La nostra Repubblica figlia dei Greci

Scritto da , 3 Giugno 2020
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La repubblica è una forma di governo nata ai tempi dell’antica Grecia, nella polis di Atene, e che da sempre ha visto protagonista il potere del popolo. Nel corso dei millenni l’idea di «sovranità del popolo» ha avuto un consenso sempre maggiore da parte di più Stati: oggi, difatti, la repubblica può essere definita una delle forme di governo più popolari. Il nostro Paese, visto da sempre come terra di conquista per gli Stati europei più potenti, ha conosciuto nel 1861 l’unificazione sotto il Regno d’Italia. Da quel momento tutti gli abitanti della penisola sono stati riconosciuti come «Italiani». L’unificazione, tuttavia, non ha portato a una libertà politica degli Italiani: per ben 85 anni, difatti, il popolo italiano è stato  guidato  da una monarchia prima (fino al 1925) e dalla dittatura fascista poi (fino al 1943-45). A seguito di quest’ultima  vi fu la rivolta di diversi movimenti politici che si opposero alle mire politiche di Mussolini, dando vita alla Resistenza italiana che contribuì in seguito  alla costruzione della repubblica il 2 giugno 1946. Alla base della nuova Repubblica Italiana vi erano alcuni ideali che rappresentavano i principi della democrazia: la libertà e l’uguaglianza. Per la prima volta nella storia il popolo del Bel Paese era a capo del proprio governo e non sottostava più a nessun tipo di monarca o dittatore. Tutti i cittadini erano uguali e non vi erano più distinzioni di classi sociali. In poche parole da quel momento la legge italiana si mostrava eguale per tutto il popolo italiano e oggi ho deciso di soffermarmi proprio su tale tema. Spesso ci chiediamo se davvero nella nostra Repubblica tutti i cittadini siano uguali dinanzi alla legge, poiché nel corso del tempo si sono registrate diverse contestazioni  sull’ineguaglianza che tangibilmente si ravvisa nella quotidianità. Personalmente penso che le disuguaglianze in Italia esistano e siano oggettive; incidono nella realtà di tutti i giorni e, checché se ne voglia dire, fanno parte della nostra normalità.  Da sempre sentiamo parlare di un «nord » più ricco e di un «sud » più povero, nonostante la forza lavoro di cui quest’ultimo disponga non sia  inferiore al primo, o di un «nord » più civilizzato e organizzato, dove l’emancipazione femminile è una realtà, di fronte a un «sud » ancorato a tradizioni ataviche e patriarcali: tutti luoghi comuni che danno vita a pregiudizi di ogni tipo. A questo punto, l’unica domanda che sorge spontanea  è: «Perché?». Bella domanda. Personalmente credo che la colpa sia proprio di noi cittadini. Sì, proprio così.  Se la repubblica è una forma di governo basata sul potere politico del popolo, siamo noi, dunque,  ad aver esercitato male il diritto al potere. Purtroppo, da che il  mondo è  mondo,  è sempre esistito sia il bene che il male, quindi oltre a chi crede fermamente nello sviluppo del Paese attraverso il rispetto delle norme c’è anche chi in ogni modo cerca di trarne dei benefici a proprio favore, trascurando le leggi e ponendo in secondo piano quello che è il bene pubblico. Il nostro errore, dunque, sta nella scelta operata durante le elezioni dei nostri rappresentanti al governo.  Un problema, a parer mio, cui è possibile rimediare. È innanzitutto indispensabile approcciare il cittadino italiano sin da bambino allo studio dell’educazione civica: solo conoscendo e facendo propri i principi e le norme della Nostra comunità  sarà  possibile costruire uno Stato solido e rispettoso della legge per lo sviluppo comune. Inoltre attraverso uno studio adeguato della nostra Costituzione durante le elezioni si corre rischio minore di eleggere figure non idonee. Il segreto, dunque, sta nel conoscere la nostra Repubblica fino in fondo; così facendo sarà possibile cambiare in meglio la nostra situazione attuale, caratterizzata da una triste realtà di disuguaglianze in uno Stato dove la legge è uguale per tutti solo in teoria.

Michele De Prisco 4Al

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