La sua intelligente ironia

Scritto da , 15 giugno 2018
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Giuseppe Cantillo

Non mi fraintenda, ma più che nei tribunali ho appreso qualcosa di buono in carcere, dalla vita dietro le sbarre. In quella ospitalità che mi fu riservata a Bellizzi Irpino c’è stato qualche attimo positivo, quello sì che lo ricordo. Ecco, mangiai bene… C’era un tizio ai fornelli, un agente di pubblica sicurezza se non sbaglio, ma carcerato come me, che si rivelò un cuoco eccellente. Raramente ho pranzato con tanto gusto, ma non vorrei lo sapesse mia moglie». Queste parole di Roberto Racinaro, tratte da una intervista rilasciata ad Andrea Manzi all’indomani della sua assoluzione da parte della Corte di Cassazione, sedici anni dopo lo “scandalo dell’Università di Salerno” che portò all’arresto di Roberto (allora giovane Rettore alla vigilia della sua quarta elezione) , e alla sua detenzione per 21 giorni, sono esemplari della intelligente ironia che caratterizzava la sua personalità: ironia che è espressione profonda del pensiero dialettico cha ha attraversato i suoi studi e insieme il suo atteggiamento esistenziale. Ho fatto ricorso all’ ironia di Roberto, per vincere la commozione che da questa mattina mi ha stretto il cuore: difficilmente mi lascio sopraffare dai sentimenti, ma questa mattina ho avuto un cedimento. Non solo per l’affettuosa amicizia consolidata dalle comuni ricerche su Hegel e dalle comuni vicende accademiche, non solo perché, nel vederlo, ho rivissuto immediatamente i primi anni del nostro impegno universitario nell’appena nata Facoltà di Lettere e Filosofia a Via Irno, ma soprattutto perché mi ha afferrato il sentimento della profonda umana ingiustizia che ha dolorosamente segnato la sua esistenza. Ma proprio in nome della dialettica da lui studiata e praticata, voglio qui ricordare il volto felice del suo impegno scientifico che si è manifestato negli eccellenti studi dedicati ai grandi momenti del pensiero moderno, dall’Illuminismo alla filosofia classica tedesca, alla tradizione marxiana, all’antropologia filosofica e al pensiero politico del Novecento e in particolare le sue ricerche su Hegel, su Voegelin, su Scheler, su Kelsen . Lo Hegel che ha appassionato Roberto Racinaro non è stato tanto lo Hegel del sistema quanto quello che più esplicitamente ha attuato la sua concezione della filosofia come “il proprio tempo appreso col pensiero” , lo Hegel interprete della Rivoluzione Francese e più in generale dell’ Illuminismo, di cui seppe cogliere la grande forza di umanizzazione dell’uomo e del suo mondo , ma anche i limiti di un razionalismo astratto, come Racinaro ha esemplarmente mostrato ( ricordo qui alcuni titoli più significativi: Rivoluzione come riforma. Filosofia classica tedesca e rivoluzione francese, l’edizione italiana di Hegel e la rivoluzione francese di Johachim Ritter e della miscellanea Hegel e l’illuminismo). Una traccia, questa dell’intimo nesso di pensiero e realtà, di coscienza e storia, che Racinaro ha poi sviluppata nella sua riflessione sulla crisi della società contemporanea nei suoi scritti più recenti (tra cui Esperienza, decisione, giustizia politica e C’era una volta la politica. Globalizzazione/destabilizzazione), che hanno il proprio background storico-teoretico nel lungo e intenso confronto col pensiero eticopolitico del Novecento intorno al multiverso tema dello “spirito del capitalismo”, per riprendere il titolo di una importante raccolta di scritti di Max Scheler da lui curata . Con ciò ho dato solo un’idea del contributo scientifico di Roberto , di cui non posso non ricordare in conclusione la sua significativa presenza nel dibattito politico e l’impegno diretto nell’istituzione regionale, ma soprattutto la generosità e la dedizione nello svolgimento, a vari livelli, delle funzioni di governo dell’Ateneo salernitano che, sono sicuro, saprà curarne degnamente la memoria.

Pasquale Passamano: “Pagò con l’arresto un prezzo salatissimo”

Grande dolore dell’intera comunità dell’Università degli Studi di Salerno, alla notizia della scomparsa del Prof. Roberto Racinaro, già Rettore dall’Ateneo salernitano dal 1987 al 1995. Ha dichiarato Pasquale Passamano – Responsabile Provinciale della CISL Università di Salerno, ci sentiamo particolarmente legati al Prof. Racinaro, perché la maggior parte degli attuali dipendenti (personale docente, ricercatore e tecnico-amministrativo) sono stati assunti durante il suo rettorato. In quegli anni non sono mancati momenti di tensione, tra il Rettore Racinaro e le Organizzazioni Sindacali, anni che hanno visto il trasferimento (iniziato con il Rettore Buonocore) dell’Università dalla città di Salerno nella Valle dell’Irno e più precisamente nei comuni di Baronissi e Fisciano, dovendo gestire enormi disagi sotto tutti i punti di vista. Continua Passamano, il Prof. Racinaro pagò, con l’arresto e riconosciuto innocente, un prezzo altissimo; oggi, come allora, ne riconosciamo il valore, l’equilibrio e la sapienza del governare i processi democratici nell’interesse degli studenti e dei lavoratori. Conclude Passamano, un esempio, che valeva ieri e vale ancora oggi.

Il rettore Tommasetti

Un riferimento di primo piano nella Storia intellettuale“

IL RETTORE TOMMASETTI

Filosofo e Cattedratico prestigioso, già Rettore della nostra Università, “intellettuale rigoroso e raffinato”, come lo ha definito l’onorevole Tino Iannuzzi.“

IL RICORDO DEL RETTORE AURELIO TOMMASETTI

“E’ venuto a mancare il prof. Roberto Racinaro, parte importante della storia dell’Università di Salerno e della cultura meridionale. Docente, uomo di governo e Rettore, ha contribuito alla trasformazione dell’Ateneo in una grande università di livello nazionale. Filosofo, studioso riconosciuto e accademico di fama internazionale ha rappresentato un riferimento di primo piano nella Storia intellettuale dell’Università, di Salerno e del Mezzogiorno.

Filofoso, scrittore e rettore dell’UniSa all’89 al ‘95 LA SCHEDA Il professore Roberto Racinaro si spegne all’età di 70 anni. Intellettuale, filosofo e scrittore, è stato rettore dell’Università di Salerno, dove peraltro ha anche insegnato, per tre mandati: da ottobre del 1987 allo stesso mese del 1989, da novembre del 1989 ad ottobre del 1992 e, infine, da novembre del 1992 a giugno del 1995. In realtà viene eletto anche per il quarto mandato, ma all’epoca è agli arresti per una vicenda di appalti all’ateneo di Fisciano ed è lui stesso a rinunciare all’incarico. Dopo 16 anni viene completamente scagionato da qualsiasi accusa. Il suo impegno si estende anche alla politica in qualità di consigliere regionale della Campania durante la presidenza di Bassolino. Lascia la moglie Annamaria Magini, figli Gaetano, avvocato, e Lidia, psicologa e i fratelli Anna e Nicola.

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