Massimiliano Petrullo in lacrime “Solo assurdità, nessun aiuto per salvare Paolo”

Scritto da , 10 Luglio 2013
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“Una tragedia annunciata, un dramma che non auguro di vivere a nessuna famiglia”. Non riesce a trattenere le lacrime Massimiliano Petrullo. Ha lottato fino all’ultimo istante per salvare il fratello Paolo; per evitare la tragedia che si è consumata domenica mattina quando l’ex difensore della Salernitana ha perso l’equilibrio, in seguito ad un malore, ed è caduto dalla rampa delle scale. L’impatto violento con una ringhiera avrebbe provocato il trauma cranico ed il conseguente decesso. “Chi vuole suicidarsi di certo non lo fa lanciandosi dal primo piano – spiega Petrullo. Ha accusato un malore, dopo una breve discussione, ed è caduto giù ma non è quest’aspetto che ora mi preme chiarire. Mio fratello non era quello che è stato descritto in questi giorni. In molti hanno giudicato senza conoscere i fatti, senza conoscere nulla di questa storia che ha sconvolto la mia famiglia. Altro che bicchiere e altre cose assurde che ho sentito come, per esempio, il fatto che non abbiamo messo i manifesti e celebrato i funerali in forma privata quasi per vergogna. L’unico nostro pensiero, invece, è stato per il figlio che ancora non sa che il papà è morto”. Massimiliano ha tenuto dentro, per mesi e mesi, il dispiacere e la rabbia di vedere un fratello spegnersi giorno dopo giorno. Ha fatto il possibile, e di più, per accompagnarlo fuori da quel tunnel nel quale si era infilato. “Mi sono trovato davanti ad un muro di gomma. Ogni mia richiesta veniva prontamente respinta”. Un malessere oscuro che lentamente stava minando nell’animo e nel corpo Paolo Petrullo. “La situazione si è aggravata ad inizio anno e per tale motivo abbiamo deciso di farlo seguire da uno psicologo, il dottore Marano, ma purtroppo non ci sono stati progressi significativi in quanto lui non seguiva la terapia perché prendeva le medicine e beveva e, di conseguenza, non riusciva a venire fuor da questo circolo con tutte le conseguenze del caso”. Massimiliano non è arreso alla prima difficoltà. “L’abbiamo portato anche alla comunità Leali di Caserta ma dopo dieci giorni è andato via. Ho chiesto l’intervento del Cim di Pastena, sollecitato il reparto di pschiatria del Ruggi e, addirittura, chiesto aiuto ad alcuni amici nella polizia e nei carabinieri per verificare se ci fossero i presupposti per farlo arrestare”. Massimiliano Petrullo, anche lui ex talento calcistico non espresso del tutto, ha trovato sempre la strada sbarrata. Non un consiglio, una parola illuminante per una soluzione efficace. “Al contrario si è finito quasi con lo strumentalizzare la vicenda di mio fratello come in occasione dell’episodio di Potenza. Un’altra ricostruzione artefatta senza conoscere le risultanze dell’inchiesta delle forze dell’ordine nè gli atti processuali (due i processi già passati in giudicato). Anche in quel caso ebbe un malore: Paolo soffriva di asma e quando si sentì venir meno inizio a strapparsi i vestiti per respirar meglio… Il malore lo mandò in tilt e sfogò la sua rabbia contro alcuni oggetti che erano sul treno. Altro che spogliarello con biancheria leopardata come qualcuno ha anche riferito”. Una condizione che rendeva Paolo Petrullo pericoloso per se stesso e per gli altri. “Ed è per tale motivo che avevo chiesto avevo chiesto la settimana scorsa, pochi giorni prima della tragedia, allo psichiatra di intervenire per provvedere all’arresto o ad un trattamento obbligatorio (forte anche di un documento firmato dai condomini del palazzo dove risiedeva in via Posidonia) ma quest’ultimo ha riferito che non c’era la necessità ed abbiamo visto com’è andata. Con chi me la dovrei prendere io ora? Non auguro a nessuno di vivere una situazione del genere. L’ho visto scaricare dall’ambulanza, davanti l’abitazione di via Posidonia, come un animale invece di trasportarlo in ospedale. Senza nessun ritegno. Tutti mi dicevano che non si poteva fare nulla nonostante i mei continuii appelli e domenica si è consumata una tragedia annunciata. Non potete immaginare quello che sta vivendo la mia famiglia ora.Vorrei soltanto che la memoria di Paolo fosse rispettata: non era la persona che hanno conosciuto negli ultimi tempi”.

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