Landini diserta il convegno, occhi puntati sulle Fonderie

di Brigida Vicinanza

Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, diserta l’incontro organizzato dai sindacati salernitani per motivi istituzionali. Al suo posto, al convegno sul diritto alla salute e al lavoro, è intervenuto Maurizio Marcelli. Il giorno dopo la riunione al Ministero dello sviluppo economico a Roma, riflettori puntati sulla situazione dei lavoratori delle Fonderie Pisano, quasi tutti presenti. “Sono uscito dall’incontro a Roma da un lato ottimista, ma dall’altro non del tutto soddisfatto. Ottimista perché abbiamo messo dei punti a capo intorno alla vicenda, innanzitutto la delocalizzazione e la volontà dell’azienda accolta dalla Regione e convalidata dal ministero, poi c’è anche un’ipotesi di progetto industriale che porrà le Pisano ai vertici della tecnologia moderna affinchè possa essere ambientalmente compatibile. Ho però qualche perplessità sul piano che ancora deve esserci consegnato. Noi vogliamo che sulla questione del sito per la delocalizzazione ci sia una discussione aperta che coinvolga i lavoratori”. Un tavolo di gioco a carte coperte, quello a Roma, in cui Cgil ed Rsu hanno potuto partecipare soltanto in un secondo momento: “Di solito la prassi è questa – ha risposto Marcelli – ma comunque non c’è un piano industriale definito, noi lo attendiamo e ci siamo dati appuntamento a settembre, quando faremo anche una discussione aperta con lavoratori e cittadini. Ma il punto qual è? – ha continuato il sindacalista – da qui alla presentazione del piano e della delocalizzazione cosa succede? Si dovrebbe riprendere l’attività con l’impegno dei Pisano di rispettare tutte le norme vigenti in base alle prescrizioni fatte”. Marcelli poi conclude: “Se la magistratura non dovesse togliere i sigilli alla ditta sono problemi. Io credo comunque che il sito ci sia, ma la proprietà voglia prendere accordi con la Regione prima”. Un convegno in cui c’è stato un dibattito a tratti acceso e che capita a pennello, tra la crisi nazionale del settore industriale di ogni tipo e la grave situazione dei lavoratori delle Pisano, combattuti appunto tra il diritto alla salute e quello al lavoro. Ma le anime degli operai dell’opificio di Fratte, pare si stiano risvegliando. Molti infatti cominciano a chiedersi quanto tempo debba passare ancora, altri non ci credono neanche più, altri ancora continuano a difendere a spada tratta la proprietà, altri addossano colpe su colpe alle istituzioni che li hanno abbandonati al loro destino. “Ma 5 anni fa, Vincenzo De Luca, venne a fare il suo bel comizio in Fonderia”, ha raccontato uno tra i veterani della ditta: “Ci disse che eravamo la finestra delle industrie sul mondo, lo specchio di un Sud che funzionava, era orgogliosi di noi e ci chiese di presentarci al suo ultimo comizio in piazza Portanova con le mani sporche e i panni da lavoro per dare a tutti dimostrazione”. Eppure all’indomani della sua elezione, sempre nel lontano 2011, Vincenzo De Luca spese altre parole: “L’ultimo problema da risolvere per la completa riqualificazione dell’area è la delocalizzazione delle Pisano”. Ci sono voluti ben 5 anni e 2 sequestri, affinchè qualcuno si sedesse attorno a un Tavolo e cominciasse almeno preventivamente a pensare a una delocalizzazione. “Dov’è Franco Picarone, ad esempio, che è cresciuto grazie alle Pisano? Il padre lavorava con noi”. Testimonia un altro tra gli operai. Hanno tante domande i lavoratori ora, ma forse nessuno ancora riesce a dare una risposta che possa soddisfare davvero la loro richiesta. Se da un lato ci ha pensato la magistratura, dall’altra ancora si cerca di muovere i fili dei dubbi e delle incertezze.