“La mia candidatura? Una chiamata, è una sorta di vocazione”

Scritto da , 4 Settembre 2020
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“Il giorno in cui è nata mia nipote Ginevra, che oggi ha quasi due anni, era anche il compleanno dell’associazione femminista Rising di Roma in cui ho militato mentre cercavo di occuparmi di tematiche per il contrasto alla violenza di genere fra il Lazio e la Campania. Quello stesso giorno, mentre attendevo la notizia dall’ospedale, un’altra associazione nel salernitano comunicava la richiesta della presenza per un convegno che appunto affrontasse il tema della giornata internazionale il 25 novembre. Così ebbi come una sorta di illuminazione. Stavo accogliendo mia nipote con un dono di una portata inimmaginabile, che avrei voluto per mia sorella, mia madre, mia nonna e tutte le donne che conosco: la prospettiva di una realtà tutelata. Le strade sicure le fanno le donne che le attraversanoUno degli slogan della militanza femminista. Questa candidatura assimila particolarmente questo percorso, ma ha radici profondissime. Tutto deve all’ordine delle suore del Sacro Cuore di Maria Bambina, dedicate a Suor Vincenza Gerosa, presenti nel mio paese d’origine già dalla fine degli anni 70″. Parole fatte di entusiasmo e passione quelle pronunciate da Olga Robertazzi, 35 anni di San Gregorio Magno candidata per la prima volta alle elezioni regionali per la Lista “Più Campania in Europa” a sostegno di Vincenzo De Luca presidente per la circoscrizione salernitana. Una sfida che viene affrontata con ottimismo ma nello stesso tempo con attenzione, dal momento che si tratta della prima volta per una giovane spinta dall’amore per la comunità e per il territorio di appartenenza. Entusiasmo e amore per il territorio e la sua comunità, sono sentimenti che nascono già da lontano? “Ho appreso dall’ordine delle suore del Sacro Cuore di Maria Bambina la loro dedizione per il prossimo, la casa in cui abitavo confinava con la loro dimora post terremoto e vivevo gomito a gomito con la loro missione. Siate madri, sorelle, amiche, figlie con gli altri- questo messaggio mi segna a tal punto da non riuscire a sottrarmi dalle orme dell’associazionismo una volta terminata la scuola secondaria. A 14 anni, grazie anche all’aiuto del parroco, volato al creato proprio durante la chiusura totale per il Covid19, mi occupo del giornalino parrocchiale e di mettere su un gruppetto di amici motivati a gestire l’oratorio per i più piccoli e gli anziani, attivando diversi laboratori, comprendendo musica e teatro. Da allora non mi sono mai fermata. La lista in cui sono candidata per questa tornata elettorale regionale, Più Campania in Europa, con De Luca Presidente 2020 ha questa particolarità: ha incluso tutte persone dal comune linguaggio dell’associazionismo, caratteristica che ha concesso quasi naturalezza alla mia scelta. Sono alla prima esperienza di candidatura e posso attingere dagli esempi dei politici che ho potuto seguire negli anni di attivismo locale e nazionale”. La sua candidatura nasce anche dalla sua formazione ed esperienze passate? “Ho una formazione classica, conseguita al Liceo E.Perito di Eboli, una prima laurea in Scienze e Psicologiche per la Persona e la Comunità, conseguita a Caserta e dopo diversi anni di formazione esclusiva sul campo del contrasto alla violenza di genere nei centri, sportelli e associazioni coinvolte in rete nazionali e Internazionali, ho spostato lo studio in corso della magistrale da L’Aquila, di nuovo a Caserta per lavorare appunto in regione Campania, in particolare nella provincia di Salerno, circoscrizione a cui faccio capo. Scelta dettata da un richiamo quasi vocazionale. In diverse circostanze, quando nei tavoli di organizzazione dei piani nazionali mi veniva fatto presente che dalla Campania ci fosse poca partecipazione, nasceva in me un sentimento di colpa, come di qualcosa che avrei dovuto fare e che stavo evitando. Grazie alla chiamata in campo nello staff di programma per la candidatura di un bravissimo politico locale, attualmente sindaco, colsi l'occasione di rientrare e provare a lanciare il messaggio del lavoro di Rete, con tutto il bagaglio che la militanza associazionistica transculturale mi aveva consegnato, anche servendomi dell’esperienza di lavoro come Europrogettista: associazioni ambientaliste e animaliste, sindacati, difficoltà e disagi motorie e psichiatriche, lotta alle mafie, immigrazione e tratta, malati oncologici… In breve, come un’interpretazione fatalista, è questa la struttura che regge l’edificio di questa candidatura. Una vocazione, la chiamata. Il cocandidato con cui sto egregiamente lavorando, il professor Francesco Iandiorio, quando me la propose, quasi se ne fece uno scrupolo o meglio, io ho pensato di intuirlo così. Conosce molto bene le attività e le tematiche di cui mi occupo, anche perché per molti versi gli appartengono. Porto in questo programma, per provare a riassumerlo, l’ecofemminismo”. Cos’è l’ecofemminismo? “L’ecofemminismo è un movimento che si prefigge di evidenziare l’esistenza di un terreno comune tra ambientalismo, animalismo e femminismo. L’ecofemminismo sostiene l’esistenza di un parallelo tra la subordinazione delle donne e il degrado della natura, sulla base della teoria che esistano gerarchie ideologiche che permettono una giustificazione sistematica da parte della società, del dominio perpetrato da soggetti classificati in categorie di rango superiore, sui soggetti classificati in categorie di rango inferiore (per esempio: dell’uomo sulla donna, della cultura sulla natura, del bianco sul nero). Si propone di indagare le intersezioni tra sessismo, il dominio sulla natura, il razzismo, lo specismo, come le altre caratteristiche di disuguaglianza sociale, alla base anche dello sfruttamento. Partendo da questo movimento, cerchiamo di raggiungere le diverse fasce di età e di affrontare gli ostacoli interposti fra l’ambiente e la persona, in quest’ottica”. Come definirebbe questa sua esperienza? “Ho definito questa esperienza come un riscatto dal familismo amorale con cui Banfield dipinse +Found e su cui porremo un’attenzione certosina con una presenza incessante. Per ora impegnarmi per la riapertura in sicurezza di scuola e centri polifunzionali, hanno carattere di urgenza adesso”.

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