Le nuove generazioni: «Lavoriamo di più con stipendi più bassi» - Le Cronache
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Le nuove generazioni: «Lavoriamo di più con stipendi più bassi»

Le nuove generazioni: «Lavoriamo di più con stipendi più bassi»

Sembra essere aumentato dello 0,3%, secondo i dati Istat aggiornati agli ultimi mesi del 2017, il tasso di occupazione giovanile. Ma a quali condizioni e, soprattutto, quali sono i contratti che vengono proposti oggi giorno ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro? Tra le varie possibilità c’è in primis l’alternanza scuola-lavoro, come prevede la legge 107 del 2015, del decreto Buona Scuola che, almeno in teoria, dovrebbe permettere agli studenti di mettere in pratica quanto appreso nel corso della scuola. Eppure così non sembra essere in quanto, solo pochi giorni fa, l’Unione degli Studenti, ha reso noto quanto accaduto lo scorso inverno nel periodo di Luci d’Artista quando studenti dell’Istituto alberghiero si sono ritrovati a lavorare gratis agli info point o a fare volantinaggio così come alunni di differenti licei linguistici si sono visti costretti a seguire lezioni di economia. Ma non è tutto: stando a quanto riferiscono i liceali appartenenti all’Unione degli Studenti, non sono stati rari i casi in cui, nel periodo estivo dell’alternanza, hanno dovuto lavorare come lavapiatti in ristoranti di note località turistiche o nell’industria del caffè. L’alternanza scuola-lavoro prevedrebbe un guadagno minimo per gli studenti ma, almeno nel salernitano, nessun liceale è stato mai pagato ma anzi ha dovuto rimetterci soldi per il treno, gli autobus e altre spese da sostenere. Ma quali sono oggi le principali categorie di contratti che si offrono invece ai giovani, spesso laureati? Si passa da contratti di apprendistato a stage o tirocini, passando per contratti a tempo parziale, il cosiddetto part-time, fino al lavoro subordinato. Si tratta, in genere, di contratti a breve scadenza, il più delle volte sottopagati nonostante le tante ore di lavoro da svolgere con solo un giorno di riposto alla settimana e, spesso, senza ferie e malattie in quanto non retribuite, come nel caso del tirocinante. Ed è proprio il tipo di contratto che è stato offerto al giovane salernitano Tiziano Sica, laureato in economia aziendale con un master di primo livello in gestione aziendale che oggi si trova a lavorare con contratto di tirocinante con durata annuale. “Tanti anni di studio, sacrifici anche economici per consentirmi di aver un titolo di studio e poi ti ritrovi a lavorare in un campo non tuo e ad accontentarti di un lavoro determinato. Questa situazione è inaccettabile, quale sarà il futuro di noi giovani? Andremo mai in pensione? Queste sono domande che mi porgo ormai da diverso tempo eppure non riesco a trovare una risposta soddisfacente. Ecco perché molti giovani decidono di andare a lavorare all’estero perché in Italia non c è possibilità, siamo stati abbandonati a noi stessi”, dichiara Sica che in merito alle assunzioni avvenute in questi anni con le politiche lavorative dice: “Il dato Istat è da analizzare singolarmente proprio per capire quali sono le percentuali di assunzioni a tempo indeterminato, e quali a tempo determinato, anche se lo 0,3 % è davvero poco per un paese come il nostro. Ormai l’Italia non è più il Belpaese, se non per farsi delle vacanze”. Ancora più amareggiato Bruno Sica, giovane assunto con contratto di apprendista che lavora per portare a casa circa 500 euro di stipendio. Bruno ha una famiglia ma, con assegni familiari compresi, guadagna all’incirca 615 euro al mese. “Mia moglie lavora dalle 6 alle 16 per portare a casa 550 euro. Lavoriamo in due per prendere un solo stipendio e a causa delle spese alle volte ci risulta difficile arrivare a fine mese”. Insomma, per i giovani salernitani il futuro lavorativo non sembra essere così roseo nonostante il parere positivo dell’Istat che parla di ripresa che sempre più spesso senza tenere in considerazione meritocrazia o titolo di studio, costringendo i ragazzi a tante ore di lavoro malpagate.