Lina Sastri e l’eredità di Eduardo

Questa sera, alle ore 21, la regina del teatro napoletano sarà ospite dell’aperia della Reggia di Caserta, per raccontare il suo Maestro e cantare le melodie più amate da lui

 

Di OLGA CHIEFFI

“E’ stato un privilegio avere quale Maestro Eduardo – ama ripetere la Sastri – mi ha insegnato il silenzio”. Le lezioni ricevute da Eduardo, dalla Sastri e da tutti i giovani attori come lei sono note, la camminata, la messa in voce, l’aver rispetto di se stessi su tutto, le celebri prime letture, dalle quali scaturiva l’assegnazione delle parti. Il rigore, il carisma, la dolcezza, del magistero eduardiano, verranno raccontati da Lina Sastri questa sera sul palcoscenico dell’Aperia della Reggia di Caserta, ospite del cartellone di Un’Estate da Re, allestito da Antonio Marzullo. Non solo poesia, o la personale esperienza nel e del dire dell’attrice, sarà dedicata al pubblico della reggia, ma la musica che Eduardo amava e cantava, anche nelle sue commedie. La Sastri, infatti, in questo personale viaggio sarà accompagnata dal suo gruppo storico composto da Maurizio Pica (chitarra e direzione), Michele de Martino (mandolino), Luigi Sigillo (contrabbasso), Gennaro Desiderio (violino), Ciro Cascino (pianoforte) e Gianluca Mirra (percussioni), ma dall’intera Orchestra Filarmonica Salernitana “G.Verdi”, diretta da Antonio Sinagra, che ricordiamo quale docente anche del nostro Conservatorio. La Sastri evocherà i celebri monologhi al femminile, attraverso quel napoletano che assume la bellezza e il senso d’una lingua “contro”, d’una lingua vera, nella concretezza espressiva d’una memoria, che, conserva la coscienza della realtà. Ma è la musica che può ancora salvarci dall’appiattimento mentale, privo di nascite, musica antica, che si cantava per sé, per “sbariare”, per vivere un momento di pausa, per commuoversi o rallegrarsi, musica che ci ha trasporterà in una Napoli lontana, quando da un balcone aperto o dalla strada veniva, ogni tanto una canzone, un ritornello, una frase: voci di gente comune, voci isolate, voci di chi forse voleva inconsciamente placare una pena o ingentilire per un attimo la povera vita quotidiana. E ci ritroveremo sulla terrazza di “Gennariniello” dove si affacciava a signurina e ascolteremo “Uocchie c’ arraggiunate”, di Falconi, Fieni e Falvo, sicuramente ‘O Surdato ‘nnammurato, chiuso come Nannarella, troveremo le tracce di canzoni che Eduardo interpretò e rese celebri. Come Cravatte, signori di Mangione e Valente, “Canzona appassiunata”, “Guapparia”, per le quali Lina sceglierà la strada del plurilinguismo, parola, poesia, emozione, gesto, danza, realizzando sul palcoscenico un crogiuolo di diverse culture, esprimendo attraverso il canto partenopeo, tutti i Sud del Mondo. E così, come chi legge un libro interagisce con la pagina scritta, interpretando in maniera personale fatti e personaggi, così la Sastri, frugando nella sua memoria, contribuirà a ricreare quel canto, a far riaffiorare la memoria di quella lingua perduta, quella memoria collettiva, che è la formazione, la cultura e la vita quotidiana dei napoletani. “Tammurriata Nera”, “Reginella”, “ ‘O sole mio”, “Malafemmena”, “Napulitanata”, “Na’ sera ‘e maggio”, “Si t’ ‘o sapesse dicere”, “ ‘A vierno ‘o friddo”, “Rosa de maggio”, le tappe del viaggio di Lina, in cui l’intonazione e il canto rappresenteranno una trasformazione lineare del parlato, secondo un principio di continuità che passa attraverso toni intermedi, quali la declamazione accompagnata del melologo, con una scansione recitativa vincolata all’evoluzione ed al carattere dei temi musicali. Un viaggio nell’anima che si rinnoverà evocativamente, sull’onda dell’emozione, delle parole e della musica.