La silenziosa strage degli innocenti: Dipo, giovane clochard, ha perso la vita tra l’indifferenza generale

Scritto da , 5 Ottobre 2019
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di Erika Noschese

Per gli amici era conosciuto come Dipo. Di lui si sa poco e nulla, solo che aveva 41 anni e ormai da diverse settimane stava poco bene. Dipo era un senza fissa dimora, straniero, stazionava tra i portici in via Pietro da Eboli (Trincerone) e Fratte. Di lui non si avevano più notizie da circa 10 giorni. Era malato. Bronchite, riferiscono gli amici. Eppure – per cause ancora da chiarire – il suo cuore ha smesso di battere. Nella giornata di giovedì è giunto presso l’ospedale Ruggi d’Aragona in condizioni disperate, è morto poche ore dopo il ricovero in ospedale. In inverno, spesso era stato ospite presso il dormitorio dei missionari Severiani dove trovava un letto ed un pasto caldo, per affrontare le notti più fredde dell’anno. Tra i primi a notare la sua scomparsa Antonio Bonifacio, direttore dell’Ufficio Migrantes Arcidiocesi Salerno Campagna Acerno che lo ha cercato per circa 10 giorni, fino alla tragica scoperta. Dipo è la terza vittima, in poco tempo: fa parte del triste mondo degli invisibili, quelle persone che vivono per strada, dimenticate da tutto e tutti. Anche dalle istituzioni. Il giovane straniero più volte aveva chiesto aiuto a causa delle sue precarie condizioni di salute: riceveva solo un minimo di assistenza medica presso l’Stp di via Vernieri. Rossano Braca, presidente dell’associazione Venite Libenter ora sta cercando di rintracciare i suoi parenti ma la ricerca non è facile: il 41enne sembra essere privo di documenti che potrebbero aiutare i volontari a rintracciare la sua famiglia. “Dipo era una persona, era un fratello, era un amico molto caro a tutti i volontari dell’Accoglienza dai Missionari Saveriani”, ha scritto sui social Antonio Bonifacio. “Avevamo imparato a volerlo bene per come era, con le sue fragilità che spesso lo portavano a non prendersi cura di sé, con la sua storia fatta di tentativi di sopravvivere, con la sua sensibilità che lo portava a commuoversi per quel che accadeva, per quel che ricordava – ha poi aggiunto il direttore dell’ufficio Migrantes – Oggi lo vogliamo ancora bene e, come già accaduto con altri scomparsi prima di lui ma con i quali abbiamo incrociato le nostre viste, ci mancherà all’apertura del cancello, ci mancherà durante la cena, ci mancherà la mattina, ci mancherà alla sua panchina luogo caro dove sapevamo prima o poi di ritrovarlo”. Intanto, in città si riaccende la polemica: in prossimità dell’inverno, ad oggi, non sembrano esserci strutture idonee ad ospitare i senza fissa dimora. La struttura di via dei Carrari, utilizzata fino allo scorso anno, è stata restituita al Comune e ai volontari della protezione civile comunale locale in quanto non idonea ad ospitare persone per un tempo prolungato. “Siamo al terzo morto tra gli invisibili in una città senza pietas e senza caritas. La Pietas è quel sentimento che uno stato laico deve manifestare verso i suoi cittadini più deboli, mentre la Caritas dovrebbe essere il motore del mondo Cristiano Cattolico. Da noi si fanno solo convegni sulla povertà e si usano fondi per stampare libretti», ha dichiarato il presidente di Venite Libenter.

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