La maxi inchiesta sull’ex sindaco di Eboli , tra archiviazioni e nuovi spunti

Scritto da , 8 Agosto 2022
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di PEPPE RINALDI

Un passo avanti e tre indietro. Poi uno più in alto e l’altro verso il basso. Ancora, due di lato e tre di sopra. Per finire al punto di partenza con la gamba destra al posto di quella sinistra, incrociate fino rendere l’organismo immobile. Delirio allucinatorio da temperature africane? Tutto può essere, ma leggere il “nuovo” atto della maxi inchiesta della procura di Salerno sui rapporti tra camorra, imprenditoria e politica ebolitane aumenta la percezione del calore e, soprattutto, dell’umidità. L’atto nuovo, per così dire, dell’ufficio inquirente smentirebbe l’ipotesi, qui formulata in alcuni articoli, di uno stallo non solo procedurale ma, forse, sostanziale: richiesta d’archiviazione per alcuni, riformulazione di altri fascicoli per altri, una miriade di atti e “sotto-atti” che separano, smembrano, vivisezionano decine e decine di posizioni, incardinamento di ulteriori indagini a carico di frange di indagati e spappolamento della posizione per altre. Insomma, un guazzabuglio giudiziario di non agevole ricostruzione. E comprensione.

L’atto visionato da Le Cronache offre una verità parziale perché dopo una faticosa ricerca è emerso esso soltanto, in attesa di conoscere il successivo che completerebbe il quadro: vale a dire la risposta del gip alla richiesta del pubblico ministero, terreno questo molto scivoloso per chi abbia contezza minima del funzionamento della giustizia. Se e quando questo giornale ne verrà in possesso se ne renderà il dovuto conto.

Ma vediamo di ricapitolare la vicenda tentando di volgarizzare i contenuti di un labirinto edificato quattro anni fa e, probabilmente, disegnato da una pubblica accusa in base alla propria sensibilità professionale. Stiamo parlando della gestione istituzionale dell’ex sindaco Massimo Cariello, già qui definito come una sorta di grillino ante litteram per le tipiche caratteristiche culturali, amministrative e di scelta del parco collaboratori, all’interno delle quali andava ad incastrarsi una scia di piccolo affarismo parcellizzato che, mattone dopo mattone, ha innalzato una cattedrale i cui ingressi si sono dimostrati permeabili a qualunque cosa. Lasciamo da parte le vicende che lo hanno condotto in gattabuia per circa un anno all’esito delle quali l’ex sindaco di Eboli si trova sulla groppa almeno un lustro di pena, per ora: esse appaiono infinitamente meno gravi delle ipotesi di reato su cui la magistratura salernitana sta (stava?) lavorando da almeno quattro anni. Andare a casa di un noto boss di camorra per gli auguri di Natale, darsi da fare per rendere agevoli certi servizi comunali presso il luogo di residenza del boss stesso, mediare con un ex militare notoriamente portatore di quegli interessi, consentire a noti prestanome di camorristi l’esercizio di attività e ingressi a piacimento nella casa comunale, questo e molto altro non sembra sia stato sufficiente per quel pezzo di procura a regolarsi di conseguenza, almeno al pari di casi analoghi e meno allarmanti. Garantismo dell’ufficio inquirente? A parte l’ossimoro strutturale, tutto resta difficile da comprendere e tutto può essere, non è il cronista a deciderle queste cose dovendosi limitare ai fatti e alla loro relativa analisi. E questi indicano come incomprensibile, dopo il meticoloso accertamento dei carabinieri incaricati, la paralisi statale di fronte alla posizione, tra altre, di un imprenditore molto legato all’ex sindaco e con interessi semi-diretti in politica (nel Pd, ca va sans dire) scoperto dagli inquirenti in rapporti ravvicinati con personaggi della mala locale e con altre figure di provenienza “estera” impegnate nel rastrellamento di una serie di immobili in città. Questo imprenditore e un ex assessore poi, sono stati intercettati dai carabinieri mentre si spartivano soldi (così dicono i militari nell’informativa finale del giugno 2020) incassati a valle di relazioni opache nel contesto dello smaltimento dei rifiuti o roba del genere. L’elenco è lungo, i nomi sono tanti e, oggi, si apprende che l’indagine è stata spezzettata in tre parti: per un gruppo c’è la richiesta di archiviazione, per un altro la composizione di un nuovo fascicolo e per un altro ancora vale la prosecuzione dell’indagine madre. Insomma, un pot-pourri che, si direbbe, inquieta più per le modalità di gestione di materiale tanto incandescente che non per il merito del contesto e dei fatti specifici: come a dire, non è la camorra nel Palazzo a preoccupare quanto piuttosto la risposta a questa ipotesi da parte degli organi preposti alla funzione. A meno che i carabinieri, in questo caso, non abbiano avuto le traveggole o i magistrati abbiano letto carte diverse. Certo, molte variabili “politiche” hanno inciso in questa vicenda e l’invito ai protagonisti a recarsi presso un qualsiasi santuario come atto di ringraziamento per gli esiti non traumatici non sembra peregrina come provocazione visto ciò che accade altrove in presenza di elementi indiziari meno gravi. Oggi l’ex sindaco è “raccontato” un po’ da tutti come organico al Partito Democratico, il suo cerchietto magico pure, accanto a un leader locale del partito incarnato dal fratello di un magistrato salernitano importante, serio e preparato. Stavano insieme al governo della città, starebbero ora di nuovo insieme in attesa di momenti migliori. Simul stabunt simul (non) cadent.

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