La scomparsa di Luigi Crescibene, il gentiluomo dell’arte

Scritto da , 30 marzo 2018

Di Gemma Criscuoli

Un gentiluomo, un amante dell’arte in tutte le sue forme, un docente che ha amato senza remore una professione ormai sempre più impegnativa, uno scrittore capace di empatia e vivida concretezza. Luigi Crescibene, che oggi riposerà nell’amata Ottati, è stato tutto questo, senza mai indulgere alla vanità che troppo spesso caratterizza i sedicenti intellettuali. Il continuo esercizio di questa sua passione che ha preso il via dalla sua giovinezza, quando cominciava a giocare con le parole, gli ha consentito di perfezionarsi ai massimi livelli nell’uso di queste, in particolare nel romanzo e nella novella. Difficile passare in rassegna le sue numerose pubblicazioni. Dopo aver insegnato materie letterarie negli Istituti di istruzione secondaria di secondo grado, è stato saggista, critico artistico e letterario (basterebbe ricordare “La luce nella penombra”, saggio monografico su Tullio Grassi e la sua pittura) e ha indagato l’animo femminile nelle sue contraddizioni e nella sua forza spesso insospettabile in un’ampia produzione. Ne’ “La Strada”, un romanzo che nel 2006 si è aggiudicato il primo premio per la narrativa alla decima edizione del Premio internazionale De Curtis, aveva già portato alla piena maturazione l’analisi profonda e commossa del lungo percorso che ogni essere umano deve compiere per essere finalmente libero di seguire la propria natura. La Flo di “Le stelle di crema”, opera del 2014, esplora tutte le vie del cinismo prima di comprendere che l’anima non è in vendita. La sua capacità di ribellarsi è una risposta forte a un’omologazione non di rado spietata. L’autore è stato sempre affascinato, non a caso, da personaggi femminili ai margini della società o comunque costretti a lottare con ruoli imposti senza tener conto delle loro attitudini. Che si trattasse di un quadro o del desiderio di mettersi alla prova come scrittore, ha dato prova della generosità tipica di chi difende il libero senso critico in ogni contesto. La sua virtù principale, ripetono in coro coloro che lo hanno conosciuto e vi hanno lavorato insieme è la grande onestà intellettuale. In tanti ricordano la sua mente poliedrica, la lungimiranza, il vulcano di idee, il nottambulo, l’animatore di tante iniziative del mondo culturale, il cittadino del mondo, il professore. Molti gli aneddoti raccontati, che lo descrivono come un personaggio sicuramente “sui generis”, dallo sguardo sornione e dagli occhi furbi, ironico, amante della battuta, dall’incedere lento e inconfondibile. Quando chi scrive ebbe l’onore di presentare un suo volume (“Le stelle di crema”, appunto), il professore disse una frase degna di essere ricordata. “Signorina, le parole sono trappole. Le più belle in cui possiamo cadere. Per questo giocare con esse è così affascinante”.

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