Le intercettazioni. Manna: “Se io non sono direttore, lui non sarà presidente”

Scritto da , 13 novembre 2015
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di Andrea Pellegrino

«Voglio fargli sapere che se io non sono direttore generale lui non sarà più presidente della Regione Campania». Guglielmo Manna punta dritto ad una nomina pesante nel campo della sanità. Ossia quella di direttore generale dell’azienda di Avellino ed arriva perfino a mandare il suo curriculum in Regione Campania dalla posta elettronica della moglie magistrato. In una conversazione con l’avvocato Gianfranco Brancaccio, Guglielmo Manna dice: «Se lo vuoi telefonare gli dici che gliel’ho mandato con la posta di Anna (Scognamiglio, ndr)». E’ il primo settembre e questa volta Marra vuole far sentire tutto il suo “peso” che ha come marito del giudice relatore che dovrà tenere l’udienza, l’11 settembre successivo, su un ricorso presentato da alcuni ex consiglieri regionali che avevano impugnato il verbale di insediamento di Vincenzo De Luca. Questa volta vuole certezze, non come accaduto il 17 luglio. Qualche giorno prima, infatti, sempre Manna a Brancaccio diceva: «Noi gli abbiamo dato una cosa enorme a questo». Poi chiarisce: «Ho fatto un investimento il 17 luglio (udienza cautelare al Tribunale di Napoli sulla sospensiva degli effetti della legge Severino, ndr), il mio investimento ancora mi deve essere ritornato. Domanda: perché? E non sono stato chiamato per dirmi “ok stai tranquillo”, non ti preoccupare è solo una questione di tempo, ma è sicuro».  Una preoccupazione tale da spingere, confessa Marra a Brancaccio: «Io mo ho detto ad Anna aspetta e vediamo….cioè, perché Gianfranco a un certo punto…a me mi conviene al contrario, lo faccio cadere e mi gioco un’altra carta». In un’altra conversazione Marra ribadisce a Brancaccio: «Io sono stato un signore, la prima volta ho f atto il signore e voi niente. E poi però il 4 agosto avete fatto Postiglione (commissario all’Asl di Salerno). Ora voglio parlare con lui, perché se mi dice “vedremo”, vedremo pure noi e vediamo chi si fa male però».

Il ruolo di Vetrano
«Nel frattempo io quell’operazione l’ho fatta, e quindi il mio credito ormai è come quello della Germania nei confronti della Grecia». L’avvocato Giuseppe Vetrano, uno degli indagati nell’inchiesta che coinvolge il governatore De Luca, si rivolge a un interlocutore in una telefonata che viene intercettata il 20 luglio, due giorni prima che venga resa nota alle parti la sentenza del tribunale civile – nel cui collegio c’è il giudice Anna Scognamiglio – che congela la sospensione del presidente della Regione. Vetrano – coordinatore per la provincia di Avellino delle liste a sostegno di De Luca, nella campagna elettorale per le Regionali – viene indicato nell’inchiesta come uno degli intermediari che si muovono per far ottenere un incarico di rilievo nella sanità a Guglielmo Manna. «Si deve vedere come si può esigere, perché è inesigibile… comunque domani ha la notizia», aggiunge Vetrano. Gli investigatori della squadra mobile di Napoli autori dell’informativa aggiungono che l’indomani, 21 luglio, «Vetrano apprendeva da Brancaccio, che a sua volta era stato informato da Manna (il marito del giudice Scognamiglio, ndr), del deposito della sentenza sul ricorso del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, sentenza che poi verrà resa nota alle parti il giorno successivo, 22 luglio 2015. Vetrano, appresa la notizia, si affrettava a comunicarla a Carmelo Mastursi , inviandogli un sms».

Scognamiglio:”Una storia infinita”

«E che palle! Non finisce mai, sembra la storia infinita». Il giudice Anna Scognamiglio si esprime così, parlando con il marito Guglielmo Manna, a proposito dell’ordinanza sul congelamento della sospensione Vincenzo De Luca, in una conversazione in auto intercettata, il 4 settembre, e finita agli atti dell’inchiesta. La conversazione tra Manna e la moglie è contenuta nell’informativa agli atti dell’inchiesta. Manna: «Mo’ l’11 che devi… l’11 pure devi fare la sentenza, no?». Scognamiglio: «L’11 devo fare l’altro pezzo no… ho un altro pezzo dell’ordinanza De Luca». Manna: «Mh». Scognamiglio: «E che palle! Non finisce mai, sembra la storia infinita!». Manna: «Eh sì, sembra un puzzle». Scognamiglio: «Quasi!».

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