La scomparsa del basso Antonio Mazza

Scritto da , 4 Febbraio 2021
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Nel pomeriggio di ieri, ad Ercolano, il giovane, in motocicletta, di soli 31, è rimasto vittima di uno scontro frontale con un furgone. Il ricordo del suo sorriso nelle parole dei suoi colleghi del coro del teatro Verdi di Salerno

 

Di Olga Chieffi

Nel pomeriggio di ieri, la falce affilata e imprevedibile della morte, si è abbattuta sulla giovane vita del basso Antonio Mazza, nativo di Torre del Greco. Il giovane trentunenne, in sella alla sua motocicletta è rimasto vittima di uno scontro frontale con un furgone, in via Sacerdote Benedetto Cozzolino in Ercolano. Le cause dell’incidente sono ancora da accertare e come da prassi si è in attesa dei rilievi della Polizia municipale. Fin qui, la cronaca, che non cede all’emozione, ma dà la notizia ineluttabile della giovane vita spezzata, ma, cambiando “pagina”, non può non affiorare, insistente, sottile e nostalgico di emozioni, colori, profumi, vivificati dall’ascolto di una specie di racconto, un filo di storia breve e pur intenso “pieno”, oggi reso disperato, e insostenibile, per la famiglia e tutti gli amici, dall’agire quieto, incessante e inesorabile, delle grandi leggi di natura, capaci di svelare il segreto di quell’anima senza tradirla, gettandovi soltanto un raggio di luce obliqua. Antonio Mazza lo avevamo conosciuto in teatro, sul palcoscenico del Teatro Verdi. Faceva parte del coro, un basso, che avevamo notato nel ruolo di Monterone, in Rigoletto. In genere i bassi sono alti, incombenti, Monterone, poi, lancia la maledizione, un’entrata simile al Commendatore in Don Giovanni, ma lui racchiudeva una rotonda e potente voce in un corpo normalissimo, e quel “Ch’io parli” lo trasformò, ai nostri occhi, in un gigante. “Voce da basso molto bella e particolare – afferma affranto il tenore Achille Del Giudice – ragazzo simpaticissimo e soprattutto grande imitatore. Ricordo con affetto il mio duetto di Rigoletto e Sparafucile con lui dietro le quinte, tra una pausa e l’altra dell’opera, imitando io molto scherzosamente la cadenza vocale di Bruson e lui con la sua bella voce terminava con un Fa grave meraviglioso sempre! Che Dio lo assuma a tempo indeterminato nel coro degli angeli”. “Sono veramente senza parole – ha commentato Rosalba Loiudice del direttivo del massimo cittadino – Ricordo Antonio con grande affetto anche perché di recente aveva perso il papà ed in varie occasioni, quando ha fatto qualche ruolo da comprimario, sentiva molto la sua mancanza ed ho cercato di stargli vicina. Mai avrei pensato che la sua vita potesse finire così”. “Una grande voce, una grande passione e professionalità in tutto quello che faceva – ricorda Lucrezia Benevento pianista del coro  – Si stava facendo notare anche in altri teatri come corista. A Salerno gli era stata data l’opportunità di mettersi in luce con qualche piccolo ruolo ed aveva fatto molto bene. Credevo molto in lui.  Aveva sempre il sorriso stampato sul volto, nonostante le varie vicissitudini che la vita gli avesse riservato. Mi sento molto fortunata ad averlo conosciuto”. “Antonio era una persona come poche – rivela il soprano Maria Infranzi – nonostante la vita non gli avesse risparmiato grande sofferenza con la scomparsa del suo papà aveva un sorriso per tutti e per qualsiasi evento la vita gli riservasse. Quando facemmo il concerto con il M° Ennio Morricone fu l’unico che riuscì ad ottenere il suo autografo e a stringergli la mano. “Ci sono riuscito – disse Antonio – perché mi ha aiutato mio padre” e conservava quella firma con ardore, quella passione che è solita ritrovare nei bambini davanti ai loro idoli. Antonio metteva questo ardore e questa passione in tutto, sia nella musica che nell’amicizia e talvolta appariva scontroso perché se la prendeva con le ingiustizie del vivere quotidiano. Essere amici di Antonio era saper riconoscere quella sua passione e quell’essere simpaticamente scorbutico perché poi seguiva subito una grossa e grassa risata. Con Antonio non si poteva essere seri. Con Antonio veniva la voglia di prendere la vita a morsi come faceva lui”.

 

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