La longa manus della camorra sul nostro commercio: «Salerno non è un’isola felice»

Scritto da , 7 Marzo 2013
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Nessuna sorpresa ma solo la conferma, amara, di una tendenza che desta allarme e preoccupazione. I presidenti delle associazioni di categoria del commercio sposano in pieno la linea della Direzione Nazionale Antimafia: a Salerno il rischio dell’infiltrazione malavitosa e l’appetibilità di un territorio in forte crisi per il riciclaggio di proventi illeciti sono fatti concreti. 
«Per me non è una sorpresa – sottolinea senza tentennamenti Guido Arzano, presidente di Confcommercio Provincia di Salerno e numero uno della Camera di Commercio – perché da parecchio tempo lancio segnali su questo tipo di allarme. Salerno non è un’isola felice, mettiamocelo bene in testa. Ho denunciato più volte il fatto che basta una lettura attenta di alcuni dati congiunturali per comprendere ed evidenziare la presenza marcata del business dell’usura nel nostro territorio. Non solo, è da tempo che in prima persona sottolineo e denuncio la presenza di attività di investimento molto forti che inevitabilmente ti portano a sospettare ipotesi di riciclaggio ma questi appelli, devo dire, sono rimasti inascoltati».

Terreno fertile
«C’è crisi, ci sono problemi sociali e la malavita trova terreno fertile per insediarsi», fa eco Angelo Marinari, presidente di Confesercenti Salerno. «Sono sulla linea del presidente Arzano: non pensiamo più a Salerno come ad un territorio che possa godere del primato di isola felice o di “terra vergine”. Da anni la malavita sfrutta le attività commerciali in difficoltà per riciclare i proventi illeciti e da sempre cerca di insediarsi laddove c’è la possibilità di portare avanti grandi operazioni. Il commercio, il franchising e i grandi marchi consentono alle organizzazioni criminali di procedere all’apertura facile di nuove attività commerciali, sorrette dalla semplificazione burocratica della Legge Bersani e dal Decreto Monti, che permette l’apertura ad horas di attività pur senza possedere i requisiti. L’infiltrazione, però, non va ricercata solo nel commercio, nelle attività in crisi o in quelle da aprire ex novo: pensiamo all’edilizia, alla possibilità di inserirsi in progettazioni urbanistiche e di sfruttare le opportunità di investire in zone apparentemente “fuori mercato”. E’ proprio lì che la criminalità organizzata riesce ad intervenire meglio, se ne ha la possibilità, sfruttando “cattedrali nel deserto” per riciclare il denaro».

Non solo commercio
Marinari punta i riflettori non solo sul piccolo commercio, quindi, e sulle attività in difficoltà facilmente “adescabili” da un guadagno facile ed immediato. La nuova frontiera, quella sulla quale bisogna aumentare la soglia di attenzione, è quella della grande distribuzione.
«L’edificazione di centri commerciali – spiega il presidente di Confesercenti – che ricadono in zone dove c’è bassissima potenzialità economica e un livello minimo di occupabilità è quantomeno inspiegabile. Registriamo spesso investimenti in zone dove non ci potrà mai essere un ritorno». 
Un punto, questo, sul quale anche Arzano mette in evidenza le proprie perplessità.
«Numeri alla mano – spiega il presidente della Camera di Commercio di Salerno – in questo momento dovremmo assistere ad una fase di regresso delle attività commerciali. La crisi dovrebbe bloccare gli investimenti eppure grossi impieghi di capitali vengono fatti nella nostra provincia in termini di attività commerciali: pur volendo restare ingenui qualche dubbio sulla tempistica di certe operazioni sorge. C’è una tendenza negativa eppure si registrano investimenti».

Calo dell’attenzione
«La sensazione e il timore ci sono sempre stati», commenta Matteo Caputo, coordinatore cittadino della Cidec. «Salerno – spiega – ha avuto un periodo di salvaguardia territoriale ma ho la sensazione che ora l’attenzione sia calata. Il rischio di infiltrazioni c’è ed è altissimo, basta consultare i dati della Camera di Commercio sui fallimenti e sui protesti. Siamo di fronte ad un autentico disastro e la carenza di domanda per gli acquisti fa il resto. Quello che dice la Dna non può essere preso sottogamba. Chi meglio di loro può denunciare questo tipo di rischio? Quello che sconcerta, indubbiamente, è che in questo periodo di forte recessione tutte le attività sono ad alto rischio e quindi bisogna mantenere l’attenzione su tutti i fronti: gli imprenditori sono in difficoltà e possono essere abbagliati da offerte vantaggiose. Abbiamo bisogno di uno Stato che salvaguardi gli imprenditori e li metta al sicuro da questo tipo di rischi».
«Non mi sostituisco – aggiunge Guido Arzano – a chi fa questo tipo di mestiere: credo, e lo dico anche da presidente della Camera di Commercio, attraverso la quale abbiamo voluto dare alle forze dell’ordine tutti gli strumenti per individuare potenziali crimini di tipo economico, che ci siano le condizioni perché l’attività di monitoraggio e controllo venga ampliata e fortificata alla luce dei dati che la Dna riscontra e denuncia per il nostro territorio».

Non abbassare la guardia
«In questi momenti di forte crisi economica e sociale – aggiunge Angelo Marinari – l’invito alle forze dell’ordine e a tutti noi, impegnati quotidianamente su piazza, è di non abbassare mai la guardia. Bisogna controllare sempre di più il territorio. Il sorgere di grandi marchi, la materializzazione di grandi investimenti in zone dove numeri alla mano cresce in modo incontrollabile il precariato, la disoccupazione e dove le fabbriche chiudono non può essere presa sottogamba. Bisogna anche fare attenzione – conclude il presidente di Confesercenti – ad un altro business: la malavita ha messo le mani sull’intera filiera, dalla realizzazione, all’apertura, alla successiva vendita di un bene. E’ anche su questo che bisogna mantenere altissima la concentrazione».

 

7 marzo 2013

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