella chiesa di San Benedetto, per la prima serata della XIII edizione del PianoSolo Festival, firmato da Paolo Francese, tre serate ospiti del cartellone di Salerno Classica, in cui si è scelto di proporre al pubblico, concerti per pianoforte e orchestra con trascrizioni per ensemble d’archi, tra versioni a parti cosiddette “reali” e l’omaggio a quell’angolo di felicità che amavano regalarsi i cosiddetti “dilettanti”, nei secoli scorsi, un’oasi dell’ozio creativo, in cui si faceva musica, senza secondi fini, ricercando unicamente la condivisione della gioia di un incontro fra le note. Queste affinità elettive abbiamo ritrovato tra le antiche pietre della Chiesa di San Benedetto, tra gli organizzatori, tutti musicisti, di Gestione Musica e PianoSolo Festival, il pubblico e gli stessi protagonisti del concerto, i pianisti Moira Michelini e Marco Vergini, quest’ultimo intervenuto al posto della pianista Anna D’Errico, sorpresa da una quarantena preventiva impostale per essere stata a contatto con un presunto caso di covid, solisti in dialogo con l’Ensemble Lirico Italiano, in quintetto, con Annalaura Tortora e Ilario Ruopolo al violino, Mattia Cucillato alla viola, Francesco D’Arcangelo al cello e Luigi Lamberti al contrabbasso. Moira Michelini si è cimentata con il primo Concerto in Re minore BWV 1052 di Johann Sebastian Bach. La Michelini è una solista di grande scrupolo testuale, dal gesto misuratissimo. Tanta delicatezza e finezza, quasi una forma di discrezione, intuita anche dal posizionamento del coperchio del pianoforte semi-chiuso, è stato un tentativo di rendere alla molteplicità delle voci, che tendono l’armonia bachiana, un significato non diminutivo né generico. Bach è per ogni pianista occasione d’entusiasmo e frustrazione (per dirla con Murray Perahia). La sua musica pare dapprincipio quasi un gioco didattico, un’analisi predisposta dal sapere tecnico, poi, il passo si fa sempre più misterioso, sprofondandosi nella moltitudine delle ipotesi combinatorie che la pagina elabora in un dialogo con l’ensemble. Moira Michelini ci ha accompagnato in questa spirale, pur non sostenuta dall’acustica della chiesa, con il gesto di una officiante discreta, cercando quasi di sparire, con il compito di voler restituire al suono una purezza appropriata in cui i significati originari fossero tutti presenti, ma insieme mirabilmente distinti. Applausi calorosi del pubblico per Moira Michelini, che ha quindi, lasciato la panchetta del pianoforte al pianista Marco Vergini. Marco Vergini, alla sua prima, qui a Salerno, si è rivelata una splendida sorpresa, che ha messo in luce il suo indiscutibile talento pianistico e la propria musicalità in maniera garbata ed essenziale, nel concerto per pianoforte e orchestra n. 2 op. 19 in Si bemolle maggiore di Ludwig van Beethoven. Assecondato dall’Ensemble lirico Italiano, Vergini ha dettato un impronta interpretativa che nello stacco dei tempi, nel fraseggio, nell’uso delle dinamiche, non ha inteso imporre il carattere titanico e travolgente, proprio di molta letteratura beethoveniana, preferendo, invece, porre in risalto la ricchezza dell’inventiva melodica e dell’eleganza armonica di questa pagina. Così, la plastica forza espressiva del primo tema non è giunta mai ad un netto e deciso contrasto con l’affettuoso lirismo del secondo. Una lettura quella di Vergini e dell’Ensemble, che hanno preparato l’intera partitura in soli due giorni, pervasa di serenità e ottimismo, a volte vivace e “spirituosa”, che, per l’equilibrio nel dosaggio delle sonorità e per la cura della cantabilità ha incantato l’esigente pubblico in sala. Appuntamento a sabato prossimo 13 novembre, sempre nella incantevole chiesa di San Benedetto per un programma davvero speciale per la serata titolata “Prime assolute”, che verrà inaugurata proprio dalla prima mondiale di “All’ombra del Terebinto” per violino, viola, cello e pianoforte, di Gianvincenzo Cresta, quindi, Paolo Francese si cimenterà col Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 op. 37 nella trascrizione di V. Lachner, sostenuto dal Quintetto dell’Ensemble Lirico Italiano, che chiuderà il programma con la “musica notturna delle strade di Madrid” di Luigi Boccherini.

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