Massimo Ranieri e la nascita del night all’italiana

Scritto da , 10 Ottobre 2019
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Da questa sera il teatro Verdi ospiterà lo spettacolo “Malìa, notti splendenti”, in cui il cantante napoletano, proporrà le canzoni degli anni ’50-’60 che strizzavano l’occhio allo swing e ai ritmi latini, scrivendo la storia dei leggendari locali notturni del boom italiano

Di OLGA CHIEFFI

“Bimba dagli occhi pieni di malìa….” canta Pinkerton nel bluemoon giapponese, prima di far sua Butterfly e la malìa napoletana evocherà Massimo Ranieri sul palcoscenico del Teatro Verdi di Salerno da questa sera, con sipario alle ore 21, sino alla pomeridiana di domenica. Massimo Ranieri ha, infatti, dedicato due album a quella Malia, che sa di magia, di incanto, di particolari atmosfere, scegliendo il neapolitan song-book degli anni ’50-’60, ovvero quello delle incontrastate stelle dei locali notturni, da Mina, a Buongusto, dalla Bussola alla Capannina, non certo dimenticando Ugo Calise e Peppino di Capri, per rinverdire i fasti del famoso Rangio Fellone, con quei ballabili che strizzavano l’occhio allo swing, tra tempi di beguine e moderati slow, dolci melodie e parole sussurrate nel nostro musicale dialetto, adatte al ballo guancia a guancia, in una notte di luna. L’espressione artistica a Napoli è da sempre un risultato di mescolanza di culture diverse. Da contaminazioni a dominazioni, dal porto all’entroterra contadino, le influenze stilistiche sono svariate e si collocano in un’ancora viva di storia millenaria che solca la città. Questo processo storico ha determinato un’apertura culturale costante, anche se a volte settoriale o troppo spesso mascherata dietro precarie chiusure mentali. Molti che oggi approcciano a forme artistiche a Napoli guardano a culture straniere, studiandole e proponendole ai fruitori con la propria forma, spesso inconsciamente contaminata.  Ritroveremo Massimo Ranieri, sul palcoscenico del massimo cittadino sostenuto, questa volta, dagli esponenti del jazz classico italiano, ovvero Stefano Di Battista al sassofono contralto e soprano, Sebi Burgio al pianoforte, Riccardo Fioravanti al contrabbasso, Marco Brioschi alla tromba e al flicorno soprano, Stefano Bagnoli alla batteria, strumentisti che confermano quella loro inconfondibile capacità di lettura della melodia estremamente cantabile, sotto la quale si muovono sofisticazioni armoniche e salti cromatici, con quel modo disinvolto di spostarsi da un estremo all’altro del proprio registro strumentale, preservando però la voce suadente di un mainstream morbido e lussureggiante. E’ l’incontro tra Napoli e l’America, l’essenza dello spettacolo, sbocciato in quel settembre del 1943, con il vento del jazz che soffiò sull’Italia, nascendo sulle spiagge di Salerno. “Resta cu ‘mme”, “Luna Rossa”, “Torero”, “Tu si ‘na cosa grande”, “Tutta ‘nata storia” “Malafemmina”, “Dove sta Zazà”, passando per “Strada ‘nfosa” di Modugno, “Tu vuo’ fa l’Americano”, “Indifferentemente”, “Lazzarella” e “Vieneme ‘nzuonno”, omaggio al Maestro Sergio Bruni, che Calone accompagnò in una tournée negli USA a soli quattordici anni con il nome di Gianni Rock, “Ue ue e che femmena”, “Nun è peccato” e “ ‘o Sarracino”, le tappe di un viaggio nella malìa napoletana, in cui Massimo Ranieri rivelerà la sua innata capacità di trasporre con creatività il tessuto armonico e melodico della canzone italiana d’autore, un progetto musicale colto e raffinato, che ben riflette il mondo poetico della nostra tradizione canora, in cui Ranieri e in particolare la formazione d’appoggio, si rivelerà artigiano di toni e timbri, armonie e “disarmonie”. Il saper coniugare la propria eccelsa statura culturale con una capacità davvero rara di regalare profonde emozioni, la voglia di mettersi in gioco attraverso un processo di creazione straniante ed anticonvenzionale, che gioca in qualche caso a creare riusciti contrasti tra le atmosfere gioiose dei suoni e la sofferta drammaticità dei testi originali, saranno gli ingredienti del concerto salernitano.

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