Massa e potere, note a margine della Movida nell’era Covid

Scritto da , 22 Ottobre 2020
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Operatori culturali, unitamente al sindaco e agli amministratori hanno condannato il modo di divertirsi degli adolescenti di oggi

 

Di Olga Chieffi

Ieri mattina il Salone dei Marmi di palazzo di città, il centro, il cuore della Civitas Salernitana, ha ospitato la conferenza che ha archiviato con buoni numeri e nuove e inattese sinergie, l’Estate salernitana, svoltasi tra l’Arena del Mare, l’Arena dei Barbuti e il teatro Augusteo. L’ordinanza del governatore De Luca con la chiusura delle scuole e il giro di vite nei confronti della Movida è, naturalmente, stata oggetto di riflessione, da parte del sindaco e degli assessori presenti, Dario Loffredo e Antonia Willburger, anche in vista dei possibili eventi autunnali e della kermesse natalizia. Ragazzini in coma alcoolico, trasportati nella notte al pronto soccorso, spostano, purtroppo, l’ago della discussione ben oltre la sorveglianza, pur attenta, della forza pubblica, si parla di omologazione, di branco, di gruppo, di educazione, di assenza della famiglia, di valori. “Possiamo anche schierare l’esercito e quant’altro, ma la massa è impossibile da controllare. Bisogna che si diventi responsabili per se stessi e per gli altri”. Il Sindaco è uso donare una citazione, in ogni suo intervento. Stavolta la diamo noi ricordando “Massa e potere”, un’opera titanica di Elias Canetti. Prima di diventare una vistosa caratteristica delle società moderne, la massa è stata, la massa continua ad essere molte altre cose. Per avvicinarci a capirla, bisogna innanzitutto ricordare – come dice un antico testo ebraico – «che non esiste spazio vuoto fra cielo e terra, bensì tutto è pieno di schiere e moltitudini». La massa è qualcosa di esterno, ma può essere anche interna; è visibile, ma può essere anche invisibile; può uccidere, ma attrae. Massa è in primo luogo quella sterminata dei morti. Come far intendere ai ragazzi che può esistere un di-vertimento un momento di-verso, che forse può aver luogo proprio andando a curiosare fuori dai luoghi comuni della massa? Il vestiario omologato, il selfie provocante davanti al locale per far sapere che si è lì in quel preciso istante, il giro alcolico, il ballo, il rincasare alle prime luci dell’alba. Trasgressione? Non è forse meglio, per dirla con il nolano Giordano Bruno “Non temete di nuotare contro il torrente. È di un’anima sordida pensare come il volgo, solo perché il volgo è in maggioranza”.  Accogliamo l’invito delle associazioni giovanili a cambiare questo tipo di Movida vuota, dell’annoiarsi di annoiarsi, cerchiamo di far provare ai giovanissimi a varcare la soglia di un teatro, cerchiamo di conquistare nuovo pubblico al mondo dell’arte, facciamo un passo indietro, quando a tavola ci si riuniva e si parlava, non come ora che si vive in un eterno dialogo virtuale in tenebrosa solitudine, tentiamo di far cultura anche con l’arte della mixologia, del cocktail. Vanitas vanitatum et omnia vanitas, è aforisma incontrovertibile, ma cerchiamo di rallentarne il processo sia fisico che morale cercando di risparmiare la gioventù, il futuro, che siamo chiamati a guidare, dal divenire rappresentante di una rinnovata legge estetica dove il tempo, la vita, l’emozione, l’interiorità sono bandite a favore della vacuità e del sempre tutto uguale e del sempre tutti uguali, in una eterna dissolvenza dell’essere che orienterà “la massa” verso il nulla.

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