Mario Capunzo: “In campo per il rettorato per le nuove generazioni”

Scritto da , 9 Maggio 2019
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Il professor Mario Capunzo è candidato alla carica di Rettore dell’Università di Salerno. E’ nato a Napoli nel 1956. Ha conseguito la laurea in medicina e chirurgia con il massimo dei voti e la lode E’ specializzato in Igiene e Medicina Preventiva conseguita con il massimo dei voti e la lode presso la Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva della II Facoltà di Medicina e Chirurgia della Università degli Studi di Napoli. E’ professore ordinario di Igiene a tempo pieno nella Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Salerno dal 1/2/2004. Presidente del Corso di Laurea in Scienze della Formazione dell’Infanzia e della Preadolescenza della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Salerno dal 2006 al 2010. E’ stato Preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Salerno e direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Salerno. Professore Capunzo perché si candida a guidare l’Università di Salerno? «Mi candido perché in quasi quaranta anni di vita accademica ho avuto la possibilità di maturare una serie di esperienze che ritengo indispensabili per chi si voglia proporre alla guida di una Ateneo importante e complesso come quello di Salerno. Aggiungo che ho avuto anche l’opportunità di fare esperienza trasversale, sia nel settore umanistico presso la Facoltà di Magistero, Scienze della Formazione di cui sono stato anche preside; che in quello scientifico, presso la Facoltà di Farmacia e poi in quello Sanitario come Direttore del Dipartimento di medicina per due mandati. Non sono uomo di parte ma ho a cuore l’Università di Salerno come istituzione». L’attività del rettore Tommasetti, che si appresta a lasciare la carica a giugno, come la giudica? «Sono consapevole del fatto che è facile giudicare e criticare, ma è difficile fare. In questi ultimi anni indubbiamente l’ateneo ha raggiunto risultati importanti, ma ci sono state molte divisioni. Il valore di una comunità si può valutare solo alla luce delle posizioni nelle classifiche nazionali ed internazionali? Io credo che ogni ateneo debba rappresentare un punto di riferimento per il territorio. Da questo punto di vista ritengo che si debba ancora lavorare molto». E la bufera che ha investito l’attuale rettore che non si sospende in quanto candidato con la Lega alle elezioni Europee? Cosa ne pensa? «Rispetto le idee di tutti. Ognuno è libero di candidarsi con il partito che predilige. Credo che il rettore dell’Università debba essere prima di tutto super partes. Mi auguro che il nostro rettore riesca ad esserlo anche se oggettivamente in queste condizioni non è e non sarà facile». Quali sono i mali attuali che affliggono l’Ateneo di Salerno? Come pensa di risolvere questi problemi? «I mali che affliggono l’università di Salerno sono comuni alla maggior parte degli atenei; tra questi l’abbandono degli studi o i tempi eccessivamente lunghi per conseguire la laurea, la mancanza di serie prospettive di lavoro interno o esterno per i giovani, e poi come ho avuto modo di dire ultimamente, il fatto che ingenti risorse vengano unicamente ed indiscriminatamente dirottate verso strutture del nord del paese. Per quanto riguarda la risposta a questi e ad altri problemi credo che ci sono cose che si possono e si devono fare nell’immediato ed altre che devono essere avviate per dare risultati nel tempo. Quindi una politica basata su azioni concrete da attuare subito ed un programma di più ampio respiro da avviare quanto prima». Cosa farà, se eletto, per gli studenti, per il personale amministrativo per i docenti? «Fondamentale il rapporto con il territorio per favorire l’occupazione dei nostri laureati. Per gli studenti è necessario ampliare il numero di servizi e di opportunità a costi molto contenuti o quasi zero, dai trasporti, alla possibilità di accesso nella regione a cinema, teatri musei, eventi, palestre. Tutto questo ovviamente dopo avere prima di tutto garantito nel migliore dei modi là partecipazioni alle attività didattiche e laboratoriali. Per il personale tecnico ed amministrativo è necessario riorganizzare la struttura amministrativa con l’obiettivo di assumere nuovo personale, avere più dirigenti, soprattutto superare il modello dei distretti amministrativi che non hanno risposto in questi anni alle esigenze di buona amministrazione. Per i docenti di concerto col Miur bisogna avviare percorsi finalizzati a consentire ai tanti docenti abilitati alla prima ed alla seconda fascia di potere occupare i ruoli che con tanta fatica hanno legittimamente conquistat . È necessario altresì eliminare la piaga della precarizzazione del lavoro dei giovani, ripristinando il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato. Tutti vogliono di un ateneo che funzioni e sia in grado di consentire la competizione a livello nazionale ed internazionale». Cosa mettere in campo per evitare che i cervelli fuggano all’estero? «Per quanto riguarda la fuga dei cervelli ed il rapporto tra giovani e mondo del lavoro la mia idea è che sia necessario creare una rete degli atenei e delle strutture di ricerca del Mezzogiorno, perché solo attraverso la formazione e la ricerca si possono creare occasioni di sviluppo del territorio che si traducono in opportunità di lavoro per i giovani. In questi anni gli atenei si sono messi in forte competizione tra di loro per conquistare migliori posizioni nelle varie classifiche. Bisogna adottare una politica di sistema che punti al miglioramento complessivo della formazione universitaria e della ricerca per fare in modo che le risorse che oggi vanno tutte al nord possano essere assicurate anche alle strutture del Mezzogiorno. Solo così eviteremo la fuga di cervelli ed anche l’iscrizione dei nostri giovani nelle università del nord che sono in più stretto contatto con il sistema produttivo». Come giudica gli altri candidati alla carica di rettore? «Sono certamente persone di grande valore che rispetto e stimo profondamente. Sono dell’avviso che il rettore di questa grande Università debba avere storia accademica e dimostrate capacità di governo delle istituzioni». Quale futuro per l’Università di Salerno? «L’ateneo di Salerno in pochi decenni è diventata una importante realtà riconosciuta in ambito nazionale ed internazionale. Tutto questo è merito di quanti, dal personale amministrativo e tecnico ai docenti, hanno dedicato la propria vita al suo sviluppo. Grande merito è dei tanti rettori, presidi di Facoltà e Direttori di dipartimento che sapientemente hanno guidato l’ateneo. Io credo che il futuro dell’ateneo dipende dalle scelte interne che saremo in grado di fare, ma ancora di più dalle politiche per l’università e la ricerca che i rettori degli atenei in primo luogo, sapranno orientare. Ci vuole un grande sforzo corale per lavorare insieme e creare le premesse per un futuro meno difficile per le nuove generazioni».

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