La storia della Georgia nelle sue danze

Scritto da , 8 Dicembre 2019
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Questa sera alle 18 i riflettori del Teatro Verdi si accenderanno sul balletto fondato da Nina Ramishvili e Iliko Sukhishvili, con le antiche danze popolari georgiane,  un repertorio antichissimo e sconosciuto

Al via da questa sera, alle ore 18, la tre giorni dedicate alle danze popolari del Teatro Verdi di Salerno. la città godrà fino al 10 dicembre della presenza nel proprio massimo, domani  alle 21 e martedì alle ore 19, del complesso coreografico fondato da Nina Ramishvili e Iliko Sukhishvili. Tre sono gli aspetti dominanti e inscindibili del Balletto Nazionale della Georgia che si rinnova e si arricchisce di generazione in generazione e che riesce ad incantare e stupire, risultando splendidamente appagante nel ritmo, nell’’ armonia e nella varietà delle immagini. La prima componente, austera e guerresca, è quella degli uomini dal gesto fiero, abili manipolatori di spade e pugnali; la seconda è quella delle dame dalle bellissime vesti, che scivolano sul palcoscenico con estrema eleganza e dolcezza; la terza è quella grossolana, dei mattacchioni e degli acrobati. In tutte le coreografie del complesso si ritrovano, fuse armoniosamente, le basi della danza popolare, dal girotondo al gomitolo. Le danze maschili evocano le qualità del coraggio, del vigore guerriero, della baldanza avventurosa.Tutte le danze di ascendenza bellica, con artistici combattimenti, volteggi di spade e pugnali sono affidate a movimenti di brillante e sorprendente virtuosismo degli uomini: sono loro che strabiliano il pubblico con gli incredibili salti e le faticosissime danze in punta di piedi. Questi intrepidi cavalieri annoverano tra i loro virtuosismi, tipici dei danzatori del Caucaso, proprio l’’andare sulle punte di morbidi stivali (senza il classico rinforzo di “papier maché” o di “colofonia”), un’’ abilità che affonda le sue origini non in un vezzo estetico-stilistico, bensì in una necessità fisica. La tradizione vuole che questo passo, che i georgiani chiamano “tzeruli”, sia nato per ricordare gli scoscesi pendii dei monti del Caucaso che, con i suoi strettissimi sentieri, costringeva gli uomini a camminare sulla punta dei piedi per non precipitare nei burroni. L’’eroe georgiano, di forza invincibile e insuperabili prodezze acrobatiche, risulta capace anche di sottili virtuosismi. Molte danze sono infatti percorse di cortesi finezze: come le danze del corteggiamento, ove la suprema abilità consiste nel non sfiorare mai la donna, o quelle nuziali, in cui anche gli uomini riescono a scivolare magicamente sul terreno al braccio delle loro belle. L’uomo non è meno elegante della donna: danza con la schiena inarcata e, se si tratta di un nobile, si inerpica sulle punte, proprio come le ballerine romantiche, gonfia il petto, ricama disegni con le braccia, ma le sue mani non si vedono: sono coperte dalle maniche a penzoloni per evidenziare la mancanza di contatto. Le danze femminili simboleggiano la sacralità e la regalità. Il movimento delle ballerine, tutto giocato sulla morbidezza delle braccia e delle mani, testimonia che nell’’immaginario più antico del popolo georgiano la donna è una creatura algida e distante, inafferrabile. La Georgia, è sempre stata un’’ isola ortodossa in un mare musulmano e ha quindi, inevitabilmente, assorbito molti elementi delle culture limitrofe, cosicché nelle sue danze, specie in quelle femminili, è possibile cogliere con chiarezza le influenze turca ed araba, fuse con l’elemento culturale originario in una mescolanza davvero singolare ed affascinante. Le ballerine georgiane, tutte di fulgida bellezza, rivelano una formazione classico-accademica, testimoniata dall’’ uso del busto arcuato “à la russe” e dalle braccia di sinuosa mobilità. La prima parte dello spettacolo delinea la storia di questo popolo fiero, le danze di palazzo – i corteggiamenti, le nozze – poi si passa al folklore cittadino di Tbilisi, alle danze degli artigiani e dei venditori ambulanti. La compagnia è famosa, in particolare, per le sue danze di coppia (“Kartuli” e “Lecuri”), per quella lirica delle donne (“Samaia”), per il girotondo “Partza”, per le suites “Adjar” e “Kensur”, nonché per i quadri coreografici della vecchia Tbilisi. Alle danze folckloriche georgiane Ramishvili e Sukhisvili hanno aggiunto quella sportiva “Lelo”, quella maschile “Mkhedruli”, quella contadina “Lazuri”, interpretando con intuizioni personali l’’intera gamma del genere. “Lo spettacolo è veramente un poema coreografico sulla bellezza, la nobiltà ed il talento del popolo georgiano” (“Sovetskaja Kultura”). “Gli splendidi costumi portano la firma di Simon Virsaladze, collaboratore prediletto di Grigorovich e autore del décor dei più celebri balletti del Bolshoj, che è riuscito a riprodurre con filologica vivezza, i tipici costumi delle molte regioni della Georgia.

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