Le interviste impossibili: Alberto Clarizia

Scritto da , 28 Luglio 2013
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di Tommaso D’Angelo

“Giovanotto, lo sapete che siete un po’ irriverente con me? Capisco che dovete scrivere ma io sono stato sindaco di Salerno per ben tre volte. Senza contare la mia attività professionale che mi ha regalato tante soddisfazioni. Io sono il fondatore della Camera Penale e nel processo contro Buscetta ero l’unico avvocato salernitano. (Sarà vero o il lupo ha perso il pelo ma non il vizio: quello della bugia?)”.
Avevo appena lasciato il buon Vincenzo Giordano al suo tressette, quando dopo pochi passi mi sentii chiamato in causa da un vocione che proveniva in lontananza. Questa volta non ero io in cerca di un salernitano, nell’affollato aldilà dipinto di blu come la vecchia canzone di Modugno. Ero stato trovato, diciamo così, dall’avvocato Alberto Clarizia, sindaco democristiano per tre volte nel periodo 74-84, quando Palazzo di città era un valzer continuo di sindaci che si alternavano dopo meno di un anno. Come erano lontani gli anni della stabilità firmati Alfonso Menna.
“Sì ma erano altri tempi, e poi non cambiamo discorso. Basta con questa storia di Alberto ‘a bucia, so per certo che fu la vendetta di qualche democristiano geloso dei miei successi politici”.
Beh, sindaco balneare, sindaco del terremoto, mi pare che la critica non fosse solo una guerra interna alla vecchia Dc.
“In molti all’interno del mio partito ci rimasero male –sorride Clarizia, quando fui eletto per la prima volta dopo le dimissioni di Gaspare Russo. Più che un sindaco balneare divenni un sindaco natalizio visto che giurai a pochi giorni dalle festività. Poi, giusto per non essere superstiziosi e direi che non è il caso, visto dove ci troviamo, non ero al comando di Palazzo di città nell’infausto giorno del terremoto. Il sindaco era il repubblicano D’Aniello il primo non democristiano e laico a sedere a Palazzo di città. Una persone perbene, un galantuomo. Io arrivai dopo Borrelli e Visone, diciamo che c’era da gestire il post terremoto, vi era gente che di professione stazionava sotto il Comune per protestare e ottenere case e sussidi. Questo modo di agire era anche strumentalizzato dall’informazione e ricordo in particolare che c’era una radio libera, come si chiamava?.. E mi aiuti, non stia li impalato. So bene che conosce quel mondo”.
La radio era Salerno City e…
“Si, sì radio City. C’era il proprietario, Peppe Pompomea, che faceva trasmissioni molto popolari che contribuivano a rendere il clima più incandescente. Poi si candidò alle elezioni con la Dc e non fu eletto nemmeno consigliere comunale”.
Sarà stata pure una congiura mediatica ma non mi pare che il suo sindacato sia rimasto nella storia di Salerno.
“Riferisca a De Luca che con la storia della salernitanità mi ha copiato. Ai miei tempi ne ho fatto una bandiera del mio credo politico. Quella orribile S che ha fatto disegnare non significa nulla. Dei miei tre sindacati si parla soprattutto del terzo, forse perchè è il più vicino. Non sapete quanti drammi umani, al netto degli speculatori, ho dovuto affrontare. Le case che non c’erano, i container che poi purtroppo, hanno resistito 20 anni e dovevano durare pochi mesi, il sociale che andava sostenuto, con i disoccupati che aumentavano giorno dopo giorno e i sussidi finivamo e non c’erano soldi in cassa. Quanta gente abbiamo assunto. Ricordo con piacere Alfredo Grimaldi, ex capo del cerimoniere del Comune. Mi pare che fu un mio assessore, Rispoli, a segnalarmelo, divenne un prezioso punto di riferimento per il settore che riorganizzò completamente, fino a quando De Luca non lo mandò via. Ecco, la macchina amministrativa del Comune ha avuto grandi personaggi. Ho visto che Felice Marotta ha fatto una gran bella carriera. Si è fatto le ossa con tutti i sindaci, ha maturato grande esperienza organizzativa ed è diventato il cuore del Comune negli ultimi 20 anni. E pensare che De Luca lo voleva cacciare. Se vogliamo l’attuale primo cittadino ha la fortuna di non dover combattere estenuanti battaglie politiche, come ai miei tempi, con gli alleati, per definire una giunta comunale. Ora è tutto più semplice, fa e disfa come vuole. E nonostante questo vedo troppe incompiute e molte sono destinate a restare tali”.
Figlioccio di Menna, pupillo di Vincenzo Scarlato: Lei sapeva come muoversi nei meandri di Palazzo Sorgente.
“Che dispiacere la chiusura della storica sede, del resto era finita un’epoca. Ripeto ero stimato ma avevo i miei nemici, la mia forza era la gente, il popolo salernitano”.
Sembra quasi di sentire un De Luca d’antan…
“Giovanotto, non avrei mai costruito il Crescent”.
Per la verità si diceva che con Clarizia sindaco nulla si muoveva, si rischiava la paralisi e così nessuno era scontento.
“Malelingue. Dovete ragionare con un modo di fare politica che ai miei tempi era diverso dall’attuale. Ricordo che una parte della Dc si invaghì dell’idea di una giunta con l’appoggio della sinistra, con Ravera sindaco. Durò pochi mesi. Poi l’errore di Scozia che si dimise e il partito si lacerò dando la stura al centrosinistra. Un errore pagato a caro prezzo”.
Qualche assessore – e ne avuti tanti- che ricorda con piacere…
“Ne cito due che so che conosce bene. Aniello Salzano che poi diventerà sindaco e Zinna. E a proposito di immobilismo chiedete a quest’ultimo, all’epoca giovanissimo, cosa facemmo per il nuovo stadio”.
Qualche sua battuta è passata alla storia…
“Una la racconta ancora bene Ciccio Florimonte. Una sera, usciti dal Comune, ci imbattemmo in un gruppo di contestatori. Così mi rivolsi a Ciccio e gli dissi: Vedi come sono bravo, mi hanno fatto gli striscioni per dedicarmi Via Alberto Clarizia”.
Mi tolga un dubbio: tutto vero quello che ha raccontato o qualche piccola bugia…
“Se le tolgo il dubbio, che gusto c’è?”.
(continua)

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