La preside Ruffolo: a Pollica in difesa delle tradizioni e della bellezza

Scritto da , 11 Novembre 2021
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di Monica De Santis

La dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Pollica, ha voluto che tutti i suoi allievi partecipassero alle celebrazioni del 4 novembre, affinchè l’essenza di questa tradizione venga trasmessa alle future generazioni

Dalla parola latina schola, deriva la parola scuola ovvero quell’istituzione destinata all’educazione e all’istruzione di studenti e allievi sotto la guida di varie tipologie di figure professionali appartenenti al settore dei lavoratori della conoscenza. Un’istituzione destinata all’educazione delle generazioni future, un’educazione che si fonda sulle nostre radici, le nostre origini, la nostra storia. Proprio da questo concetto base, per alcuni elementare, che si sviluppa il piano educativo dell’Istituto Comprensivo di Pollica, la cui dirigente scolastica Daniela Ruffolo ha voluto che tutti i suoi allievi partecipassero alle celebrazioni del 4 novembre, con l’esecuzione del Silenzio d’ordinanza, durante la deposizione della corona di fiori ai caduti di tutte le guerre, alla giovanissima trombettista, Rosanna Ciongoli, allieva del M° Vincenzo Toriello, alla presenza del sindaco della Perla del Cilento Stefano Pisani e delle diverse autorità. “Un’iniziativa legata al fatto di recuperare le nostre radici e la nostra memoria, che è una memoria, ovviamente legata al territorio e, quindi, alle tradizioni di Pollica e del Cilento e alla cultura millenaria, ma anche la storia fatta di uomini e quindi che hanno scritto la storia attraverso le vicende vissute dai figli di questa terra che hanno perso la vita per dare a noi generazioni future, la democrazia, la pace e la libertà, ma in particolare per trasmetterci il concetto di Patria. La tradizione di queste celebrazioni, che hanno sempre avuto un senso per i nostri nonni ed i nostri genitori, oggi deve essere trasmessa ai nostri ragazzi, dando il valore che meritano, altrimenti rischiamo di perderle. Quindi, la memoria ha da essere rinverdita ogni giorno, affinchè si possa attuare il motto ciceroniano “Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis”. Ecco perchè abbiamo unito insieme la musica, legata all’importanza dell’indirizzo musicale nella nostra scuola dove ci sono anche strumenti musicali non molto frequentati. Nel nostro istituto abbiamo la cattedra di fagotto che è rarissima, ma che è legata a quella tradizione di strumenti a fiato che è proprio della Campania e del Cilento, unendola ad una celebrazione importante come quella del 4 novembre, in memoria della Grande Guerra e del sacrificio di tante persone. Abbiamo partecipato con grande orgoglio perchè credo che il compito della scuola sia anche quello di formare una cittadinanza consapevole del sacrificio dei nostri padri e dei valori che vanno assolutamente difesi a spada tratta. Ecco abbiamo partecipato con un momento musicale, con questa nostra allieva che si è esibita non senza difficoltà, dopo due anni di lockdown, poiché non è facile esercitarsi e apprendere ‘senza docente accanto”. Ha parlato del lockdown, ora si è tornati in presenza, ma quali sono ancora le difficoltà nello gestire una scuola? “Gestire una scuola adesso non è facile, non è mai stato facile ma da due anni a questa parte è diventato ancora più difficile. Basti solo pensare che noi dirigenti scolastici adesso siamo stati anche chiamati a rivestire il ruolo di controllori, a prendere decisioni che a volte non spettano neanche a noi, perchè dobbiamo essere in continua sinergia anche con le Asl e con i medici di riferimento e valutare giorno per giorno le situazioni. A scuola siamo blindatissimi per quanto riguarda la sicurezza e il rispetto delle regole”. La difficoltà maggiore? “La difficoltà maggiore è quella che hanno avuto i ragazzi. C’era bisogno di tornare a scuola e di un ritorno alla socializzazione. Bisogno fortissimo per il Cilento e lo posso dire anche per l’altra scuola che dirigo in pianta stabile a Giffoni, dove vedo in questi due plessi bambini che desiderano stare a scuola. Forse, adesso stiamo assistendo ad una rivalutazione importante della scuola quale istituzione, finalmente la società civile ha capito la sua vera importanza, quanto essa sia essenziale e quanto vada difesa, poichè i nostri ragazzi hanno bisogno di fare comunità, di fare squadra”. Avete registrato casi Covid? “Al momento qui a Pollica non ci sono casi, siamo sereni e cerchiamo di difendere a spada tratta questa nostra bolla e raccontiamo ai ragazzi di rispettare le regole anche fuori dalla scuola, altrimenti sembra che il Covid sia solo qui, ed invece non è così”. Intanto state recuperando il rapporto con il territorio? “Si, le sollecitazioni sono quelle di fare didattica all’aperto e noi fortunatamente, godendo di un clima favorevole e di un territorio bellissimo, stiamo sfruttando gli spazi aperti. Didattica all’aperto, che devo dire la verità, già applicavamo prima del Covid, perchè noi crediamo molto nel territorio che insegna in tutte le sue forme, con gli insediamenti urbani, umani, rurali con la natura e il mare e che, in qualche modo, lenisce delle ferite profonde, che sono psicologiche adesso nei nostri piccoli, perchè il lockdown ha fatto danni molto forti a livello psichico e il ritorno alla natura in questo può davvero aiutare molto”.

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