Maurizio Pastore: “Vivo grazie ad un’autista dell’Humanitas che ha lottato per farmi ricoverare”

Scritto da , 14 Marzo 2021
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di Monica De Santis

Maurizio Pastore, è uno degli imprenditori salernitani più noti, ma la sua notorietà è aumentata ancor di più quando negli anni ‘90 fu il fondatore e presidente della goliardica Associazione Playboy Salernitani. Protagonista indiscusso delle belle serate nei locali della city e della provincia, grande organizzatore, da alcuni anni aveva deciso di dedicarsi solo all’azienda di famiglia scomparendo di fatto dalla scena del by night salernitano. Oggi torniamo a parlare di lui per una brutta storia che l’ha visto, suo malgrado, protagonista. Colpito da Covid – 19, ha rischiato di morire e se oggi riesce a raccontare la sua avventura è grazie “In primis a Roberto Schiavone e a quell’autista della sua Humanitas che mi ha accompagnato ad Eboli e poi a tutti i medici ed infermieri del nosocomio ebolitano che sono stati unici, esemplari”. Parte con i ringraziamenti, Maurizio Pastore, a raccontare la sua battaglia con il Covid. Una battaglia iniziata lo scorso 30 gennaio quando Maurizio Pastore inizia ad accusare i primi sintomi di raffreddore ed affaticamento respiratorio. Il giorno dopo si fa il tampone. Risultato: positivo…

“I medici mi dicono che devo rimanere a casa, io chiedo di essere ricoverato perchè sentivo che il respiro iniziava a mancarmi, ma niente, mi hanno risposto che non ero così grave da necessitare il ricovero. La notte del 7 febbraio sto malissimo, non respiro e così chiamo il 118. Ma anche questa volta, ed ho tanto di referto a testimonianza, mi viene dette che non è nulla, che sono io che mi sono fatto venire un attacco di panico. Così l’8 mattina presto chiamo il mio vecchio amico Schiavone dell’Humanitas e gli chiedo di fittarmi un’ambulanza e di aiutarmi a farmi ricoverare. Mi manda immediatamente una sua ambulanza che mi accompagna all’ospedale di Eboli dove ci sono ancora posti liberi. Arrivati lì l’autista comunica che c’è bisogno di eseguire una tac su di me. Ma non avendo nessuna prenotazione e visto che nessun medico aveva chiamato preannunciando il mio arrivo, nessuno voleva farmela. Ecco questo ragazzo, al quale devo tutto, non ha mollato e mentre io dentro l’ambulanza iniziavo a perdere i sensi, lui entrava ed usciva dicendo a tutti che non sarebbe andato via fino a quando non mi avessero fatto la Tac. Dopo più di un’ora di attesa mi portano dentro, mi fanno la tac ed immediatamente mi ricoverano in terapia intensiva, dove non vengo intubato ma mi mettono una mascherina per darmi ossigeno, perchè i miei polmoni erano praticamente fermi”.

Quanto tempo resta in terapia intensiva?

“Sono rimasto 30 giorni. I primi 15 con ossigeno h24, poi piano piano hanno iniziato a togliermelo”.

Per un uomo come lei abituato a stare sempre in mezzo a tanta gente, cosa ha significato stare 30 giorni da solo in ospedale?

“Mi sono serviti per riflettere. Ho ripercorso la mia vita, errori, successi, divertimento e delusioni. I primi giorni poi pensavo a mia figlia, alla mia compagna a mia madre e i miei fratelli, avevo paura di morire e di non poterli rivedere. Ho capito tante cose ed è per questo che quando starò di nuovo bene, tornerò ad uscire come prima, ma non sarò più lo stesso Maurizio Pastore di una volta, perchè ho capito quello che conta davvero nella vita”. Come è stato trattato ad Eboli?

“Benissimo, anzì io devo ringraziare davvero tutti, ora ho capito perchè ‘Cristo di è fermato ad Eboli’, perchè lì ci sono delle vere e proprie eccellenze sia in campo medico che infermieristico. Oggi posso dire che sono stato fortunato perchè sono stato ricoverato ad Eboli, un piccolo ospedale che vanta uno staff di primissimo ordine”.

Il momento più brutto?

“I primi giorni, quando credevo di non farcela, quando la mascherina dell’ossigeno mi dava fastidio perchè mi sentivo rovinare la bocca, i denti, il sano e cercavo di togliermela, poi però i medici mi hanno spiegato che dovevo tenerla sempre altrimenti sarei morto e ho stretto i denti e sono andato avanti”.

Quante persone erano ricoverate con lei in terapia intensiva?

“I posti disponibili erano 10 ed era tutti occupati”.

Dopo i 30 giorni in terapia intensiva è stato trasferito in reparto?

“No, sono risultato negativo ai tamponi e quindi, avendo bisogno di posti, mi hanno dimesso ed ora sono a casa, da un paio di giorni”.

E come si sente ora?

“Malissimo, ho perso 18 chili, non riesco a stare in piedi, ho dolori alle spalle, se dal letto mi alzo per andare in bagno mi viene l’affanno e subito dopo mi devo straiare. Poi visto che sono stato per oltre 25 giorni disteso nella stessa posizione i muscoli hanno iniziato ad atrofizzarsi e adesso mi fanno male. Ma sono tutti sintomi questi di cui ero stato messo a conoscenza dai medici. Mi hanno detto che tra 5 o 6 mesi inizierò a stare meglio e che tra un anno circa tornerò quello di prima, più o meno”

Ha idea di dove può aver contratto il virus?

“No, credo forse in azienda toccando qualcosa che non dovevo, o forse parlando con qualche persona asintomatica. Davvero non ne ho idea”.

Ha contagiato anche altre persone?

“Si, nel giro di un paio di giorni dopo che io sono risultato positivo, sono risultati positivi anche la mia compagna, i miei fratelli e le mogli. Fortunatamente loro però non hanno avuto la polmonite bilaterale. Solo lievi sintomi dovuti al Covid ed ora stanno tutti bene”.

Si sente un fortunato?

“Si, davvero. I medici mi hanno detto che se quell’8 febbraio non fossi andato in ospedale per ricoverarmi sarei morto il giorno stesso. Mi sento fortunato perchè il mio amico Roberto Schiavone, come sempre mi ha aiutato, mettendomi a disposizione una sua ambulanza e dandomi l’autista più cocciuto di tutti, uno che non ha mollato fino a quando non è riuscito a farmi ricoverare. Mi sento fortunato perchè sono stato seguito da medici ed infermieri eccezionali. E mi sento fortunato perchè Dio ha ascoltato le mie preghiere. In questo periodo mi sono avvicinato molto a Dio, ho pregato molto, come non avevo mai fatto”.

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