L’ecletticità della formazione di fiati

Scritto da , 19 Luglio 2016
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Questa sera alle ore 21, la Wind Band Orchestra del Conservatorio “G.Martucci” agli ordini di Vito Lamanna, sarà ospite dell’Area Archeologica di Fratte, sesto appuntamento dei Concerti d’Estate di Antonia Willburger

Di Olga Chieffi

Questa sera, alle ore 20, si apriranno ancora una volta i cancelli dell’Area Archeologica di Fratte per continuare a trasformarsi in salotto all’aperto. Nello spazio riservato alla presentazione dei libri di letteratura gialla e noir, curata dall’Associazione Porto delle Nebbie, Sabrina Prisco condurrà gli spettatori tra le pagine di “L’altra metà della notte. Bologna non uccide” di Fabio Mundadori. A dar voce alle parole di Mundadori sarà Brunella Caputo. Sul prestigioso palcoscenico dei Concerti d’Estate di Villa Guariglia in Tour, ideati da Antonia Willburger, salirà alle ore 21, la Wind Band Orchestra, diretta da Vito Lamanna. Al concerto, realizzato con il Conservatorio di Musica “Giuseppe Martucci di Salerno”, parteciperanno anche le classi di percussione dei Maestri Marco Malagola e Maria Grazia Pescetelli. Normalmente si ha un’immagine molto limitata della banda e del suo repertorio: una formazione buona per feste e per funerali, fatta per divertire e commuovere con il clangore dei suoi luccicanti strumenti e gli arrangiamenti colorati di motivi popolarissimi. La banda ha però anche un’altra natura, di interesse artistico ben maggiore; nel corso del secolo scorso e di quello precedente, compositori illustri come Nikolaj Rimskij-Korsakov e Gustav Holst hanno scritto pensando al suo particolarissimo impasto sonoro, e soprattutto in ambito anglosassone fra Otto e Novecento si è venuto a creare un repertorio di tutto rispetto. Si inizierà con “Celebration fanfare” di Francesco Cardaropoli, un brano energico e solenne, che farà esplodere la sezione brass della formazione. Si continuerà con “Cantus”, una pagina per corno solista e banda, composta da Donato Semeraro, dedicata a Nilo Caracristi, e affidata al cornista Paolo Reda. Anticamente le prime composizioni polifoniche erano quasi sempre incentrate su un Cantus Firmus e nel repertorio musicale della Chiesa cristiana d’Occidente, fino al sec. XVI tale melodia era affidata alla voce più acuta di una composizione polifonica, indicata con l’abbreviazione cantus. Nella composizione di Semeraro, il Cantus Firmus è assegnato al corno, che dialoga con gli altri strumenti della banda a guisa di antifona creando una atmosfera molto antica e nello stesso tempo moderna poiché riecheggia motivi melodici utilizzati nella musica da film. La prima parte della serata sarà conclusa da “A song for Japan” di Steven Verhelst, un adagio dalla difficile intonazione, affidato ai corni e ai tromboni, in memoria delle vittime di Fukushima, legato anche ad un progetto benefico per le famiglie delle vittime. La tematica che sembra maggiormente caratterizzare la produzione di Jacob de Haan è quella del viaggio. Si tratta, senza dubbio, di un viaggio fisico, un itinerario che attraversa i paesaggi più disparati e che trascina l’esecutore e l’ascoltatore in diverse parti del globo terrestre. Ma il viaggio è anche mentale, in quanto la fantasia creativa di de Haan si mostra particolarmente incline a favorire un viaggio del pensiero, che coinvolge il pubblico fino a far immaginare azioni e scenari. C’è, poi, ancora un altro genere di viaggio che è quello nella storia e nel tempo. La musica di de Haan attraversa diversi generi musicali, parte dalla musica classica sino ad approdare al blues, alla musica leggera e alla musica da film. Un viaggio a tutto tondo, in grado di interessare non solo l’ascolto, ma anche l’interiorità e la sensibilità della persona. Un girovagare per il mondo, che coinvolgendo il pensiero, attraversa la storia. Vito Lamanna ha scelto Oregon una delle pagine più amate di questo compositore, in cui si evocano le sonorità e i colori di un viaggio nel nord-ovest degli Stati Uniti d’America. Ancora una composizione di Donato Semeraro, scritta di getto nel 2001 dopo il tragico evento dell’ 11 settembre, data che ha fatto tremare la Terra. In questo Tribuete To America, rivivono i sentimenti di paura, terrore, di desolazione, provati in quel tragico momento, ma anche la grande voglia di ritornare presto alla vita. Finale con la Marcia Burattinesca di Livio Minafra, datata 2006, che strizza l’occhio al jazz e saluterà anche le performance di diversi solisti.

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