Maze: nel labirinto dell’umano

Scritto da , 31 Gennaio 2020
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Questa sera, alle ore 21, il cartellone di Mutaverso Teatro ospiterà alle ore 21, presso l’Auditorium del Centro Sociale la live performance delle UnterWasser

Di OLGA CHIEFFI

La Stagione diretta da Vincenzo Albano ospiterà oggi alle ore 21, presso l’Auditorium del Centro Sociale di Salerno, il gruppo di ricerca UnterWasser che porterà in scena “Maze”, live performance di ombre ideata e creata dalle performers Valeria Bianchi, Aurora Buzzetti, Giulia De Canio, con la consulenza tecnica di Matteo Rubagotti e le musiche originali di Posho. Utilizzando le fonti luminose come telecamere, saranno animati a vista e proiettati su un grande schermo corpi tridimensionali e sculture, creando l’illusione di assistere a una pellicola cinematografica grazie al movimento di luci e oggetti. A guardare il mondo sono gli occhi di una donna, e a susseguirsi in una narrazione frammentata e lirica gli istanti salienti della sua vita. “Maze” è una riflessione sull’esistenza, che si nutre dei versi e delle immagini di poetesse come Mariangela Gualtieri, Emily Dickinson, Etty Hillesum, Wislawa Szymborska, Laurie Anderson, e si accompagna a una colonna sonora originale ed evocativa. Le ispirazioni estetiche sono tratte dal disegno a linea continua di Steinberg, dalla permeabilità e leggerezza delle architetture in rete metallica di Tresoldi, dalla morbidezza del tratto di Modigliani, dalla delicatezza dei disegni cuciti di Maria Lai. Le sculture che raffigurano i volti sono state realizzate con riferimento esplicito all’opera di Calder, in particolare alla sua produzione di ritratti in fil di ferro. Il teatro di UnterWasser è un’installazione mobile da fruire nell’evolversi delle scene e nella trasformazione della materia davanti allo spettatore. L’animo delle UnterWasser è intriso di una sensibilità disinteressata, innocente e incontaminata come la fantasia di un bambino, una ricerca della libertà espressiva senza la razionale logica maturità dell’Uomo, quasi come volessero, attraverso mezzi primari, educare l’Uomo a fare uso della propria fantasia oltre qualsiasi limite ragionevole. Le ossessioni quotidiane della vita, un’epoca pronta solo ad inventare macchine di morte, devono distaccare infatti l’arte per liberare l’umanità dalle realtà con un equilibrio e purezza che non turbi. Le immagini sono tratte dal mondo dell’onirico, pozzo da cui attingere suggestioni dell’universo interiore, con riferimenti estetici ispirati all’arte figurativa. L’estetica del lavoro scenografico si caratterizza per la leggerezza e permeabilità delle architetture in rete metallica e, al contempo, la morbidezza e delicatezza del tratto e dei disegni. Le sculture che raffigurano i volti sono realizzate con fil di ferro al fine di creare effetti grafici che richiamino disegni animati, schizzi, tratteggi dinamici. Il teatro visuale senza parole di “Maze” rappresenta il un punto di forza: in scena un’indagine sull’umano e le sue sfaccettature raccontata con un linguaggio universale, attraverso quel ferro lieve, leggero, quel ferro che forse un giorno arrugginirà, e per intanto brilla, ipnotico, di poetiche e infinite illusioni, in palcoscenico.

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