La scuola pugliese di pianoforte

Scritto da , 24 Maggio 2015
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Questa sera, Fabio Di Gennaro e Giuseppe Sterlacci saranno ospiti del cartellone allestito dall’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri

 

Di OLGA CHIEFFI

 Un pianoforte per due pianisti, questa sera all’auditorium “G.Cesarini” di Sapri. Il maggio dell’Associazione “Antonio Vivaldi” continua con due giovani pianisti pugliesi, Fabio Di Gennaro e Giuseppe Sterlacci, entrambi di scuola barese, i quali dalle ore 19,45, animeranno la serata musicale saprese. Fabio Di Gennaro inizierà il suo intervento con La Sonata in fa maggiore n. 38 Hob. XVI/23 di Haydn che fa parte delle Sei Sonate per cembalo che furono composte nel 1773. Nel primo movimento manca l’indicazione di tempo, ma nell’edizione urtext curata da Christa Landon è suggerita l’indicazione Moderato. L’attacco in levare su una figurazione puntata del primo tema immerge il movimento in un clima galante, sebbene non manchino momenti di tensione espressiva, come nel secondo tema, in re minore, che scaturisce direttamente dal primo. Diviso canonicamente in due parti, questo movimento ha figurazioni rapidissime e continui cambi di registro, ma soprattutto è interessante notare come Haydn applichi il principio della variazione ritmica nello schema della forma-sonata. L’Adagio seguente, in fa minore, è anch’esso in due parti ed è costruito sul ritmo cullante della Siciliana. Dopo solo quattro battute, fa il suo ingresso un disteso motivo in la bemolle maggiore, che si alterna al primo anche nella seconda parte del movimento. La Sonata si conclude con il Finale, di nuovo in fa maggiore per il quale Haydn sceglie lo schema consueto del rondò. Anche in questo caso il movimento è in due parti, con la prima che si chiude alla dominante, e la seconda che attacca curiosamente su un accordo di settima diminuita e poi rielabora in maniera molto articolata il tema principale. Il pianista proseguirà con La Ballata op. 47, composta da Chopin nel 1840-41, è un lavoro rivoluzionario in un modo tutto particolare, anche se sfrutta con estrema leggerezza e fantasia le ricerche formali delle precedenti Ballate. Non si può parlare di una vera e propria “forma della ballata” creata da Chopin, ma le quattro Ballate hanno in comune due elementi essenziali: il bitematismo e il metro binario composto. Il bitematismo definisce la drammaticità delle quattro composizioni, il metro binario composto, un po’ cantilenante conferisce al discorso un tono di racconto epico, di canzone di gesta. Seguirà Alborada del Gracioso con cui Maurice Ravel si addentra in ritmiche e atmosfere tipicamente spagnole con una sonorità che vuole richiamare quella della chitarra, prima di chiudere con la Rapsodia Ungherese n°9 di Franz Liszt Il carnevale di Pesth, la cui successione dei tipici movimenti di Lassan e Friska è qui arricchita da numerosi temi intermedi che ben descrivono l’andamento di una festa imprevedibile per i suoi sempre nuovi spunti tematici e per le sue brillanti variazioni. Passaggio di seggiolino a Giuseppe Sterlacci che dedicherà al pubblico saprese le prime due romanze di Robert Schumann op.28, la prima in Si bemolle è uno studio di agilità in forma di scherzo con trio e la seconda in Fa diesis, corrisponde a ciò che si intende una melodia intensamente lirica. A seguire la suite El pelele di Enrique Granados y Campina, che può essere considerata come una sorta di scena lirica in miniatura per pianoforte, ove prevale una scrittura a tratti impressionistica, a tratti pregna di idiomi e stilemi del folklore spagnolo. Ancora Schumann, stavolta dei lieder con due pagine trascritte da Sergio Fiorentino tratte da Myrthen op.25, “Widmung”, un messaggio rivolto a Clara Wieck, il grande amore della vita e “die lotosblume”, prima di chiudere con la seconda rapsodia ungherese evocanti gli uomini forti e rudi e le donne graziose con temi di danza sempre più vorticosi con la sua cadenza sulla Friska di grande livello artistico.

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