La voce d’angelo

Scritto da , 19 Dicembre 2020
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Il soprano Maria Pia Garofalo in duo con il pianista Ernesto Pulignano, saranno questa sera ospiti del Festival del Comune di Torchiara per il concerto di Natale, in collegamento dal Palazzo baronale de’ Conciliis

 

Di Olga Chieffi

Nel 1946 Renata Tebaldi cantò in Scala La Preghiera del Mosè di Rossini e sarebbe stata la voce del Te Deum di Verdi. Fu proprio Toscanini che coniò la parola: “Voglio che questa Voce d’Angelo scenda veramente dal cielo!”  facendola cantare non in mezzo al coro ma al vertice, in alto alla gradinata. Questa è la sera del Concerto di Natale del Festival del Comune di Torchiara, e la “Voce d’Angelo”, sarà il soprano Maria Pia Garofalo, mentre al pianoforte siederà Ernesto Pulignano, in diretta streaming, a partire dalle ore 19 sul canale Fb della BCC di Buccino e dei Comuni Cilentani, dai saloni del Palazzo Baronale De’ Conciliis. Il programma verrà aperto dal Preludio al III atto della Traviata di Giuseppe Verdi. Ad Ernesto Pulignano, l’onere di ricreare col pianoforte, la descrizione del “mal sottile”, in punta d’arco, che attraversa l’intera opera e qui giunge alla conclusione, in un disperato blues, rinnovante amore e morte in un tempo che è ormai scaduto.  Aria di sortita di Maria Pia Garofalo sarà “E’ strano! E’ strano!, col suo dipanare le fulgide agilità di “Sempre libera degg’io”, trionfo della Violetta belcantista del I atto di Traviata, ma anche della sua eclissi, con un duplice stupendo profilo di spensieratezza e sofferenza. Ancora un cimento del pianista, l’ Intermezzo della Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, con i diversi movimenti dei temi contrastanti, i modi arcaici evocativi delle melodie, i temperamenti offerti dallo scivolio cromatico, i colori chiari della natura, rispecchianti quelli della fatalità amorosa e gli oscuri pugni dei bassi che muovono il sangue, una pagina, questa, che si espande rinforzando, ondeggiando, come il vento e gli stessi sentimenti umani, che fluttuano per i loro ciechi labirinti. Apparirà, quindi, Floria Tosca, La Garofalo eleverà il “Vissi d’arte”, che va a schizzare la Tosca religiosa che arriva a sconfinare nel bigottismo: è il momento del riscatto, donna del popolo e credente, un momento prima dell’inganno e dell’omicidio di Scarpia. Ancora una pagina ai limiti dell’immaginifico per Ernesto Pulignano che eseguirà la  Méditation dalla Thais di Jules Massenet, una pagina pensata in una limpida forma tripartita, un momento di invenzione meravigliosa, per la raffinata elaborazione, l’esemplare compostezza del respiro melodico, la classica eleganza della strumentazione. Il suo effetto evocativo deriva sostanzialmente dalla relativa dilatazione delle sue proporzioni formali, che, propagandosi dall’ampiezza dell’arcata melodica, determina un allargamento del tempo psicologico dell’ascolto, immagine dell’insondabile profondità della psicologia di Thais. Non poteva mancare il bacio dell’aprile di Mimì: l’esaltazione della poesia della vita e dell’amore è racchiusa nel primo quadro di Bohème, nella soffitta, “Sì, mi chiamano Mimì” il ritratto che Puccini schizza con finezza e aperta emotività della ricamatrice innamorata di Rodolfo, il poeta collaboratore del Castoro. Sarà quindi il momento di Marcella, con la delicata romanza “Son tre mesi questa sera”, nella quale ricorda il suo incontro con Giorgio, protagonista dell’omonima opera di Umberto Giordano, un idillio d’amore, sicuramente una pagina di raro ascolto. Finale leggero con la grande tradizione partenopea di “Core ‘ngrato”, una canzone scritta in America da Riccardo Cordiferro, pseudonimo di Alessandro Sisca, un emigrato calabrese, giornalista e scrittore e da Salvatore Cardillo, compositore di colonne sonore, indispettito per il grande successo della melodia, dovuto anche ad Enrico Caruso, che considerava una porcheriola, e l’augurio natalizio sulle note di Astro del Ciel, il nostro “Stille Nacht! Heilige Nacht!”, note soavi e parole confortanti che promettono consolazione e donano speranza, “la cui magia dura ininterrottamente da più di duecento anni.

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