La protesta degli Studenti: l’ultimatum scade il 10 marzo

Scritto da , 7 marzo 2018

Liceo Caccioppoli si riunisce in assemblea a -4°. “Siamo stanchi di un’ amministrazione sempre più assente

Di ANTONIO NASTA

Gli studenti del liceo scientifico “R.Caccioppoli” di Scafati hanno deciso di astenersi dal normale svolgimento delle lezioni per riunirsi in un’assemblea di istituto straordinaria nel cortile della scuola. Mentre quasi tutti i comuni del salernitano avevano disposto la chiusura delle scuole, causa allerta meteo, i cittadini scafatesi si sono resi conto che, con il comune commissariato, la propria città era stata completamente trascurata dalle amministrazioni. Gli studenti dell’I.T.I. “A. Pacinotti” hanno deciso di restare a casa, ma il vento gelido siberiano è stata la scintilla che ha spinto i liceali a manifestare contro un’amministrazione assente, da ormai troppo tempo, nella scuola. Un’ora prima dell’inizio delle lezioni, fissate abitualmente per 8, 20, i rappresentati degli studenti e dei genitori in Consiglio d’Istituto hanno visitato le diverse sedi, cercando di misurare le temperature all’interno delle aule, sostenendo che, se nella sede centrale di via D. Velleca si raggiungeva l’intervallo di 18°/21° indicato dalla legge 23/1996, nella succursale di via San A. Abate le temperature scendevano al di sotto dei limiti consentiti. Inoltre, le quattro aule che la scuola media “T. Anardi” mette a disposizione del liceo vivono una situazione simile ogni settimana, precisamente il sabato, quando si ritrovano a svolgere le lezioni senza riscaldamenti perché la scuola media applica la settimana corta quindi il sabato l’edificio è vuoto. I rappresentanti hanno dichiarato: “Non abbiamo deciso di non entrare per il freddo ma perché questa disattenzione dell’amministrazione ci ha fatto ricordare tutti gli altri aspetti dei quali la provincia e altri enti statali interessati sembrano dimenticarsi”. Da anni, ormai, il liceo Caccioppoli convive con annosi problemi legati all’edilizia scolastica. Il sovraffollamento ha dislocato le classi in ben tre sedi diverse e distanti sul territorio comunale. Delle tre locations una è un’ex fabbrica di pomodori che non garantisce nessuna sicurezza in caso di emergenza, se si confronta il numero di persone che devono studiare all’interno e la portata dell’unica scalinata a disposizione; inoltre, nel parcheggio adiacente all’edificio dove si svolgono le lezioni la fabbrica continua a produrre tutto l’anno, con macchinari emananti cattivi odori e rumori che , di sicuro disturbano le lezioni. L’altra succursale è costituita da quattro aule che, come su citato, una scuola media ha messo a disposizione del liceo; se apparentemente può sembrare una soluzione efficiente, gli studenti si lamentano da due anni perché si ritrovano completamente isolati sia dall’ambiente liceale che da quello della scuola media. Nella sede centrale, invece, il sovraffollamento lo si può notare vedendo aule arrangiate in ex laboratori, biblioteche o uffici di segreteria. Al secondo piano, inoltre, da circa tre mesi c’è un’infiltrazione che rende inagibili ben due aule, nelle quali si continuano a svolgere le lezioni, evitando di passare per la zona pericolosa dove è stato posto un secchio a raccogliere l’acqua piovana che gocciola dal soffitto. Dopo tre mesi di esortazioni la provincia è ancora negligente nella risoluzione di questo danno strutturale, economicamente microscopico rispetto agli altri. In secondo piano passano i problemi comuni a tutte le scuole della Penisola quali porte rotte nei bagni e nelle aule o la mancanza di una palestra. Nessuno studente ha ostacolato lo svolgimento delle lezioni, tanto che alcune decine di persone sono entrate in classe perché avevano programmato delle verifiche. Più di 500 studenti hanno invece aspettato i propri compagni delle due succursali (nelle quali le temperature non permettevano di fare lezione) e sono entrati, con il permesso del dirigente scolastico, nel cortile dell’edificio alle 09:00 circa per svolgere un’assemblea straordinaria a -4°. L’assemblea, durata circa un’ora e mezza, ha permesso agli studenti di confrontarsi tra di loro e con i rappresentanti che hanno eletto. Nessun coro da manifestazione di piazza e nessuno striscione, solo un megafono che permetteva di farsi sentire da circa 500 persone. “Abbiamo deciso di non far entrare gli studenti nell’edificio perché si sarebbe creato un momento di tensione di cui non avevamo bisogno” hanno sostenuto i rappresentanti degli studenti. Infatti, la scuola aveva avvertito che nel caso i dimostranti fossero entrati all’interno a manifestare, sarebbero state allertate le forze dell’ordine. “Pensiamo che i problemi siano stati ben recepiti dai professori, dal preside e anche dai genitori. Come detto in assemblea, faremo la richiesta scritta per i due incontri con commissario e provincia e daremo fino a sabato 10 marzo di tempo per l’incontro, dopodiché si andrà allo scontro. Questa è stata una decisione condivisa col preside e con il presidente di consiglio d’istituto nonché dal rappresentante dei genitori, che proprio per sabato 10 marzo ha indetto una riunione di comitato con tutti i rappresentanti di classe dei genitori”. I portavoce del Caccioppoli hanno avvertito che la giornata del 28 febbraio è stata solo l’inizio di una lotta, possibilmente diplomatica, con le istituzioni al fine di riottenere e far rispettare tutti i diritti degli studenti italiani. “I ragazzi sono molto arrabbiati, si deve smettere di fare i politicanti e incominciare a fare politica”. Non sono mancati gli studenti contrari all’accaduto, come il presidente del comitato studentesco che ha commentato: “Le temperature in centrale erano regolari e non c’erano problemi di viabilità. È stato inutile non entrare, io infatti sono entrato. Di questi temi bisognava occuparsene ma in un altro momento”. Dopo l’assemblea i ragazzi stremati dal freddo sono tornati a casa con la speranza di non aver solo perso un giorno di lezione.

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