Maresca: Con me solo liste pulite”

Scritto da , 2 Agosto 2021
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di Erika Noschese

“Come avviene in alcuni centri della Costiera Amalfitana, si potrebbe creare una sorta di cordone gommato che tenga fuori la sporcizia e l’inquinamento superficiale, ovvero tutto ciò che galleggia e lo fanno a Minori, ad Atrani, ad Amalfi. È un gommone che, a cinquanta metri dalla riva – e protegge anche i bagnanti – e l’inquinamento superficiale si blocca”. È la proposta avanzata dal presidente della commissione Trasparenza, Antonio Cammarota che, ormai da anni, porta avanti la sua battaglia contro il mare sporco. Nei giorni scorsi, il candidato sindaco de La Nostra Libertà ha acceso i riflettori anche sulla condizione di degrado in cui versa la città, ormai invasa da topi e blatte. “Nel primo consiglio comunale del 2016, La Nostra Libertà denunciava la città sporca in balia dei topi, con la Tari più alta d’Italia e chiedevamo di agire subito per la sicurezza sanitaria – ha denunciato ancora il capogruppo de La Nostra Libertà – Dopo cinque anni, nulla è stato fatto, liberiamo la città dai topi, dalle blatte e dalla peggiore amministrazione di sempre”. Avvocato, mare sporco e cattivi odori. La sua è una battaglia che va avanti ormai da anni… “La città del mare significa anzitutto il mare ma oggi la situazione è sotto gli occhi di tutti. È facile sparare sulla croce rossa ma va detto che la Croce Rossa non ha cura del malato: non solo vi è il problema delle correnti ma c’è anche quello delle fogne che a Salerno non sono mappate completamente e nei rioni collinari vi sono zone, non periferiche ma strade secondarie abitate, che sversano direttamente nel terreno. Quindi, questi liquami vanno a finire a mare. Nel 2006 ci fu una petizione popolare sui rioni collinari, completamente disattesa e così anche Ogliara e Matierno fanno i conti con l’assenza di connettori fognari; oltretutto, nel momento in cui si affermasse una responsabilità colpevole su atti ed adempimenti chiari si potrebbe profilare un danno erariale per il Comune di Salerno ed una eventuale azione di risarcimento del danno che stiamo studiando. Non serve fare il ripascimento se poi non si garantisce il mare”. Siamo ormai in piena estate, turisti e salernitani affollano le nostre spiagge ma le segnalazioni sono all’ordine del giorno. Cosa si potrebbe fare, secondo lei? “Sì, c’è solo una cosa che possono fare: come avviene in alcuni centri della Costiera Amalfitana, creare una sorta di cordone gommato che tenga fuori la sporcizia e l’inquinamento superficiale, ovvero tutto ciò che galleggia e lo fanno a Minori, ad Atrani, ad Amalfi. È un gommone che, a cinquanta metri dalla riva – e protegge anche i bagnanti – e l’inquinamento superficiale si blocca”. Lei da anni porta avanti una battaglia per la delocalizzazione del porto cittadino… “La costruzione di un porto più grande oggi è l’unica proposta politica che vedo sullo scenario, al di là di proposte antiche o nuove. Un porto più grande libererebbe la città del mare, tornerebbe le cartoline delle spiagge dei nostri padri; si garantirebbe l’assetto idrogeologico e la viabilità del Viadotto Gatto mentre a sud si determinerebbero migliaia e migliaia di posti di lavoro, un porto più efficace ed efficiente così che nella Piana del Sele avrebbe un collegamento con l’autostrada, l’aeroporto. Questo non è un progetto di Cammarota, è antico: parte dal ministro delle aree urbane Carmelo Conte, attraversa il deluchismo con Bonavitacola assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Salerno e arriva alla Provincia. È un progetto possibile che può effettivamente cambiare Salerno”. In consiglio comunale lei ha attenzionato il Ponte Dei Diavoli contestando all’amministrazione comunale l’incapacità di azione e l’impossibilità – per lo storico bene – di attendere un mecenate… “E’ la manifestazione d’inferiorità e la conversione di incapacità: non provvedere ad un’opera, simbolo della storia antica e della cultura di Salerno. Tra l’altro, è il simbolo dei Progressisti, il partito che governa Salerno e in consiglio comunale avevo denunciato con forza questo abbandono e la scelta scellerata di non esercitare le proprie funzioni: l’ente pubblico deve intervenire non fare la questua e cercare mecenati, quello lo fa il privato non il pubblico. Poteva sicuramente scapparci il morto ma anche una responsabilità penale pesante di dirigenti, assessori e del sindaco perché il transennamento – nonostante le denunce – è avvenuto solo dopo la caduta di ulteriori calcinacci e non quando era evidente potesse accadere”. E’ necessario un intervento di messa in sicurezza ma il Comune non ha soldi. Come si potrebbe procedere, secondo lei? “Il problema è che la responsabilità finanziaria di quest’amministrazione è la cifra del disastro di 20 anni di mala gestio perché non basta dire che si è tutti sulla stessa barca e sono stati tagliati tutti i fondi perché Salerno è tra le prime città che sull’anticipo di spesa è esposta a pericolo di default, con un rischio quattro volte più alto rispetto al Comune di Napoli che pure ha fatto scalpore. Chi ha amministrato con mala gestio è responsabile di questo disastro e dal momento che da 20 anni amministra sempre la stessa fascia politica, è la cifra della peggiore amministrazione di sempre. È chiaro che si dovrà mettere mano a tutto ma lo si dovrà fare togliendo incarichi agli amici degli amici; centralizzare in un’unica mano la gestione delle società partecipate; vendere i beni mobili, commerciali ma non storici con anticipazione di cassa bancaria che è possibile fare ottenendo la cartolarizzazione dei beni, senza aspettare la vendita ed avere liquidità immediata. È indispensabile evitare che questa città cada a pezzi come il suo Ponte dei Diavoli”. L’ultimo allarme è stato lanciato da lei proprio sugli incendi, manca una programmazione chiara. Il rischio è grosso… “Se tanto mi dà tanto, un caldo così forte, il vento che c’è e considerato quanto accaduto negli scorsi anni, bisogna evitare che il Comune dica “è colpa del destino”, bisogna mettere in sicurezza il territorio; bisogna creare una condizione di pulizia e manutenzione che non c’è stata. Abbiamo segnalazioni precise in tal senso e affronteremo la questione in commissione Trasparenza dove sentiremo i dirigenti perché è chiaro che se si appicca un incendio in un’area verde e non si tolgono le erbacce, non si puliscono i canali – come invece avviene nel napoletano – noi rischiamo incendi devastanti e di aumentare il dissesto idrogeologico in una terra che ormai trema. Dobbiamo iniziare a capire che bisogna agire prima, non curare dopo”.

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